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Caso Epstein, si dimette McSweeney, il ‘rasputin’ di Starmer: “Mi assumo tutte le responsabilità”

Morgan McSweeney, 48 anni (reuters)

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Il factotum e massimo consigliere politico del primo ministro britannico lascia dopo lo scandalo della nomina dell’ex ambasciatore Mandelson, pesantemente coinvolto negli Epstein Files. Ma sembra una mossa disperata di Sir Keir e potrebbe non bastare per rimanere a Downing Street
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LONDRA - È la mossa della disperazione di Starmer per restare al potere: Morgan McSweeney, il suo “rasputin” nonché pigmalione politico, l’uomo che ha costruito negli anni la carriera e la leadership del primo ministro, si è dimesso oggi da capo dello staff a Downing Street, a causa dello scandalo Peter Mandelson. Ovvero l’ex ambasciatore britannico a Washington, pesantemente implicato negli ultimi Epstein Files, la cui candidatura l’anno scorso era stata sostenuta con forza da McSweeney - entrambi sono membri della corrente centrista e “blairiana” del partito.

“Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dal governo”, scrive McSweeney in un comunicato, “la nomina di Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il Paese e la fiducia nella politica. Quando mi è stato chiesto, ho consigliato al primo ministro di procedere con quella nomina e me ne assumo la piena responsabilità. Nella vita pubblica la responsabilità va assunta quando conta di più, non so…

LONDRA - È la mossa della disperazione di Starmer per restare al potere: Morgan McSweeney, il suo “rasputin” nonché pigmalione politico, l’uomo che ha costruito negli anni la carriera e la leadership del primo ministro, si è dimesso oggi da capo dello staff a Downing Street, a causa dello scandalo Peter Mandelson. Ovvero l’ex ambasciatore britannico a Washington, pesantemente implicato negli ultimi Epstein Files, la cui candidatura l’anno scorso era stata sostenuta con forza da McSweeney - entrambi sono membri della corrente centrista e “blairiana” del partito.

“Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dal governo”, scrive McSweeney in un comunicato, “la nomina di Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il Paese e la fiducia nella politica. Quando mi è stato chiesto, ho consigliato al primo ministro di procedere con quella nomina e me ne assumo la piena responsabilità. Nella vita pubblica la responsabilità va assunta quando conta di più, non solo quando è più conveniente. Date le circostanze, l’unica scelta onorevole è fare un passo indietro”.

“Non è stata una decisione facile”, continua McSweeney, “molto è stato scritto e detto su di me nel corso degli anni, ma le mie motivazioni sono sempre state semplici: ho lavorato ogni giorno per eleggere e sostenere un governo che metta al primo posto la vita delle persone comuni e che ci guidi verso un futuro migliore per il nostro grande Paese. Solo un governo Labour può farlo. Lascio con l’orgoglio per tutto ciò che abbiamo realizzato, mescolato al rammarico della mia uscita. Ma ho sempre creduto che ci siano momenti in cui è necessario assumersi la propria responsabilità e farsi da parte per una causa più grande”.

Ma ora cosa succederà a Keir Starmer? Si salverà, dopo aver sacrificato il suo fidatissimo consigliere e factotum? È vero che McSweeney spinse fortemente per eleggere Mandelson a “nostro uomo a Washington”. Ma allo stesso tempo la decisione finale sul famigerato Lord è stata presa proprio dal primo ministro, il quale ha ammesso di aver creduto alle “ripetute menzogne” di Mandelson sui suoi rapporti con Epstein, cui passava anche note segretissime di Downing Street da ministro dello Sviluppo Economico due decenni fa. Eppure Sir Keir è anche un ex procuratore generale della Corona e essersi bevuto, seppur in buona fede, tutte le bugie di Mandelson in fase di selezione, non è confortante.

Inoltre, McSweeney era il suo consigliere supremo, da quasi un decennio. Come farà a sopravvivere politicamente Starmer senza la sua ombra di fianco? Non solo. Le dimissioni di McSweeney sono anche una grave ammissione di responsabilità di Number 10. Non è un caso che oggi sul Telegraph, dopo l’ex ministra Angela Rayner che aspira a prendere il posto di Sir Keir, persino il vicepremier David Lammy ha fatto filtrare di aver “avvertito Starmer dei rischi di nominare Mandelson”. Dunque le opposizioni chiederanno che il primo ministro faccia comunque un passo indietro, in quanto l’ultima parola su decisioni come quella di Mandelson spetta sempre a lui.

Starmer ha intanto risposto così all’addio del suo caro Morgan: “È stato un onore lavorare con McSweeney. Ha risollevato il nostro partito dopo una delle peggiori sconfitte della sua storia (quella con Corbyn leader nel 2019, ndr) e ha svolto un ruolo centrale nella gestione della nostra campagna elettorale. È in gran parte grazie alla sua dedizione, lealtà e leadership se abbiamo ottenuto una schiacciante maggioranza alle elezioni nel 2024 e l’opportunità di cambiare il Paese. Il nostro partito e io gli dobbiamo un profondo debito di gratitudine e lo ringrazio”.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore. Di certo, con l’uscita di McSweeney cade una colonna di Starmer a Downing Street. Nato in Irlanda nei pressi di Cork, 48 anni, nonno Michael premiato dall’Ira nella guerra di indipendenza del 1916, sposato con la deputata laburista Imogen Walker, è McSweeney che ha costruito scientificamente la figura e il peso specifico di Sir Keir negli anni, scegliendolo come paladino del suo think tank Labour Together, dopo la disfatta dell’ex leader Jeremy Corbyn alle elezioni del 2019.

Dopo aver mollato la London School of Economics, McSweeney decide di lavorare prima in un cantiere, poi, ispirato dagli accordi del Venerdì Santo, ritorna all’università per studiare politica e marketing alla Middlesex University nel 1998, tre anni prima di entrare nel partito. Dove inizia a fare il receptionist al quartier generale del Labour a Southwark, Londra (sponda sud del Tamigi). Di lì inizia la sua scalata nel partito, fino a diventare il geniale e spietato guru dietro la svolta centrista del Labour e il successo elettorale di Starmer nel 2024. Il Daily Mail, l’anno scorso, lo aveva definito “il secondo uomo più potente del Regno Unito”. Sic transit gloria mundi.

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