NEW YORK - Nelle ore che precedono una morte, a volte, resta solo un dettaglio. Un’ombra. Un colore. Un movimento che sembra marginale finché, col tempo, non comincia a pesare. Nel mistero di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo trovato morto nella sua cella all’alba del 10 agosto 2019, ha fatto il suo ingresso sette anni dopo un colore: arancione.
Nuove immagini provenienti dal sistema di sorveglianza del Metropolitan Correctional Center di New York hanno riaperto i dubbi sulla morte del finanziere, a cui è legato il più grosso scandalo sessuale della storia politica americana. Nei fotogrammi di un video esaminati da Cbs News, che fanno parte degli oltre tre milioni di file pubblicati dal dipartimento di Giustizia, compare una “macchia” arancione che, alle 22.39 del 9 agosto 2019, si muove lungo una scala interna diretta verso il livello L: è un’area isolata, chiusa a chiave, dove il finanziere era detenuto in attesa del processo.
NEW YORK - Nelle ore che precedono una morte, a volte, resta solo un dettaglio. Un’ombra. Un colore. Un movimento che sembra marginale finché, col tempo, non comincia a pesare. Nel mistero di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo trovato morto nella sua cella all’alba del 10 agosto 2019, ha fatto il suo ingresso sette anni dopo un colore: arancione.
Nuove immagini provenienti dal sistema di sorveglianza del Metropolitan Correctional Center di New York hanno riaperto i dubbi sulla morte del finanziere, a cui è legato il più grosso scandalo sessuale della storia politica americana. Nei fotogrammi di un video esaminati da Cbs News, che fanno parte degli oltre tre milioni di file pubblicati dal dipartimento di Giustizia, compare una “macchia” arancione che, alle 22.39 del 9 agosto 2019, si muove lungo una scala interna diretta verso il livello L: è un’area isolata, chiusa a chiave, dove il finanziere era detenuto in attesa del processo.
Sono immagini granulose, apparentemente banali. Eppure arrivano poche ore prima che Epstein venga trovato morto nella sua cella, in una vicenda che le autorità hanno archiviato come suicidio, ma che non ha mai smesso di produrre interrogativi. La figura, ripresa mentre sale verso il piano della cella, è annotata nel registro di osservazione delle guardie di quella notte: “Sembra salire le scale del livello L; potrebbe trattarsi di un detenuto scortato”.
Secondo un memorandum dell’Fbi, gli agenti che hanno riesaminato il video ritengono probabile che si trattasse di un detenuto accompagnato dal personale del carcere. Ma chi osservava le stesse immagini dall’Ufficio dell’Ispettore generale del dipartimento di Giustizia è giunto a una conclusione diversa: la sagoma potrebbe essere quella di un agente intento a trasportare biancheria o lenzuola di colore arancione.
La Cbs ha sottoposto il filmato ad analisti video indipendenti, che propendono per l’ipotesi del detenuto. Tuttavia, alcuni dipendenti del carcere hanno definito “insolito” che a quell’ora della notte un detenuto potesse essere trasferito verso un’area così sensibile. La direzione del penitenziario e il dipartimento di Giustizia non hanno mai cercato di stabilire con certezza l’identità della figura ripresa, qualunque fosse il suo ruolo. E l’addetto a controllare la cella di Epstein quella notte disse di essersi addormentato tra le 22 e la mezzanotte. Tre settimane prima della morte, gli avvocati di Epstein avevano informato l’Fbi che il loro cliente era disposto a collaborare, facendo nomi. Epstein, accusato di aver costruito per anni una rete di sfruttamento sessuale che coinvolgeva ragazze minorenni e uomini potenti, era al centro di un sistema di relazioni che molti avrebbero preferito non vedere esposto in aula. Una delle sue vittime ha raccontato agli investigatori che Epstein “aveva un ego troppo grande per pensare di togliersi la vita”. Alle 6.30 del mattino del 10 agosto 2019, circa otto ore dopo quella presenza silenziosa sulle scale del carcere, Epstein veniva dichiarato morto. Ufficialmente, per suicidio. Una conclusione che molti non hanno mai accettato.
Ma mentre negli Stati Uniti il dipartimento di Giustizia ha alzato un muro sui presunti coinvolti nella rete, all’estero cominciano a esserci le prime conseguenze giudiziarie. La polizia norvegese ha annunciato l’avvio di un’indagine per “corruzione aggravata” nei confronti dell’ex premier Thorbjorn Jagland, in relazione ai suoi legami con Epstein. Gli investigatori ritengono ci siano “fondati motivi” per procedere, alla luce dei fili diffusi da Washington e da cui emerge che Jagland aveva chiesto a Epstein di finanziare l’acquisto di una casa. Come ex segretario generale del Consiglio d’Europa, Jagland gode di immunità, ma il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha annunciato che Oslo ne chiederà la revoca, in modo da facilitare le indagini.