Saif Gheddafi ucciso in Libia in scontri tra milizie, era l’erede del raìs
di Gianluca Di FeoDi sicuro c’è soltanto che è stato ucciso. Ma le versioni sulla morte di Saif al-Islam Gheddafi restano confuse, come spesso accade in Libia. Alcune fonti parlano di un’esecuzione messa a segno da un commando di quattro sicari; altre danno una connotazione politica e dicono che è stato ammazzato durante gli scontri con la Brigata 444, i pretoriani del premier di Tripoli. Sul terreno è rimasto il corpo del figlio secondogenito del rais Mummar Gheddafi, che però appariva al primo posto tra i candidati alla sua successione.
Nato 54 anni fa, è stato formato tra le università libiche e il master alla London School of Economics; godendosi il lusso di feste a Saint Tropez e Monaco dove si presentava con due cuccioli di tigre bianca. Ha sempre avuto una passione per i media, controllando i network statali e fondando tra l’altro una televisione, poi chiusa dal padre che ne criticava i programmi troppo progressisti. Rivendicava di essere più riformista del genitore, ma è stato sempre al suo fi…
Di sicuro c’è soltanto che è stato ucciso. Ma le versioni sulla morte di Saif al-Islam Gheddafi restano confuse, come spesso accade in Libia. Alcune fonti parlano di un’esecuzione messa a segno da un commando di quattro sicari; altre danno una connotazione politica e dicono che è stato ammazzato durante gli scontri con la Brigata 444, i pretoriani del premier di Tripoli. Sul terreno è rimasto il corpo del figlio secondogenito del rais Mummar Gheddafi, che però appariva al primo posto tra i candidati alla sua successione.
Nato 54 anni fa, è stato formato tra le università libiche e il master alla London School of Economics; godendosi il lusso di feste a Saint Tropez e Monaco dove si presentava con due cuccioli di tigre bianca. Ha sempre avuto una passione per i media, controllando i network statali e fondando tra l’altro una televisione, poi chiusa dal padre che ne criticava i programmi troppo progressisti. Rivendicava di essere più riformista del genitore, ma è stato sempre al suo fianco tanto da spingere la Corte Penale Internazionale a emettere un ordine d’arresto contro di lui per crimini contro l’umanità.
E’ stato accanto al rais anche dopo lo scoppio della rivolta democratica del 2011. Quando il padre è stato ucciso, ha cercato di proseguire la lotta mobilitando le tribù più vicine al regime. Ai ribelli ha lanciato un messaggio: “Io vi dico: andate all’inferno, voi e la Nato dietro di voi. Questo è il nostro Paese, noi ci viviamo, ci moriamo e stiamo continuando a combattere”. Viene però catturato al confine con il Niger, con una ferita alla mano, e rinchiuso in un carcere di Zintan, una delle comunità più determinate nella lotta contro la dittatura.
La magistratura di Tripoli ha aperto un processo contro di lui per genocidio, condannandolo a morte nel 2015. Ma la sentenza non viene eseguita perché le autorità di Zintan non riconoscono quelle della capitale e l’anno dopo lo rimettono in libertà, accogliendo un’amnistia generale concessa dal parlamento di Tobruk. Saif al-Islam Gheddafi in questa fase si muove soprattutto nella regione orientale, quella che obbedisce al maresciallo Haftar, l’antico luogotenente di suo padre poi emigrato negli Stati Uniti. Nel 2021 concede una lunga intervista al New York Times Magazine, in cui manifesta la volontà di candidarsi alla presidenza: “Sono stato lontano dal popolo per dieci anni. Devi tornare lentamente, lentamente. Come in uno striptease. Devi giocare un po’ con le loro menti”.
Da allora ogni tanto è tornato ad essere accreditato come una figura in grado di riunificare il Paese. Un’ipotesi che sembra non dispiacesse al Cremlino e che potrebbe essere sostenuta anche da Haftar. Lui si era stabilito a Zintan, contando sulla protezione degli ex carcerieri. Ma non è bastata per salvarlo dai killer.