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Agli europei i vertici dei comandi Nato nel continente

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte 

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Quello di Napoli che si occupa del fronte Sud sarà guidato da un italiano, quello di Norfolk per il Nord da un britannico. Il disimpegno Usa richiederà maggiori investimenti e più personale
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Il bicchiere mezzo vuoto è il disimpegno americano; quello mezzo pieno è l’aumento della responsabilità europea. Ma al momento nessuno dubita che si tratti dell’idea migliore per tenere insieme i due lati dell’Oceano senza spezzare l’Alleanza Atlantica. L’idea è molto semplice, almeno sulla carta: trasferire la guida dei comandi operativi Nato nel Vecchio Continente ad ufficiali europei. I primi due saranno quello di Napoli – focalizzato sul fronte Sud - che andrebbe a un generale italiano e quello di Norfolk - che dalla Virginia si occupa di vigilare sul Nord - a un britannico. Poi sarà la volta di quello di Brunssum in Olanda, dove si alterneranno un tedesco e un polacco. Il vertice da cui dipende tutto, non a caso chiamato “Comando Supremo Alleato”, resterà a un ufficiale americano, come è sempre stato: oggi si tratta del generale Alexus G. Grynkewich, nominato dall’amministrazione Trump.

Il piano di Rutte

Secondo le indiscrezioni, il progetto è stato elaborato dal segretario gen…

Il bicchiere mezzo vuoto è il disimpegno americano; quello mezzo pieno è l’aumento della responsabilità europea. Ma al momento nessuno dubita che si tratti dell’idea migliore per tenere insieme i due lati dell’Oceano senza spezzare l’Alleanza Atlantica. L’idea è molto semplice, almeno sulla carta: trasferire la guida dei comandi operativi Nato nel Vecchio Continente ad ufficiali europei. I primi due saranno quello di Napoli – focalizzato sul fronte Sud - che andrebbe a un generale italiano e quello di Norfolk - che dalla Virginia si occupa di vigilare sul Nord - a un britannico. Poi sarà la volta di quello di Brunssum in Olanda, dove si alterneranno un tedesco e un polacco. Il vertice da cui dipende tutto, non a caso chiamato “Comando Supremo Alleato”, resterà a un ufficiale americano, come è sempre stato: oggi si tratta del generale Alexus G. Grynkewich, nominato dall’amministrazione Trump.

Il piano di Rutte

Secondo le indiscrezioni, il progetto è stato elaborato dal segretario generale Mark Rutte assieme al Comitato militare presieduto dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone e dovrebbe venire sottoposto ai 32 ministri della Difesa durante il summit di domani. Rappresenta la soluzione per venire incontro alla volontà del Pentagono – il cui responsabile Pete Hegseth non sarà presente alla riunione – di ridurre la presenza in Europa affidando ai partner la direzione delle missioni, e presto anche il maggiore contributo. Un disegno che è stato confermato da un anonimo ufficiale a Star&Stripes, l’autorevole rivista delle forze armate statunitensi – criticata per la sua indipendenza dall’amministrazione Trump – e prevede proprio di iniziare il cambio di passo a partire da Napoli e Norfolk. “Gli alleati si sono detti d’accordo sulla nuova distribuzione della struttura di comando, in cui gli europei avranno un ruolo più prominente. Gli europei si sposteranno nella cabina di guida e gli americani manterranno intatto l’impegno nella Nato”.

"Gli alleati europei assumono nuovi ruoli di leadership nella struttura di comando della Nato", ha annunciato la portavoce dell'Alleanza Atlantica, Allison Hart. Questo piano prevede la trasformazione dell’attuale rete decisionale. Il comando marittimo Nato che si trova nel Regno Unito sarà trasferito al responsabile statunitense delle forze navali per l’Europa e per l’Africa, che ha sede a Napoli. In questo modo gli ci saranno tre ufficiali Usa con un doppio cappello, mantenendo contemporaneamente la guida dello schieramento americano e di quello alleato in terra, cielo e mare.

Le operazioni congiunte invece restano sotto la direzione dei comandi di Napoli, affidato a un italiano, di Norfolk, con guida britannica, e di quello olandese di Brunssum, dove si alterneranno un generale tedesco e uno polacco. Come viene sottolineato in ambiente Nato, sono queste tre strutture che già oggi gestiscono i contingenti multinazionali dislocati lungo le frontiere, in particolare quella orientale resa caldissima dal conflitto in Ucraina, e le esercitazioni Nato. E sono quelle che avranno il compito di organizzare le azioni concrete in caso di crisi reale. In passato è accaduto, soprattutto a Brunssum, che ammiragli o generali europei avessero la poltrona più importante ma quasi sempre in alternanza agli americani: nel prossimo futuro invece gli Usa si faranno da parte.

Maggiori investimenti e più personale

Questo cambiamento non è a costo zero. I Paesi che designeranno i numeri uno dovranno farsi carico anche di rimpiazzare il personale americano nelle sale dei bottoni. Ed è inevitabile che verranno chiamati anche a finanziare le spese per l’attività. L’amministrazione Trump si aspetta che questo sia solo il primo passo di un progressivo aumento di peso dei Paesi Ue e della Gran Bretagna nella difesa del continente. Lo ha ricordato anche lunedì l’ambasciatore Usa alla Nato, Matthew Whitaker: “Non stiamo cercando di smantellare l’Alleanza. Ma vogliamo che gli alleati europei siano più capaci e più forti, perché è proprio questa forza che garantisce la pace”. E ovviamente Whitaker ha ricordato l’impegno preso dai governi per aumentare il bilancio della Difesa fino al 5 per cento del Pil.

Questa riforma continua a lasciare al “comandante supremo” americano l’ultima parola ma non ci sono alternative concrete. In questo momento, nessun Paese europeo può ipotizzare una difesa del Continente senza gli Stati Uniti. E l’Ue è completamente priva di struttura militari: la Commissione di Bruxelles è all’anno zero e non ha mai cercato neppure di concretizzare la task force elaborata nel 2021 dal generale Claudio Graziano e all’epoca approvata da tutti. Mancano non solo mezzi e armamenti, ma anche le organizzazioni in grado di gestire le operazioni congiunte. Ed ecco che questa soluzione viene vista come un’opportunità per dare modo agli europei di mettere insieme le loro risorse militari usando una rete di comando – quella Nato – già perfettamente funzionante.

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