Il Bangladesh al voto a due anni dalle proteste della Gen Z, Yunus: “Costruiamo un nuovo Paese”
di Benedetta PerilliDoppio voto oggi in Bangladesh per le prime elezioni legislative dopo la sanguinosa rivolta che nell’agosto 2024 ha portato, grazie alla spinta della Generazione Z, alla caduta del regime dell’ex premier Sheikh Hasina, condannata a morte in contumacia per crimini contro l'umanità per la repressione dei manifestanti durante gli ultimi mesi al potere. Sempre oggi il Paese – circa 127 milioni di elettori tra cui 5mila nuovi giovani elettori e quasi 300.000 residenti all’estero che hanno potuto votare per corrispondenza per la prima volta – ha valutato attraverso un referendum un pacchetto di riforme costituzionali proposto dal capo del governo provvisorio, il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, per evitare il ritorno di un regime autocratico come quello di Hasina.
“Da oggi abbiamo la possibilità di costruire un nuovo Paese. L'incubo è finito, è iniziato un nuovo sogno", ha commentato Yunus dopo il voto a Dacca. Ma quello che sembra un vento di novità soffia però su un Bangladesh pr…
Doppio voto oggi in Bangladesh per le prime elezioni legislative dopo la sanguinosa rivolta che nell’agosto 2024 ha portato, grazie alla spinta della Generazione Z, alla caduta del regime dell’ex premier Sheikh Hasina, condannata a morte in contumacia per crimini contro l'umanità per la repressione dei manifestanti durante gli ultimi mesi al potere. Sempre oggi il Paese – circa 127 milioni di elettori tra cui 5mila nuovi giovani elettori e quasi 300.000 residenti all’estero che hanno potuto votare per corrispondenza per la prima volta – ha valutato attraverso un referendum un pacchetto di riforme costituzionali proposto dal capo del governo provvisorio, il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, per evitare il ritorno di un regime autocratico come quello di Hasina.
“Da oggi abbiamo la possibilità di costruire un nuovo Paese. L'incubo è finito, è iniziato un nuovo sogno", ha commentato Yunus dopo il voto a Dacca. Ma quello che sembra un vento di novità soffia però su un Bangladesh presidiato da oltre 300mila agenti che hanno vigilato sulla sicurezza del voto in un clima che gli osservatori delle Nazioni Unite hanno definito di "crescente intolleranza, minacce e attacchi" con uno "tsunami di disinformazione”. Un test di democrazia fragile in un Paese dove l’ong Ain o Salish Kendra continua a segnalare repressioni: da agosto 2024 a dicembre 2025 sono stati 158 i morti in oltre 600 incidenti causati da violenze politiche.
Due i principali partiti (su 51 che si sono presentati) che puntano a ottenere la maggioranza dei 350 seggi del Jatiya Sangsad, la camera unica del Parlamento del Paese, dei quali 300 eletti direttamente e 50 riservati alle donne. Con la destituzione di Hasina il suo partito Lega Awami è stato vietato lasciando il posto all’altra formazione che per anni ha rivaleggiato con la Lega, ovvero il Partito nazionalista del Bangladesh che ora viene indicato come favorito.
L’altro partito che potrebbe avvicinarsi alla vittoria – in un esito molto incerto che potrebbe definirsi nella giornata di domani – è la coalizione di 11 formazioni guidata dagli islamisti del Jamaat-e-Islami. In un Paese musulmano per oltre il 90% (l’8% della popolazione è induista), gli islamisti, che sostengono un’applicazione rigida del Corano, sono stati dichiarati fuori legge durante il regime di Hasina e tornati alla ribalta dopo le proteste del 2024. Oggi contano sul sostengo del Partito Nazionale dei Cittadini che ha raccolto il malcontento popolare durante le sommosse.