Stanca di tendere la mano, quanto meno sulla stabilità strategica, Mosca è passata al contrattacco. Scaduto il New Start, l’ultimo trattato sul disarmo nucleare tra Russia e Usa, e chiuso dunque oltre mezzo secolo di limiti agli armamenti strategici delle due potenze, «presumiamo che le parti non siano più vincolate da obblighi», ha comunicato il ministero degli Esteri russo in una nota. Una considerazione ovvia, ma che è suonata come un avvertimento dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato cadere nel nulla la proposta avanzata lo scorso settembre dal presidente Vladimir Putin di continuare a rispettare i limiti dei missili e delle testate nucleari strategiche anche oltre la scadenza finché non fosse stato negoziato un nuovo accordo. «In sostanza, le nostre idee vengono deliberatamente ignorate. Questo approccio (degli Usa) appare sbagliato e deplorevole», ha commentato il ministero.
Pur garantendo che Mosca era «aperta a esplorare percorsi politici e diplomatici per una stabilizzazio…
Stanca di tendere la mano, quanto meno sulla stabilità strategica, Mosca è passata al contrattacco. Scaduto il New Start, l’ultimo trattato sul disarmo nucleare tra Russia e Usa, e chiuso dunque oltre mezzo secolo di limiti agli armamenti strategici delle due potenze, «presumiamo che le parti non siano più vincolate da obblighi», ha comunicato il ministero degli Esteri russo in una nota. Una considerazione ovvia, ma che è suonata come un avvertimento dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato cadere nel nulla la proposta avanzata lo scorso settembre dal presidente Vladimir Putin di continuare a rispettare i limiti dei missili e delle testate nucleari strategiche anche oltre la scadenza finché non fosse stato negoziato un nuovo accordo. «In sostanza, le nostre idee vengono deliberatamente ignorate. Questo approccio (degli Usa) appare sbagliato e deplorevole», ha commentato il ministero.
Pur garantendo che Mosca era «aperta a esplorare percorsi politici e diplomatici per una stabilizzazione globale della situazione strategica basata su soluzioni di dialogo eque e reciprocamente vantaggiose», la nota del dicastero ha anche avvertito che la Russia «resta pronta ad adottare contromisure tecnico-militari decisive per mitigare potenziali ulteriori minacce alla sicurezza nazionale». Mentre il presidente russo Vladimir Putin, al telefono con l’omologo cinese Xi Jinping, in precedenza aveva assicurato che avrebbe agito «con attenzione e responsabilità». Un precario equilibrio tra assertività e moderazione.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, prendono tempo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato di non avere annunci da fare, ma che il presidente Donald Trump avrebbe parlato «più tardi» della questione senza però specificare quando. Rubio ha anche ricordato che per Trump «per raggiungere un autentico controllo degli armamenti nel XXI secolo bisogna includere la Cina, dato il suo considerevole arsenale in rapida espansione». Ma la Cina si è sempre sottratta. Posizione che la Russia rispetta, aveva detto martedì il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov in visita a Pechino. Vano l’appello di Papa Leone «a non lasciare» che il trattato scadesse.
Intanto, ad Abu Dhabi, si è aperto il secondo round di negoziati trilaterali Russia-Usa-Ucraina che proseguiranno e si chiuderanno oggi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha anticipato che i colloqui dovrebbero presto condurre a un nuovo «passo significativo»: «uno scambio di prigionieri nel prossimo futuro». «Dobbiamo riportare a casa i nostri prigionieri», ha detto.