NEW YORK – Una vera offensiva per allineare l’Europa al verbo Maga. Trump vuole finanziare gruppi di destra, scuole, think tank e organizzazioni di beneficenza in Europa allo scopo di aiutare chi la pensa come lui a guidare il continente. Lo rivela il Financial Times, riportando la missione compiuta a dicembre dalla sottosegretaria di Stato per la diplomazia pubblica Sarah Rogers, che l’ha portata anche a Roma e Milano.
La scusa ufficiale è la “libertà di parola”, che già il vicepresidente Vance aveva rimproverato agli europei di violare nel discorso dell’anno passato alla Conferenza per la sicurezza di Monaco. È chiaro però che si tratta di una scusa, considerando la provenienza dell’appunto da un’amministrazione dove - per esempio - l’Ass…
NEW YORK – Una vera offensiva per allineare l’Europa al verbo Maga. Trump vuole finanziare gruppi di destra, scuole, think tank e organizzazioni di beneficenza in Europa allo scopo di aiutare chi la pensa come lui a guidare il continente. Lo rivela il Financial Times, riportando la missione compiuta a dicembre dalla sottosegretaria di Stato per la diplomazia pubblica Sarah Rogers, che l’ha portata anche a Roma e Milano.
La scusa ufficiale è la “libertà di parola”, che già il vicepresidente Vance aveva rimproverato agli europei di violare nel discorso dell’anno passato alla Conferenza per la sicurezza di Monaco. È chiaro però che si tratta di una scusa, considerando la provenienza dell’appunto da un’amministrazione dove - per esempio - l’Associated Press è stata esclusa dalla copertura della Casa Bianca perché continua a chiamare il Golfo del Messico col suo nome, o molti giornalisti sono stati cacciati dal Pentagono perché non hanno firmato un documento con cui si dovevano impegnare a pubblicare solo le veline ufficiali. Combattere la censura però è una maniera nobile di presentare un progetto che in realtà ha lo scopo evidente di costruire il consenso per le posizioni Maga in Europa, e possibilmente aiutare le formazioni politiche allineate a conquistare o conservare il potere.
Rogers, secondo il Financial Times, è partita a dicembre per quello che era stato definito un “freedom of speech tour”. Aveva fatto tappa a Roma, Milano, Parigi e Londra, dove ovviamente aveva incontrato il capo del Reform Party Nigel Farage, che la Casa Bianca spera di vedere a Downing Street dopo le prossime elezioni britanniche. Il giornale non specifica quali siano stati gli incontri romani e milanesi, ma nel governo italiano non mancano gli interlocutori interessati a questo progetto.
Rogers non era venuta solo ad impartire lezioni di correttezza politica al rovescio, perché a sua disposizione ha anche fondi da distribuire, collegati alle celebrazioni in corso per il 250esimo anniversario della nascita degli Stati Uniti. Soldi da assegnare a gruppi, think tank, scuole di pensiero, ma anche organizzazioni caritatevoli che condividano l’obiettivo di diffondere la visione dell’amministrazione Trump sulla libertà di parola, compromessa ad esempio dalle regole imposte da Bruxelles alle compagnie digitali americane attraverso il Digital Service Act. Il tutto allo scopo di evitare la “cancellazione della civiltà” europea paventata dalla National Security Strategy appena pubblicata da Washington. Un portavoce del dipartimento di Stato ha confermato, dicendo al Financial Times che si tratta di «un uso legale e trasparente delle risorse per promuovere gli interessi e i valori degli Usa all’estero».
In un’intervista di qualche giorno fa, l’ex consigliere di Trump Steve Bannon aveva confermato a Repubblica di voler ancora aprire la sua accademia alla Certosa di Trisulti: «Certo - disse - e stiamo vincendo sul piano legale. Non c’è posto migliore per la nostra Accademia dei Gladiatori. Amo gli italiani e Roma, siete uno dei grandi Paesi del mondo. L’unico problema è che l’Italia ha la peggior classe politica sulla Terra, perché ruba alla propria gente. Ma i ricorsi legali sono in corso, stiamo vincendo, e presto migliaia di studenti potranno imparare politica e comunicazione della destra».
Bannon non ha più ruoli ufficiali nell’amministrazione Trump e la sua iniziativa sarà separata da quella di Rogers, ammesso che riesca a vincere le cause legali e aprire l’accademia. La direzione però è la stessa, con obiettivi comuni se non identici. Naturalmente, anche in passato gli Usa avevano usato strumenti analoghi di propaganda. Ma durante la Guerra Fredda, per esempio, promuovevano interessi nazionali condivisi con ampio consenso bipartisan. Ora invece le risorse pubbliche vengono messe al servizio di un partito, un’ideologia e in sostanza una persona.