BRUXELLES – «Una vendetta di Merz». Che può spaccare l’Europa e non solo creare una frattura con la Francia. L’iniziativa italo-tedesca in vista del Consiglio europeo informale di oggi più che ridisegnare i rapporti di forza dentro l’Unione sta provocando la reazione insofferente del fronte più “europeista” e di quelli più impauriti dalla minaccia militare della Russia. Un gruppo di Stati membri preoccupati in particolare dall’eventualità di un passo indietro nell’integrazione europea a favore dei nazionalismi.
Non è un caso che contro la linea Roma-Berlino stia emergendo l’irritazione di Macron, dello spagnolo Sánchez, di diversi Paesi dell’est e del presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antònio Costa. Ma non della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha stretto un vero e proprio patto con il Cancelliere Merz, connazionale e commilitone della Cdu.
L’operazione italo-tedesca, infatti, è nata dal desiderio di rivalsa del leader di Berlino e ora – è il timor…
BRUXELLES – «Una vendetta di Merz». Che può spaccare l’Europa e non solo creare una frattura con la Francia. L’iniziativa italo-tedesca in vista del Consiglio europeo informale di oggi più che ridisegnare i rapporti di forza dentro l’Unione sta provocando la reazione insofferente del fronte più “europeista” e di quelli più impauriti dalla minaccia militare della Russia. Un gruppo di Stati membri preoccupati in particolare dall’eventualità di un passo indietro nell’integrazione europea a favore dei nazionalismi.
Non è un caso che contro la linea Roma-Berlino stia emergendo l’irritazione di Macron, dello spagnolo Sánchez, di diversi Paesi dell’est e del presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antònio Costa. Ma non della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha stretto un vero e proprio patto con il Cancelliere Merz, connazionale e commilitone della Cdu.
L’operazione italo-tedesca, infatti, è nata dal desiderio di rivalsa del leader di Berlino e ora – è il timore di diversi governi del sud Europa - si sta trasformando in qualcosa di più. Perché? Merz è rimasto scottato da due episodi in particolare: gli eurobond per l’Ucraina e lo stop francese all’accordo con il Mercosur. A quel punto ha iniziato a costruire un percorso per rispondere a Macron (che rigettato l’intesa con il Sud America) sperando di placare le proteste “domestiche” che stanno dando nuovo ossigeno ai neonazisti di Afd. Il suo obiettivo è allora conquistare due certezze: stop ad altri eurobond e sistema della difesa costruito sugli eserciti nazionali. La Germania del resto ha messo sul tavolo a questo scopo ben 100 miliardi di euro e punta a spenderli per garantire in primo luogo se stessa. Non ha bisogno del sostegno europeo.
Meloni, che ha evitato a dicembre di schierarsi apertamente a favore degli eurobond e ha appoggiato – pur senza entusiasmo - l’accordo con il Mercosur, è così diventata l’interlocutrice di Berlino. Merz inoltre accusa Costa e Macron di avergli teso una trappola proprio sui 90 miliardi per Kiev. Accusa cui l’inquilino dell’Eliseo ha risposto facendo pervenire una nota informale ma piccata alla Cancelleria: «È stato lui che si è esposto, lo avevo avvertito che sugli asset russi non c’era una soluzione».
Meloni ha colto l’occasione per sfruttare l’asse con Berlino al fine di difendere l’amicizia con Donald Trump, tentare di isolare il “nemico” francese, archiviare il Green Deal e frenare il percorso di integrazione europea. Perché nelle proposte italo-tedesche spicca la tendenza a riassegnare un ruolo centrale ai governi nazionali. Non a caso la presidente del consiglio, anche nel recente incontro di Roma, ha fatto capire a Merz che pur di segnare un punto sul “nazionalismo” e sulla prospettiva intergovernativa dell’Europa è pronta a non insistere su due punti che hanno rappresentato una costante per l’Italia: eurobond e difesa comune. Il nostro debito pubblico, infatti, ha sempre imposto queste due opzioni. Il traguardo politico, insomma, vale più di quello economico. La proposta italo-tedesca viene infatti vista dal fronte opposto come un passo indietro nel percorso di integrazione e come una limitazione alle capacità di intervento della Commissione.
In questo quadro, Merz ha ricomposto i rapporti con von der Leyen attraverso il suo ministro della Cancelleria Thorsten Frei amico fraterno di Bjoern Seibert, capo di gabinetto della presidente della Commissione. Una riconciliazione che si basa sul patto per la permanenza a Palazzo Berlaymont di Ursula (nei suoi interventi di ieri infatti ha replicato i contenuti della lettera italo-tedesca) fino a fine mandato. Macron aveva sondato il Cancelliere sulla possibilità di nominare un tedesco il prossimo anno alla guida della Bce concedendo in cambio la presidenza della Commissione a un/a francese. Ipotesi ora respinta da Merz che nei suoi colloqui riservati ripete spesso che il “collega” tra un anno non sarà più presidente. Tanto che proprio l’inquilino dell’Eliseo ha detto ad alcuni europarlamentari francesi: «Hanno spiegato a Friedrich che nel 2027 si vota pure in Italia?».
Una situazione che rischia di replicare lo scontro Nord-Sud con l’eccezione italiana e dei paesi dell’Est che vedono a rischio la difesa comune contro Mosca. Il vertice di oggi non si apre sotto i migliori auspici.