KIEV – Qualcuno gli ha sparato alle spalle, nella tromba delle scale secondo le prime informazioni da Mosca: il tenente generale Vladimir Alekseyev, primo vice capo del Gru – i servizi segreti militari russi – è ricoverato in fin di vita. In questi quattro anni di invasione dell’Ucraina è l’ennesimo attentato a un generale russo di primissimo piano attivamente coinvolto nella gestione della guerra. Il ministro degli Esteri russo ha accusato Kiev: "Questo atto terroristico conferma ancora una volta la tendenza del regime di Zelensky a continue provocazioni volte a far deragliare il processo negoziale", ha dichiarato Lavrov. Ma non ci sono state rivendicazioni e al momento è impossibile stabilire se ci sia un collegamento con l’intelligence ucraina, che in ogni caso raramente conferma operazioni di questo genere. Chi gli ha sparato, colpendolo più volte alla schiena, è fuggito ed è ricercato. Indiscrezioni senza conferme dicono sia stata una donna. L’attacco è avvenuto in un edificio …
KIEV – Qualcuno gli ha sparato alle spalle, nella tromba delle scale secondo le prime informazioni da Mosca: il tenente generale Vladimir Alekseyev, primo vice capo del Gru – i servizi segreti militari russi – è ricoverato in fin di vita. In questi quattro anni di invasione dell’Ucraina è l’ennesimo attentato a un generale russo di primissimo piano attivamente coinvolto nella gestione della guerra. Il ministro degli Esteri russo ha accusato Kiev: "Questo atto terroristico conferma ancora una volta la tendenza del regime di Zelensky a continue provocazioni volte a far deragliare il processo negoziale", ha dichiarato Lavrov. Ma non ci sono state rivendicazioni e al momento è impossibile stabilire se ci sia un collegamento con l’intelligence ucraina, che in ogni caso raramente conferma operazioni di questo genere. Chi gli ha sparato, colpendolo più volte alla schiena, è fuggito ed è ricercato. Indiscrezioni senza conferme dicono sia stata una donna. L’attacco è avvenuto in un edificio residenziale nella zona nord-occidentale di Mosca.
Alekseyev è il vice del capo del Gru, Igor Kostyukov, punta di diamante nella delegazione russa al vertice trilaterale di Abu Dhabi. Gli ucraini ritengono abbia diretto la prima fase operativa di intelligence in Ucraina prima e all’inizio dell’invasione del 2022, gestendo la rete di infiltrati che avrebbe dovuto facilitare dall’interno l’attacco e il cambio di regime a Kiev. Nel giugno 2023 Alekseyev ha diretto, insieme al viceministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov, i negoziati con Prigozhin per far rientrare la rivolta dei mercenari della Wagner.
L’intelligence ucraina lo ritiene responsabile di tutto il supporto preventivo all’invasione, a partire da ben prima che scattasse la cosiddetta Operazione militare speciale: dalla scelta degli obiettivi per i missili e i blitz aerei in territorio ucraino, all’organizzazione dei referendum nei territori occupati e alla creazione di strutture amministrative fedeli ai russi nelle province invase dopo il 2022 come la regione di Kherson. Ma Kiev non è l’unica ad avere un dossier aperto sul nome di Alekseyev: è stato uno dei responsabili di intelligence delle operazioni russe in Siria, considerate crimini di guerra dalla comunità internazionale. E gli americani lo indagarono per la presunta interferenza russa nelle presidenziali del 2016, con gli attacchi informatici contro i democratici.
L’attentato è avvenuto sotto casa del generale sulla strada Volokolamskoye, a Mosca. Sarebbe stato colpito da tre proiettili. E’ il quinto generale russo ucciso in attentati dall’invasione. Il suo caso si aggiunge alla morte, il 22 dicembre scorso, del tenente generale Fanil Sarvarov, che guidava la Direzione addestramento operativo dello Stato maggiore russo, morto per l’esplosione di una bomba sotto la sua auto. Anche in quel caso si sospettarono i servizi ucraini, senza tuttavia conferme né prove.
E la lista dei precedenti è lunga: il 25 aprile dell’anno scorso un’altra autobomba uccise il tenente generale Yaroslav Moskalik, vice capo della Direzione operazioni dello Stato maggiore russo. Il 17 dicembre 2024 toccò invece al tenente generale Igor Kirillov, ucciso con un ordigno nascosto in un monopattino: in quel caso arrivò una mezza rivendicazione da parte della Sbu, i servizi di sicurezza interni ucraini. Meno di un mese prima, il 13 novembre 2024, a Sebastopoli nella Crimea occupata una bomba sotto un’auto aveva ucciso il capitano di vascello Valery Trankovsky, accusato da Kiev di crimini di guerra. E l’11 luglio del 2023 a Krasnodar era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco Stanislav Rzhitsky, ex comandante di sottomarino inserito nell’elenco ucraino di presunti criminali di guerra.
Ieri Zelensky ha ascoltato la relazione del nuovo capo della Sbu, Khmara, commentandola pubblicamente così: “Ottimi risultati, ho approvato il nuovo lavoro del Servizio: nuove operazioni militari. Continueremo a indebolire il nemico”. Il 28 gennaio aveva scritto che Khmara gli aveva riferito “ciò che l'Sbu sta facendo in modo del tutto giustificato sul territorio dell'aggressore”. E il 19 gennaio dopo aver parlato con l’allora capo della Sbu, Vasyl Malyuk, disse “continuiamo a preparare le nostre operazioni asimmetriche contro la Russia”. Ma le ipotesi dietro all’attentato puntano anche in altre direzioni. Attribuendolo a fonti dell’Ufficio presidenziale ucraino, alcuni media ipotizzano sia un tentativo di terzi di far saltare il negoziato, così come a dicembre in un’altra fase negoziale delicata esplose lo strano caso, mai chiarito, del presunto attacco alla residenza di Putin.
Il giornalista ucraino Denis Kazansky ipotizza che l’attentato ad Alekseyev sia l’effetto di una faida interna: in un’intervista, ricorda, Igor Strelkov, l’ex capo degli “omini verdi” che nel 2014 si dimise da ufficiale delle forze armate russe per guidare le forze ribelli del Donbass, disse che fu Alekseyev a dare alla Wagner l’ordine di eliminare i comandanti sul campo delle forze delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nate dopo la rivoluzione di EuroMaidan, per sostituirli: l’attentato ad Alekseyev, scrive Kazansky, “non mi sembra un’eliminazione da parte dei servizi segreti ucraini, ma piuttosto una resa dei conti interna. Dopo 11 anni, i killer sono venuti a cercare proprio lui. Il momento è perfetto per regolare i conti dando la colpa alla Sbu”.