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La cena dei potenti, Vance scherza con Zaia: oggi incontrerà Meloni

È il primo bilaterale tra Italia e Usa dopo il grande freddo delle ultime settimane. Presenti anche Rubio e Tajani
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Si vedranno oggi a pranzo, nella sede della prefettura di Milano, in quel palazzo Diotti ultimo rifugio di Mussolini prima della fuga a Dongo. È il primo vertice bilaterale tra Italia e Stati Uniti dopo il grande freddo e, a parte Trump, la rappresentanza a stelle e strisce è al massimo livello: di fronte a Giorgia Meloni e Antonio Tajani ci saranno il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Sono venuti per le Olimpiadi, d’accordo, ma l’incontro a quattro di Milano avrà un menu molto più pesante da digerire rispetto ai paccheri al pomodoro serviti ieri sera alla cena di gala inaugurale.

Nelle ultime settimane, infatti, il patto sovranista tra le due sponde dell’Atlantico è apparso piuttosto sfilacciato. Per la prima volta Meloni ha criticato in maniera pubblica il presidente americano, dopo la minaccia di dazi all’Europa per l’invio di qualche decina di militari in Groenlandia e, soprattutto, dopo le accuse di codardia ai soldati alleati impegnati in Afghani…

Si vedranno oggi a pranzo, nella sede della prefettura di Milano, in quel palazzo Diotti ultimo rifugio di Mussolini prima della fuga a Dongo. È il primo vertice bilaterale tra Italia e Stati Uniti dopo il grande freddo e, a parte Trump, la rappresentanza a stelle e strisce è al massimo livello: di fronte a Giorgia Meloni e Antonio Tajani ci saranno il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Sono venuti per le Olimpiadi, d’accordo, ma l’incontro a quattro di Milano avrà un menu molto più pesante da digerire rispetto ai paccheri al pomodoro serviti ieri sera alla cena di gala inaugurale.

Nelle ultime settimane, infatti, il patto sovranista tra le due sponde dell’Atlantico è apparso piuttosto sfilacciato. Per la prima volta Meloni ha criticato in maniera pubblica il presidente americano, dopo la minaccia di dazi all’Europa per l’invio di qualche decina di militari in Groenlandia e, soprattutto, dopo le accuse di codardia ai soldati alleati impegnati in Afghanistan. Se Trump si è scusato con gli inglesi, sugli italiani invece silenzio assoluto. E i dispetti non sono finiti qui, visto che Trump si è negato a un bilaterale con Meloni a Davos e la premier italiana ha rifiutato di entrare nel board of peace. Per non parlare della richiesta – respinta – di non schierare in Italia i contestatissimi agenti dell’Ice. Insomma, il clima con cui si arriva a questo vertice non è dei migliori. Il ministro Tajani, uscendo da palazzo Chigi, ieri ha confermato che per Roma «oggi è impossibile entrare nel board of peace, a meno che gli Stati Uniti non cambino lo statuto”. Da fonti italiane si viene invece a sapere cosa ci sarà nell’agenda diplomatica. Sicuramente Meloni e Tajani chiederanno lumi sui due fronti caldi del momento, ovvero i negoziati in corso con Teheran e la trattativa diplomatica sull’Ucraina che si è svolta, senza risultati concreti, ad Abu Dhabi. E poi, naturalmente, Gaza e il futuro del Venezuela, considerando che l’Eni è tra le aziende più grandi che non se ne sono mai andate dal paese sudamericano.

Ieri tuttavia, almeno per una sera, la politica è rimasta fuori dai giochi. Alla cena di benvenuto alla Fabbrica del vapore, offerta a cinquecento tra vip, principi e principesse, capi di Stato e di governo dal comitato olimpico internazionale, solo chiacchiere in libertà, sorrisi e scambi di cortesie. Atmosfera rilassata, con l’americano Vance che, per una sera, ha snobbato l’amata birra a favore di un bicchiere di Rosso del Sebino del 2021, bevuto per accompagnare la cotoletta alla milanese preparata dagli chef stellati del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto. I discorsi ufficiali sono stati riservati al capo dello Stato Sergio Mattarella e a Kirsty Coventry. La presidente del comitato olimpico internazionale ha fatto un accenno all’attualità, ricordando che le Olimpiadi «sono molto più che semplici gare» e «celebrano il meglio dell’umanità», con atleti che si rispettano in quanto esseri umani: «Nel mondo diviso in cui viviamo, questo messaggio di pace e unità è più importante che mai». Poi tutti sotto con il menu, con il catering impazzito tra richieste halal, kosher, vegetariane, pescetariane (vegetariani che mangiano anche il pesce), intolleranze al lattasio, alle uova e a qualsiasi altra cosa che la Terra produce.

I tavoli erano studiato per evitare accuratamente imbarazzi e scontri diplomatici. Macron, che per non sedersi accanto a Vance non si è fatto proprio vedere, ha tolto un problema. Meloni non c’era, causa Consiglio dei ministri. Anche il neo presidente del Veneto, Alberto Stefani, ha snobbato la cena: «Le Olimpiadi sono importanti ma non sono tutto». C’era invece il predecessore Luca Zaia, che è stato salutato da Vance con una energica stretta di mano: «This is a strong guy». Di fronte a Vance sedeva Michel Doukeris, il capo della Ab Inbev, la più grande società di birra del mondo e megasponsor olimpico. Perché va bene il vino rosso italiano, ma il business è più importante

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