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Come in “1984” di Orwell, Milei apre l’ufficio contro le fake news per attaccare la stampa

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Il presidente argentino ha istituito l’Oficina de respuesta oficial promettendo così di combattere la disinformazione. Ma tra gli obiettivi dell’ente ci sono quotidiani nazionali, come “El Clarín”, e giornalisti critici con il governo. La preoccupazione Ong e sindacato
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BUENOS AIRES – In Argentina è stata creato un nuovo ente statale che sta generando polemiche: si chiama “Oficina de respuesta oficial” (Ufficio della risposta ufficiale) ed è stato presentato come uno strumento per combattere la disinformazione. A volerlo è stato il governo guidato dall’ultraliberista Javier Milei che nel comunicato stampa assicura che l’Oficina – attraverso il suo canale social su X - servirà per “smantellare attivamente le bugie divulgate dalla stampa e dalla casta politica” e che “combatteremo la disinformazione divulgando più informazioni, tutto il contrario di quello che fanno i politici di sinistra quando governano”.

Da quando Milei è stato eletto presidente, sono stati molteplici gli attacchi e le intimidazioni fatte contro la stampa, che viene vista dal presidente argentino come parte della “casta”. La creazione della Oficina è stata annunciata il 5 febbraio, con un comunicato stampa inviato nel canale WhatsApp riservato ai giornalisti accreditati presso la Ca…

BUENOS AIRES – In Argentina è stata creato un nuovo ente statale che sta generando polemiche: si chiama “Oficina de respuesta oficial” (Ufficio della risposta ufficiale) ed è stato presentato come uno strumento per combattere la disinformazione. A volerlo è stato il governo guidato dall’ultraliberista Javier Milei che nel comunicato stampa assicura che l’Oficina – attraverso il suo canale social su X - servirà per “smantellare attivamente le bugie divulgate dalla stampa e dalla casta politica” e che “combatteremo la disinformazione divulgando più informazioni, tutto il contrario di quello che fanno i politici di sinistra quando governano”.

Da quando Milei è stato eletto presidente, sono stati molteplici gli attacchi e le intimidazioni fatte contro la stampa, che viene vista dal presidente argentino come parte della “casta”. La creazione della Oficina è stata annunciata il 5 febbraio, con un comunicato stampa inviato nel canale WhatsApp riservato ai giornalisti accreditati presso la Casa Rosada, il palazzo governativo argentino. In meno di 24 ore sul profilo social della Oficina sono stati pubblicati una decina di contenuti contro la stampa. Il primo rivolto al quotidiano El Clarín, il giornale più importante del Paese, in cui si definisce un articolo pubblicato dal quotidiano su un presunto ritardo del governo nello svolgimento di un programma statale, una “operazione grossolana e falsa”. Poche ore dopo El Clarín ha cancellato l’articolo, scelta celebrata dall’account dell’Oficina.

L’account social – a sole 24 ore dal lancio - ha già oltre 60.000 follower e il presidente lo ha condiviso sul proprio profilo scrivendo che serve “per smascherare menzogne e operazioni montate dai media”. L’iniziativa arriva proprio nella stessa settimana in cui l’Ong Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui avverte sull’uso da parte di Milei e del suo governo di una “retorica ostile per stigmatizzare i giornalisti”. Chi critica l’iniziativa, la paragona al Ministero della Verità creato dallo scrittore George Orwell nel libro “1984”. Mentre altri fanno notare le similitudini con “Rapid Response 47”, l’account ufficiale di risposte rapide creato da Trump su X. L’Oficina dipende dalla Segreteria di comunicazione della Casa Rosada e il responsabile è Juan Pablo Carreira, direttore della Comunicazione digitale del presidente Milei.

Il “Foro del periodismo argentino” (l’associazione di giornalisti del Paese) ha protestato contro l’iniziativa dichiarando che “il governo non può erigersi a tribunale della verità”. Sul proprio account l’Oficina ha preso di mira nelle ore successive all’annuncio vari giornalisti che hanno criticato l’iniziativa, condividendo i loro articoli e video. Tra questi ha attaccato di nuovo El Clarín, riprendendo una colonna di opinione dell’accademico argentino Félix Lonigro in cui accusa il governo di censurare la stampa. L’account dell’Oficina definisce l’articolo “falso”, sostenendo che “non perseguitiamo i giornalisti e non censuriamo, al contrario diamo informazioni”. Risponde poi a un servizio del giornalista e avvocato argentino Luis Novaresio in cui esprime la propria preoccupazione per l’iniziativa, dichiarando che questa “non è censura o propaganda, è la fine del monopolio della parola”.

L’iniziativa preoccupa soprattutto per il contesto in cui è stata portata avanti. Javier Milei infatti attacca costantemente la stampa e i giornalisti da quando è stato eletto presidente, nel 2023. Basta pensare che una delle prime azioni annunciate dal presidente a pochi mesi dalla la sua elezione è stata la chiusura della storica agenzia statale di notizie Télam che è stata definita da Milei “organo di propaganda politica dell’opposizione”. Sebbene i toni della politica argentina siano generalmente sopra le righe, anche da parte dell’opposizione, il linguaggio usato da Javier Milei e il suo governo è particolarmente aggressivo e pericoloso. I giornalisti che lo criticano vengono definiti dal presidente dei corrotti e ha detto spesso che “noi argentini non odiamo abbastanza i giornalisti”. Milei non realizza conferenze stampa e non concede interviste, se non a giornalisti dichiaratamente schierati al fianco del governo e attacca spesso dal suo account ufficiale i media e i giornalisti che lo criticano.

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