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In Texas “invasione di droni dal Messico”, ma il cannone laser Usa abbatte un palloncino

(reuters)

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Il pasticcio che ha portato alla chiusura dell’aeroporto di El Paso. Il Pentagono ha concesso alle Guardie di frontiera un’arma segreta hi-tech, il cui uso ha provocato il caos nei cieli
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Messico e nuvole. Con tanti, troppi droni. Così numerosi che il muro costruito sul confine dagli Stati Uniti non riesce a contenerli, perché l’intraprendenza dei narcos non conosce limiti tecnologici. E anche la reazione americana ha voluto mostrarsi hitech, arrivando al punto di schierare cannoni laser per abbattere la processione di macchine volanti irrispettose dei confini. Un duello da pistoleri nei cieli del Texas, declinato però nelle sfere più avanzate dell’innovazione bellica, con il risultato di far proclamare la chiusura per ben dieci giorni dell’aeroporto di El Paso. Insomma, un vero pasticcio che ha alimentato un lungo mistero carico di speculazioni complottiste e spinto ad evocare pure gli Ufo. Poi il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha spiegato con toni marziali che a provocare il blocco era stata “un’incursione dei droni dei cartelli” e che “la minaccia era stata neutralizzata” dai militari.

La verità è emersa solo dopo molte ore, quando si è scoperto che la segretis…

Messico e nuvole. Con tanti, troppi droni. Così numerosi che il muro costruito sul confine dagli Stati Uniti non riesce a contenerli, perché l’intraprendenza dei narcos non conosce limiti tecnologici. E anche la reazione americana ha voluto mostrarsi hitech, arrivando al punto di schierare cannoni laser per abbattere la processione di macchine volanti irrispettose dei confini. Un duello da pistoleri nei cieli del Texas, declinato però nelle sfere più avanzate dell’innovazione bellica, con il risultato di far proclamare la chiusura per ben dieci giorni dell’aeroporto di El Paso. Insomma, un vero pasticcio che ha alimentato un lungo mistero carico di speculazioni complottiste e spinto ad evocare pure gli Ufo. Poi il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha spiegato con toni marziali che a provocare il blocco era stata “un’incursione dei droni dei cartelli” e che “la minaccia era stata neutralizzata” dai militari.

La verità è emersa solo dopo molte ore, quando si è scoperto che la segretissima “arma ad energia diretta” fatta intervenire per respingere lo sconfinamento messicano non aveva incenerito un narcodrone bensì un pallone delle feste. Sì, un cannone laser è stato autorizzato dal Pentagono ad aprire il fuoco sul territorio statunitense con l’unico risultato di distruggere un palloncino di quelli che si usano nei compleanni dei bambini o nelle cerimonie nuziali.

Sembra quasi una provocazione d’artista, proprio come la bambina issata in alto dai palloncini che Bansky ha disegnato sul muro della West Bank, mentre invece è solo un capitolo mal gestito della protezione delle frontiere nell’epoca dei droni che i falchi della Casa Bianca stanno addirittura cavalcando con spirito da cow boy per legittimare un’azione militare in Messico.

In fondo, davanti a questa minaccia gli Usa non si sono dimostrati diversi dall’Europa. Nessuno sa come fermare l’ultima generazione di quadricotteri, che sono immuni dai disturbatori di frequenze ossia da quei fuciloni dall’aria un po’ marziana che vengono in genere esibiti dai poliziotti durante i vertici internazionali. Non si può sparargli contro, sia perché centrarli è estremamente difficile, sia perché i rottami si trasformerebbero in una bomba su case, auto e persone. E se gli agenti dell’Ice sono diventati tristemente celebri per la facilità con cui premono il grilletto, i loro cugini della Customs and Border Protection hanno voluto superarli e si sono fatti prestare dal Pentagono il cannone più moderno di tutti: un’arma a energia diretta, meglio nota come laser. Il sistema Locust da 20 kilowatt costa dieci milioni di dollari ed è considerato così potente da polverizzare gli elicotterini telecomandati – ormai autonomi nel seguire la rotta assegnata – che i cartelli messicani mandano a nugoli sopra lo sbarramento tra i due Paesi.

