Abiti color zafferano, cappelli di lana sulla testa e fiori in mano, hanno percorso 3.700 chilometri in 108 giorni, camminando – qualcuno perfino a piedi nudi nonostante temperature rigide e perfino una tempesta di neve - da Fort Worth, in Texas, su verso nord fino a Washington: per sensibilizzare “l'America e il mondo sulla necessità di pace, gentilezza amorevole e compassione”. Sono i 19 monaci buddisti provenienti da diverse parti del mondo, che, accompagnati dal cane Aloka, hanno deciso di affrontare “un viaggio spirituale” attraverso nove stati per rivendicare un concetto semplice. La Pace, appunto.
La loro avventura lenta, ha avuto un successo straordinario: lungo il percorso, sono stati applauditi e accompagnati, rifocillati e seguiti con una passione tale da ricordare la lunga corsa attraverso l’America di Tom Hanks nel film Forrest Gump. D’altronde, la loro “camminata per la pace” ha avuto un successo incredibile anche sui social: seguita e rilanciata da milioni di persone. …
Abiti color zafferano, cappelli di lana sulla testa e fiori in mano, hanno percorso 3.700 chilometri in 108 giorni, camminando – qualcuno perfino a piedi nudi nonostante temperature rigide e perfino una tempesta di neve - da Fort Worth, in Texas, su verso nord fino a Washington: per sensibilizzare “l'America e il mondo sulla necessità di pace, gentilezza amorevole e compassione”. Sono i 19 monaci buddisti provenienti da diverse parti del mondo, che, accompagnati dal cane Aloka, hanno deciso di affrontare “un viaggio spirituale” attraverso nove stati per rivendicare un concetto semplice. La Pace, appunto.
La loro avventura lenta, ha avuto un successo straordinario: lungo il percorso, sono stati applauditi e accompagnati, rifocillati e seguiti con una passione tale da ricordare la lunga corsa attraverso l’America di Tom Hanks nel film Forrest Gump. D’altronde, la loro “camminata per la pace” ha avuto un successo incredibile anche sui social: seguita e rilanciata da milioni di persone. A Washington, poi, sono stati accolti martedì da migliaia di persone che li aspettavano proprio sotto quel Lincoln Memorial dove Martin Luther King pronunciò il suo discorso più celebre, quello che iniziava con “I have a dream”, ho un sogno, e predicava la fine del razzismo. Fra loro c’era pure il figlio di MLK (che si chiama proprio come suo padre, Martin Luther King III): “La marcia è un potente promemoria che la pace si pratica passo dopo passo. In un tempo diviso, questo è ciò che significa difendere il meglio di noi stessi. L'amore richiede perseveranza. La pace è forza”, ha scritto subito dopo su X.
C’erano poi religiosi di altre fedi che li hanno voluti raggiungere nella capitale americana per mostrare sostegno al loro messaggio. Non politico: sebbene lungo il loro percorso siano state viste spesso bandiere palestinesi, insieme a cartelli con su scritto: “Resistenza pacifica a Donald Trump”. Le scritte esibite a Washington erano invece di tenore diverso. Fra i tanti, "Guerrieri di pace benvenuti", "Uguali diritti per tutti gli esseri umani" e "Ogni cuore ha bisogno di un Aloka". C’era anche Tencho Gyatso, nipote del Dalai Lama, la più alta guida spirituale del buddismo tibetano, che ai monaci ha inviato una lettera letta ad alta voce davanti alla folla: "Il messaggio di pace e comprensione reciproca trasmesso attraverso il comportamento dei monaci in cammino, caratterizzato da umiltà e calma presenza, ha trovato eco in molte persone incontrate lungo il percorso. Possa il loro viaggio contribuire a seminare i semi di pace, comprensione e compassione negli Stati Uniti e oltre”.
Ha preso la parola anche uno dei monaci, Bhikkhu Bodhi, che in realtà è originario di Brooklyn. Che ha descritto la marcia come evento capace di dimostrare “quanto, indipendentemente dalla razza a cui si appartiene, dall'etnia da cui si proviene, dalla fede religiosa a cui si aderisce, dal colore della pelle, tutti celebriamo la pace". Le lunghe camminate per una causa sono d’altronde una tradizione molto cara al Buddhismo Theravada, quella più antica e conservatrice, dominante in Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Laos e Cambogia, cui appartengono i religiosi. Proprio per questo alcuni di loro hanno camminato a piedi nudi o con solo i calzini per alcuni tratti del percorso: per meglio sentire il terreno e rimanere vigili nel momento presente. Uno sforzo che ha avuto anche una sua piccola tragedia. Nei pressi di Houston, a Novembre, mentre il gruppo camminava sul ciglio di un'autostrada il loro veicolo di scorta è stato investito da un camion. Due monaci sono rimasti feriti e uno di loro, Maha Dam Phommasan ha subito l’amputazione di una gamba. Ha comunque raggiunto gli altri a Washington con la sua sedia a rotelle.