CORTINA – Squalificato dalle gare, ma non espulso dai Giochi. Il caso più imbarazzante di Milano-Cortina si chiude con una pilatesca esibizione di equilibrismo del Cio, capace di scontentare tutti. Vladyslav Heraskevych, campione ucraino di skeleton, non potrà tentare di conquistare una medaglia indossando il suo casco Spoon River, con le immagini di oltre venti atleti e allenatori uccisi dai russi nel corso dell’invasione del suo Paese. Casco oscurato e competizione negata, ma accredito olimpico precipitosamente restituito «in via eccezionale» dopo che l’aggressione di Mosca contro Kiev, politicamente esplosa nello Sliding Centre ampezzano, minacciava di travolgere anche i vertici delle Olimpiadi.
Di primo mattino il disperato tentativo della presidente Kirsty Coventry di convincere Haraskevych a rinunciare alla sua denuncia di un conflitto crudele, mostrando al mondo che segue i Giochi i volti delle vittime di Putin anche tra gli sportivi. «Gli ho parlato da atleta – ha detto C…
CORTINA – Squalificato dalle gare, ma non espulso dai Giochi. Il caso più imbarazzante di Milano-Cortina si chiude con una pilatesca esibizione di equilibrismo del Cio, capace di scontentare tutti. Vladyslav Heraskevych, campione ucraino di skeleton, non potrà tentare di conquistare una medaglia indossando il suo casco Spoon River, con le immagini di oltre venti atleti e allenatori uccisi dai russi nel corso dell’invasione del suo Paese. Casco oscurato e competizione negata, ma accredito olimpico precipitosamente restituito «in via eccezionale» dopo che l’aggressione di Mosca contro Kiev, politicamente esplosa nello Sliding Centre ampezzano, minacciava di travolgere anche i vertici delle Olimpiadi.
Di primo mattino il disperato tentativo della presidente Kirsty Coventry di convincere Haraskevych a rinunciare alla sua denuncia di un conflitto crudele, mostrando al mondo che segue i Giochi i volti delle vittime di Putin anche tra gli sportivi. «Gli ho parlato da atleta – ha detto Coventry tra le lacrime – è stato molto commovente. Ci tenevamo a vederlo in gare perché nessuno è in disaccordo con il suo messaggio: ci sono però regole da rispettare per garantire un ambiente sicuro per tutti». Vani i tentavi di mediazione, dalla possibilità di gareggiare con il lutto al braccio, a quella di esibire il casco-manifesto durante gli allenamenti e nelle prove, o davanti ai media al termine della gara.
«La Carta olimpica – ha detto Mark Adams, portavoce Cio – non consente alcun tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale in alcun sito. Quello delle gare è uno spazio neutrale: è stato deciso da e con gli atleti. Nel mondo sono in corso 130 conflitti, non possiamo permettere che tutti esprimano la propria opinione». Rientrata così la prima decisione, «presa con rammarico con il sostegno della Federazione internazionale di bob e skeleton», di ritirare a Heraskevych anche l’accredito per continuare «a partecipare» ai Giochi.
Mediazioni sfociate in conclusioni incomprensibili: subito naufragate nell’indignazione dello slittinista ucraino, dei suoi compagni e del governo di Kiev. «Avrei potuto conquistare una medaglia per l’Ucraina – ha detto Heraskevych – rinunciare è il prezzo della nostra dignità. Non sono d’accordo con il Cio, il mio casco non viola alcuna regola: il Comitato olimpico ha avuto paura perché anche altri atleti si stavano per esprimere. Presenteremo ricorso al Tas (il tribunale arbitrale dello sport, ndr): è difficile ora esprimere ciò che sento, una sorta di senso di vuoto». Poi il commosso ricordo degli amici scomparsi, ricordati con le foto sul casco proibito. «Sono stati uccisi – ha detto Heraskevych – ma la loro voce è più forte di chi ne ha paura».
Duro il commento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Lo sport non dovrebbe significare amnesia, ma contribuire a fermare la guerra, non a fare il gioco degli aggressori. Il casco del nostro atleta è un simbolo di onore e di ricordo, un promemoria per il mondo intero. Dall’inizio dell’aggressione russa 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalle truppe di Mosca: nella vita normale i 13 atleti russi neutrali presenti in Italia si allenano anche nei territori occupati, sostenendo l’aggressione e l’occupazione. Escludere solo un atleta ucraino che ricorda gli amici caduti, fa il gioco della Russia: ma il coraggio vale più di qualsiasi medaglia». In serata l’ultima protesta a Cortina: sei slittinisti ucraini, al termine delle prove della staffetta, si sono inginocchiati nello Sliding Centre e hanno alzato verso il cielo i loro caschi bianchi. Non una parola: tutti hanno capito, nessuno potrà cacciarli.