NEW YORK – Dichiarare vittoria e ritirarsi. E’ una tattica collaudata, quella che l’amministrazione Trump ha scelto di seguire per chiudere il tragico capitolo dei raid contro gli immigrati a Minneapolis. Offre però alla comunità locale un po’ di respiro, se gli agenti mascherati lasceranno davvero le sue strade, e soprattutto indica una marcia indietro che potrebbe ripetersi in altre città e su altri temi, se le opposizioni applicheranno una resistenza simile contro le attività del governo ai limiti della legalità e del rispetto delle norme costituzionali.
La svolta è stata annunciata in conferenza stampa da Tom Homan, l’inviato speciale che il presidente Trump aveva mandato in Minnesota per calmare la situazione, dopo le uccisioni di Renee Good e Alex Pretti. "Nelle ultime due settimane - ha detto Homan - abbiamo visto grandi cambiamenti, e sono stati buoni". Ha rivendicato il fatto che Minneapolis non è più una città santuario ed è più sicura di prima. Quindi gli agenti dell’Ice v…
NEW YORK – Dichiarare vittoria e ritirarsi. E’ una tattica collaudata, quella che l’amministrazione Trump ha scelto di seguire per chiudere il tragico capitolo dei raid contro gli immigrati a Minneapolis. Offre però alla comunità locale un po’ di respiro, se gli agenti mascherati lasceranno davvero le sue strade, e soprattutto indica una marcia indietro che potrebbe ripetersi in altre città e su altri temi, se le opposizioni applicheranno una resistenza simile contro le attività del governo ai limiti della legalità e del rispetto delle norme costituzionali.
La svolta è stata annunciata in conferenza stampa da Tom Homan, l’inviato speciale che il presidente Trump aveva mandato in Minnesota per calmare la situazione, dopo le uccisioni di Renee Good e Alex Pretti. "Nelle ultime due settimane - ha detto Homan - abbiamo visto grandi cambiamenti, e sono stati buoni". Ha rivendicato il fatto che Minneapolis non è più una città santuario ed è più sicura di prima. Quindi gli agenti dell’Ice verranno ritirati, lasciando "un piccolo contingente in Minnesota". L’annuncio però non deve far pensare che l’amministrazione abbia cambiato la sua linea politica, perché "il presidente Trump ha promesso la deportazione di massa, e questo è quanto il nostro paese avrà".
Il governatore Walz ha definito l’intervento come "un’invasione senza precedenti da parte del governo federale della nostra vita, sotto tutti gli aspetti. Ci lasciano con danni profondi e traumi generazionali. Ci lasciano nella rovina economica, in alcuni casi". Walz ha detto di essere ora "cautamente ottimista", ma come tutti gli altri abitanti della città crederà al ritiro solo quando lo vedrà con i propri occhi.
L’Ice aveva inviato circa 3.000 agenti a Minneapolis, per condurre l’Operation Metro Surge, che ha portato a oltre 4.00 arresti. Lo scopo era colpire in particolare la comunità somala, accusata di frodi ai danni dello stato relativi ai fondi per l’assistenza degli immigrati, ma poi si era allargata in maniera esponenziale. In molti casi sono stati arrestati anche cittadini americani, perché dall’aspetto fisico potevano sembrare immigrati illegali, e hanno passato diversi giorni in detenzione, prima di essere rilasciati. La maggior parte degli arrestati e deportati dall’Ice, a livello nazionale, non aveva precedenti penali.
La popolazione locale ha protestato e queste manifestazioni sono state represse con una violenza che ha portato all’uccisione prima di Renee Good e poi di Alex Pretti, entrambi cittadini americani, che stavano solo esercitando il loro diritto costituzionale di esprimere la propria opposizione alle attività condotte dal governo usando i soldi dei contribuenti. Per quanto intense fossero le proteste, ormai è chiaro che tanto Good, quanto Pretti, non costituivano una minaccia per la sicurezza degli agenti. Questa realtà dei fatti ha provocato una reazione negativa anche tra i repubblicani e tra gli elettori, dove ormai solo il 39% approva le politiche adottate da Trump sull’immigrazione.
Questo ha costretto il presidente a fare marcia indietro, soprattutto per il timore dell’impatto negativo che la crisi minaccia di avere sulle elezioni midterm di novembre. Quindi ha inviato Homan per cacciare i responsabili del problema, a partire dalla segretaria alla Homeland Security Noem e il comandante degli agenti Greg Bovino, calmare le acque e chiudere questo capitolo imbarazzante. Il ritiro potrebbe dimostrare che quando Trump viene affrontato con decisione, da Minneapolis alla Groenlandia, fa retromarcia. La deportazione di massa però continua, con il rischio di rivivere a breve simili crisi.