Soldati e guardia di frontiera non si sono preoccupati di preavvertire le autorità dell’aviazione civile e hanno iniziato a tirare raggi micidiali nel cielo di El Paso. Ottenendo di dare un altro colpo alla fiducia nelle autorità federali, troppo prese dall’assecondare le pulsioni securitarie della presidenza Trump per dedicare tempo al coordinamento tra loro. Quest’inefficienza non è sfuggita ai propagandisti del Cremlino, ultimamente tornati a rinfocolare la competizione con gli Stati Uniti, come il seguitissimo Rybar che su Telegram si è chiesto cosa accadrebbe se Cuba ottenesse i droni-bomba Geran dalla Russia per rispondere al blocco del petrolio disposto dalla Casa Bianca.

Una domanda a cui è difficile rispondere. Oggi l’amministrazione Trump non riesce a dare neppure una risposta all’ondata di droni che tracimano dal Messico alzandosi sopra il muro. Non ci sono neppure dati aggiornati su questa aviazione nelle mani dei cartelli. A luglio Steven Willoughby, numero due del programma di contrasto ai velivoli telecomandati della Homeland Security, in un’audizione al Congresso ha spiegato che nel secondo semestre del 2024 erano stati avvistati oltre 27 mila quadricotteri in un raggio di cinquecento metri dalla frontiera, quasi sempre di notte. Due le missioni svolte da questi mezzi: la principale è lo spionaggio. Si alzano sopra il muro e controllano i movimenti degli agenti statunitensi con le telecamere all’infrarosso, a cui non sfugge il calore dei corpi e dei motori. Quando sono certi che non ci siano guardie sul terreno, allora i narcos danno il via libera a loro uomini nei tunnel che fanno entrare negli States migranti o carichi di droga. Il compito minoritario affidato ai robot dei cieli è il trasporto di cocaina, in quantità limitate perché ogni macchina riesce al massimo a trasportare 10-15 chili: un vincolo che rende i quadricotteri più idonei al trasferimento di soldi, affidandogli pacchi compressi di banconote che vanno e vengono sui due lati della frontiera.

Steven Willoughby ha anche descritto come in tutta l’America centro-meridionale i signori della droga ormai usino i quadricotteri esplosivi come lo strumento preferito per i regolamenti di conti e per gli attentati contro le forze dell’ordine. Tutti i cartelli messicani e colombiani hanno creato squadre di droneros e si sono dotati persino di strumenti di disturbo, quasi sempre acquistati in Cina, per contrastare i robot volanti dei rivali. Non solo. Molti colombiani e messicani, spesso con trascorsi nella polizia o nell’esercito, sono andati a combattere in Ucraina: sono le nazionalità più diffuse nella legione internazionale e anche quelle che hanno subito il maggior numero di caduti. Parecchi di questi giovani sono stati addestrati a pilotare i droni e hanno acquistato sui campi di battaglia competenze superiori a quelle dei federali o degli stessi militari americani. E davanti ai deputati, mister Willoughby – che appartiene allo stesso dipartimento dell’Ice – ha dichiarato: “E’ solo una questione di tempo prima di vedere cittadini statunitensi o le nostre forze dell’ordine prese di mira dai droni nella regione del confine”.

Queste profezie bellicose fanno pure temere che l’amministrazione Trump stia cercando un pretesto per giustificare un’azione militare contro i trafficanti di droga sul territorio messicano, più volte paventata nei mesi precedenti il blitz di Caracas contro Maduro. Non a caso, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha espresso dubbi sulla versione ufficiale di Washington sul pasticcio di El Paso e negato che ci fossero allarmi per i quadricotteri sul confine. Il Pentagono ha replicato citando un dato generico: “Ogni mese ci sono mille incursioni di droni dei cartelli”. “Un’incursione non è un attacco”, ha sottolineato Scott Brown, un ex agente speciale della Homeland Security Investigations (HSI) in Arizona, che si è occupato a lungo di contrastare i voli degli elicotterini: “C’è una chiara differenza tra le due cose. E quando ho sentito della chiusura dell’aeroporto di El Paso, la mia preoccupazione è subito stata: siamo davanti a un pretesto per un contrattacco americano in Messico?”.

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