Le forze governative siriane del presidente Ahmad al-Sharaa sono entrate a Hasakah, il bastione dell’autonomia curda, e nelle prossime ore saranno anche a Kobane. Sono arrivate senza sparare o combattere, in base all’accordo firmato venerdì con le milizie curde, che hanno sconfitto l’Isis e che da anni controllano una fetta consistente del nord e del nord-est della Siria, compresa l’area dove ci sono diversi pozzi di petrolio.
I giornalisti locali riferiscono di aver visto ieri mattina una colonna di blindati e veicoli delle forze di sicurezza di Damasco attraversare il posto di blocco principale alle porte della città: le guardie curde del checkpoint — uomini e donne — erano schierate ai due lati della strada con le armi in mano e non hanno opposto resistenza, mentre gli abitanti arabi di Hasakah si sono radunati ai bordi della strada e sventolavano la bandiera siriana.
Con il dispiegamento nel…
Le forze governative siriane del presidente Ahmad al-Sharaa sono entrate a Hasakah, il bastione dell’autonomia curda, e nelle prossime ore saranno anche a Kobane. Sono arrivate senza sparare o combattere, in base all’accordo firmato venerdì con le milizie curde, che hanno sconfitto l’Isis e che da anni controllano una fetta consistente del nord e del nord-est della Siria, compresa l’area dove ci sono diversi pozzi di petrolio.
I giornalisti locali riferiscono di aver visto ieri mattina una colonna di blindati e veicoli delle forze di sicurezza di Damasco attraversare il posto di blocco principale alle porte della città: le guardie curde del checkpoint — uomini e donne — erano schierate ai due lati della strada con le armi in mano e non hanno opposto resistenza, mentre gli abitanti arabi di Hasakah si sono radunati ai bordi della strada e sventolavano la bandiera siriana.
Con il dispiegamento nella zona autonoma curda, l’ex qaedista al-Sharaa, che nel dicembre 2024, quando si faceva chiamare al-Jolani e guidava i ribelli sunniti di Hayat Tharir al-Sham, ha rovesciato il cinquantennale regime baathista degli Assad marciando su Damasco e poi assumendo la carica presidenziale, controlla tutto il territorio della Siria a parte Suweida, la regione drusa nel sud.
Il capo delle Forze democratiche siriane (Fds), il generale curdo Mazloum Abdi, a proposito dell’ingresso dei governativi a Hasakah e Qamishli ha detto che si tratta di «una limitata forza di sicurezza interna», dunque non di truppe, e che lo scopo, concordato col patto di venerdì, è quello di facilitare l’integrazione amministrativa delle istituzioni autonome nell’ordinamento statuale siriano. Abdi ha ammesso che l’intesa per loro è al ribasso. Tuttavia poco altro si poteva fare dopo che gli Stati Uniti hanno ritirato l’appoggio all’Fds nato durante la lotta ai terroristi dell’Isis. Il Rojava, inteso come zona autonoma ma anche come progetto politico basato sui principi del confederalismo democratico elaborati da Abdullah Öcalan, a quanto afferma il generale resta in piedi.
L’accordo, nel dettaglio, prevede entro dieci giorni la consegna al governo siriano dei giacimenti petroliferi, dell’aeroporto di Qamishili — dal quale la settimana scorsa si sono ritirati i militari russi — e della gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. Le Fds saranno integrate nell’esercito regolare all’interno di una divisione composta da tre brigate. Forze governative sono attese anche nella sacca curda di Kobané, situata più a ovest, nella provincia di Aleppo. Ieri sera circolavano immagini del loro ingresso nei villaggi vicini. La città, separata territorialmente dalla zona autonoma, è il simbolo della prima vittoria contro lo Stato islamico nel 2015.