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Zelensky: “Pressioni degli Usa, vogliono la pace entro giugno”

(agf)

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Il presidente ucraino svela le intenzioni della Casa Bianca: “La priorità sono le elezioni a novembre”. Ancora ostacoli sui negoziati
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KIEV – Chiudere la guerra entro giugno, quando entra nel vivo la campagna per le elezioni americane di metà mandato. È questo, spiega Zelensky, l’obiettivo della delegazione negoziale della Casa Bianca. «Propongono la fine della guerra entro inizio estate e faranno pressione sulle parti affinché rispettino la tabella di marcia. Semplicemente, loro hanno una priorità diversa: il Congresso. Dedicheranno tutto il tempo ai processi interni, a cambiare l’umore nella loro società. Le elezioni sono decisamente più importanti, per loro».

Secondo Reuters i negoziatori statunitensi e ucraini hanno discusso la possibilità di firmare la pace a marzo, e di indire elezioni in Ucraina a maggio. «Da tempo — dice Zelensky — abbiamo proposto agli Usa di elaborare una tabella di marcia chiara, in modo che la guerra non si trascini». Ma loro, dice, pensano piuttosto a un traguardo simultaneo: immaginano «che tutti gli accordi vengano firmati più o meno nello stesso momento».

Tuttavia le posizioni su…

KIEV – Chiudere la guerra entro giugno, quando entra nel vivo la campagna per le elezioni americane di metà mandato. È questo, spiega Zelensky, l’obiettivo della delegazione negoziale della Casa Bianca. «Propongono la fine della guerra entro inizio estate e faranno pressione sulle parti affinché rispettino la tabella di marcia. Semplicemente, loro hanno una priorità diversa: il Congresso. Dedicheranno tutto il tempo ai processi interni, a cambiare l’umore nella loro società. Le elezioni sono decisamente più importanti, per loro».

Secondo Reuters i negoziatori statunitensi e ucraini hanno discusso la possibilità di firmare la pace a marzo, e di indire elezioni in Ucraina a maggio. «Da tempo — dice Zelensky — abbiamo proposto agli Usa di elaborare una tabella di marcia chiara, in modo che la guerra non si trascini». Ma loro, dice, pensano piuttosto a un traguardo simultaneo: immaginano «che tutti gli accordi vengano firmati più o meno nello stesso momento».

Tuttavia le posizioni sui capitoli spinosi, soprattutto la cessione del Donbass chiesta dai russi come condizione per fermare l’avanzata, restano opposte: «Le questioni complesse rimangono complesse. L’Ucraina — dice il presidente — ha confermato ancora una volta la sua posizione sul Donbass. “Stiamo dove siamo” è il modello più equo e affidabile per un cessate il fuoco oggi». Né si avanza per sciogliere il nodo della centrale nucleare di Zaporizhzhia: «Non abbiamo ancora trovato un’intesa. La questione deve essere risolta insieme al ripristino della diga di Kakhovka, dell’uso dell’acqua e dell’ecosistema». Insomma, c’è il traguardo ma nessuno ha idea di come arrivarci: gli ucraini non cedono nemmeno senza elettricità né riscaldamento; i russi promettono che se non avranno al tavolo negoziale ciò che pretendono — e per cui hanno attaccato nel 2022 — continueranno la guerra per prenderlo con le armi.

Nel frattempo i russi cercano di tagliare in due l’Ucraina dal punto di vista energetico. Ieri hanno lanciato 400 droni e 40 missili sulle mega sottostazioni di trasformazione da 750 kV e sulle linee elettriche aeree principali da 330 kV, e hanno colpito gravemente le centrali termiche di Burshtyn e Dobrotivka. Sono l’ossatura centrale che distribuisce sulla sponda sinistra del Dnepr l’energia prodotta dalle centrali nucleari dell’Ucraina occidentale, ancora in surplus energetico. Dopo l’attacco hanno dovuto ridurre la produzione. «La sicurezza nucleare è seriamente minacciata», dice il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi. «Hanno colpito le strutture che supportano le centrali nucleari — dice Zelensky — è un livello di attacco che nessun terrorista al mondo ha mai tentato».

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