Narges Mohammadi è stata picchiata così duramente da non riuscire a sedersi. La denuncia arriva dal comitato norvegese del Nobel che nel 2023 le conferì il premio per la Pace e che riporta testimonianze oculari raccolte in Iran e giudicate assolutamente «attendibili e verificate». Mohammadi, che ha 53 anni, è stata picchiata con bastoni di legno durante il suo arresto, trascinata per i capelli fino a «perderne una parte». In carcere «è stata ripetutamente colpita nella zona genitale e pelvica, rendendola incapace di sedersi o muoversi senza un dolore intenso e sollevando gravi preoccupazioni per una possibile frattura ossea», scrive il comitato.
Mohammadi è la tigre della battaglia per i diritti umani, civili e politici in Iran. Dagli anni ‘10 entra ed esce dal carcere, suo marito e i suoi figli sono scappati all’estero, lei si è sempre rifiutata di lasciare il Paese. L’ultima volta è stata fermata il 12 dicembre scorso, mentre era in permesso medico fuori dal carcere e partecipava ai…
Narges Mohammadi è stata picchiata così duramente da non riuscire a sedersi. La denuncia arriva dal comitato norvegese del Nobel che nel 2023 le conferì il premio per la Pace e che riporta testimonianze oculari raccolte in Iran e giudicate assolutamente «attendibili e verificate». Mohammadi, che ha 53 anni, è stata picchiata con bastoni di legno durante il suo arresto, trascinata per i capelli fino a «perderne una parte». In carcere «è stata ripetutamente colpita nella zona genitale e pelvica, rendendola incapace di sedersi o muoversi senza un dolore intenso e sollevando gravi preoccupazioni per una possibile frattura ossea», scrive il comitato.
Mohammadi è la tigre della battaglia per i diritti umani, civili e politici in Iran. Dagli anni ‘10 entra ed esce dal carcere, suo marito e i suoi figli sono scappati all’estero, lei si è sempre rifiutata di lasciare il Paese. L’ultima volta è stata fermata il 12 dicembre scorso, mentre era in permesso medico fuori dal carcere e partecipava ai funerali di un avvocato e attivista morto in circostanze poco chiare, prima che le proteste dei commercianti dessero vita a una ondata di manifestazioni anti-sistema in tutto il Paese.
Da allora è stata tenuta in isolamento, ha potuto parlare con il suo avvocato solo pochi giorni fa, al telefono, per comunicargli di aver ricevuto una nuova condanna a oltre sette anni di prigione «per raduno e collusione contro la sicurezza nazionale» e «propaganda contro lo stato». «Nonostante le sue condizioni critiche, è stata sottoposta a un prolungato isolamento in una cella senza finestre con illuminazione artificiale costante, pavimento freddo e biancheria da letto inadeguata», denunciano i norvegesi. La famiglia non riceve sue telefonate dal 14 dicembre. Per protestare contro le condizioni in cui la tengono in carcere, lunedì scorso aveva iniziato lo sciopero della fame che ha dovuto interrompere dopo sei giorni anche per via delle sue precarie condizioni di salute, visto che soffre di problemi di cuore e di pressione.
Il suo avvocato ha raccontato che la nuova condanna è arrivata dopo che la Nobel si è rifiutata di farsi processare da un tribunale rivoluzionario, disconoscendone la legittimità. Il comitato di Oslo chiede l’immediato e incondizionato rilascio di Mohammadi.