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Bill De Blasio: “Trump sa di perdere, dobbiamo aspettarci di tutto in vista delle elezioni”

(afp)

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Intervista all’ex sindaco di New York: “Il voto di Midterm è vicino e la gente è sempre più delusa. Per questo cerca di modificare le leggi elettorali, anche violando la Costituzione”
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NEW YORK – «Quello che il presidente Trump vuole fare per nazionalizzare le elezioni di midterm è incostituzionale, ma non ci riuscirà perché gli stessi Stati repubblicani si opporranno. Così però dimostra quanto decisiva sarà la sfida di novembre per il futuro della nostra democrazia». L’ex sindaco di New York Bill de Blasio pensa che le elezioni si terranno, ma avverte: «Trump è disperato, perché sa che le sta perdendo. Perciò dobbiamo aspettarci da lui qualsiasi cosa».

Prima Trump ha detto che vuole nazionalizzare le elezioni, poi Steve Bannon che bisogna mandare gli agenti dell’Ice ai seggi.

«È incostituzionale e non verrà accettato dai singoli Stati. C’è una forte devozione per il nostro sistema federale, in cui le autorità locali mantengono parecchio potere. I democratici certamente non lo accetteranno, ma penso che anche in alcuni Stati repubblicani moderati ci sarà resistenza a interferire con le loro elezioni».

La Costituzione è chiara, ma perché Trump ci prova comunque?

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NEW YORK – «Quello che il presidente Trump vuole fare per nazionalizzare le elezioni di midterm è incostituzionale, ma non ci riuscirà perché gli stessi Stati repubblicani si opporranno. Così però dimostra quanto decisiva sarà la sfida di novembre per il futuro della nostra democrazia». L’ex sindaco di New York Bill de Blasio pensa che le elezioni si terranno, ma avverte: «Trump è disperato, perché sa che le sta perdendo. Perciò dobbiamo aspettarci da lui qualsiasi cosa».

Prima Trump ha detto che vuole nazionalizzare le elezioni, poi Steve Bannon che bisogna mandare gli agenti dell’Ice ai seggi.

«È incostituzionale e non verrà accettato dai singoli Stati. C’è una forte devozione per il nostro sistema federale, in cui le autorità locali mantengono parecchio potere. I democratici certamente non lo accetteranno, ma penso che anche in alcuni Stati repubblicani moderati ci sarà resistenza a interferire con le loro elezioni».

La Costituzione è chiara, ma perché Trump ci prova comunque?

«Da candidato in molte elezioni, posso dire che capisci sempre quando il tuo avversario sta perdendo. Lo dimostrano il lavorio (in gergo, gerrymandering) dei repubblicani per ridisegnare i distretti elettorali o il Save Act che hanno proposto per ostacolare il voto. Le stanno provando tutte, perché sanno che rischiano una batosta».

È la recente vittoria dei dem in Texas a farglielo credere?

«Non solo, la tendenza è stata molto chiara in tutte le ultime elezioni. Dal 4 novembre in poi monta una forte rabbia per l’agenda di Trump, che ha energizzato i democratici più dei repubblicani. Anche gli indipendenti sono scontenti e gli indecisi virano verso i nostri candidati».

Qual è il motivo, economia o immigrazione?

«Trump aveva promesso che avrebbe abbassato i prezzi, e invece aumentano. Molte persone sono deluse per l’economia. Anche sull’immigrazione, però, persino un sondaggio della Fox ha rivelato come la chiara maggioranza degli americani non condivida la linea del presidente. C’è poi la sensazione diffusa del caos generale che Trump porta con sé, come l’avevamo già vista nel 2020. La gente era stanca, e sta succedendo di nuovo».

I repubblicani dicono che c’è tempo per l’economia di riprendersi.

«Non credo che i rimborsi fiscali saranno sufficienti a cambiare l’umore. I prezzi salgono, l’occupazione langue, purtroppo c’è ancora il pericolo di una potenziale recessione e il disordine creato dai dazi penalizza anche le aziende americane. C’è troppo poco tempo per cambiare le cose prima del voto di midterm».

Ma i repubblicani hanno raccolto più fondi elettorali.

«Perché la loro base finanziaria è più solida, rappresentano gli interessi dei ricchi. La nostra raccolta dal basso però funziona e il voto di New York ha dimostrato che un candidato con le idee giuste può battere quello con più soldi».

La leadership democratica è stata criticata per scarsa incisività.

«A livello di messaggio stiamo diventando più forti. Lo dimostra come abbiamo gestito la minaccia del nuovo shutdown, ma anche l’immigrazione e l’affordability, il tema dei prezzi delle case e dei servizi nelle città su cui ha puntato Mamdani. In termini di candidati stiamo scegliendo bene. Roy Cooper era il migliore possibile in North Carolina, Mary Peltola ha riaperto la corsa in Alaska e Sherrod Brown in Ohio. Di questo passo potremmo rimettere in gioco anche il Senato, non solo la Camera».

Cos’altro dovrebbero fare i democratici per vincere?

«Essere costantemente aggressivi con Trump, non scendere a compromessi, reclutare ottimi candidati».

Il neocon Bill Kristol dice che dovreste essere meno convenzionali.

«Ha ragione. Sono elezioni locali, ma bisogna rimproverare ai parlamentari repubblicani le stesse colpe del presidente».

Kristol teme che le elezioni non si tengano.

«Ci saranno, con forti tentativi di condizionarle. Non è una novità in America, però dovremo mobilitarci tutti per proteggere il processo democratico».

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