«Il debito europeo non è più un tabù». Il giorno dopo il "ritiro" dei leader europei per capire come dare una svolta alla competitività dell'Ue e mettere in campo le azioni per creare un vero mercato unico, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, traccia con un gruppo di giornalisti il bilancio della riunione svoltasi nel castello di Alden Biesen. E per la prima volta dice a chiare lettere che gli eurobond non scompariranno dal futuro dell'Unione. Inoltre, avverte che per realizzare le riforme il ruolo dei leader e quindi dei governi dovrà essere centrale.Dovranno essere loro ad assumere il controllo e accompagnare il lavoro della Commissione.
Ieri avete parlato degli eurobond? Il debito comune è uno strumento per raggiungere gli obiettivi che v…
«Il debito europeo non è più un tabù». Il giorno dopo il "ritiro" dei leader europei per capire come dare una svolta alla competitività dell'Ue e mettere in campo le azioni per creare un vero mercato unico, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, traccia con un gruppo di giornalisti il bilancio della riunione svoltasi nel castello di Alden Biesen. E per la prima volta dice a chiare lettere che gli eurobond non scompariranno dal futuro dell'Unione. Inoltre, avverte che per realizzare le riforme il ruolo dei leader e quindi dei governi dovrà essere centrale.Dovranno essere loro ad assumere il controllo e accompagnare il lavoro della Commissione.
Ieri avete parlato degli eurobond? Il debito comune è uno strumento per raggiungere gli obiettivi che vi siete prefissati?
«Questo non è stato discusso. È sicuramente un argomento che affronteremo quando discuteremo del prossimo bilancio pluriennale.Il debito europeo però non è più un tabù. Lo abbiamo utilizzato durante la crisi del Covid e a dicembre per sostenere l'Ucraina. Ciò significa che lo utilizzeremo se e quando necessario».C'era una tensione molto alta tra Francia e Germania. Anche su questo.«Durante l'incontro non l'ho vista.Come tutti sanno, esistono diversi punti di vista su come finanziare l'agenda europea. Ma in realtà, ieri nei dibattiti ci siamo concentrati su come mobilitare gli investimenti privati e come evitare che i risparmi degli europei finanzino aziende negli Stati Uniti e nessun venture capital qui in Europa. Quindi forse ne sono usciti più rilassati».
Cosa ne pensa del prevertice convocato da Merz e Meloni?
«Non è una novità che alcuni Stati membri si incontrino prima del Consiglio europeo. Questo ritiro poi ha suscitato un enorme interesse.Non ho mai ricevuto così tante lettere dai leader, dalle associazioni imprenditoriali, dai sindacati, dalle aziende, dalla società civile. Se alcuni Stati credono utile organizzare una pre-riunione, ok».
Ma cosa significa mercato unico?
«Regole del risparmio uguali per tutti. Consentirne l'uso per favorire gli investimenti. Riconoscimento unico delle qualifiche professionali e degli studi in modo che se una persona può lavorare in Belgio, può farlo ovunque. Fare in modo che si costruiscano dei "campioni europei" dell'industria come Airbus».Non tutti sembrano d'accordo.
Anche per interesse elettorale. È possibile procedere con una cooperazione rafforzata? Con un'Europa a due velocità?
«Abbiamo sempre l'opportunità di utilizzare la cooperazione rafforzata. Ma non ho ascoltato grandi divergenze su questo. Solo un paese ha qualche dubbio, anche sulla Vigilanza unica».Eppure Ursula von der Leyen ha detto che è un'opzione sul tavolo.
Può essere un modo affinchè i Paesi più piccoli si adeguino?
«Ricordo che abbiamo già formati diversi nell'Unione. Alcuni Stati membri fanno parte di Schengen, non tutti hanno adottato l'Euro. Io penso che sarà possibile andare avanti senza una cooperazione rafforzata. Poi se servisse, non è un problema. Lo scorso dicembre, ad esempio, l'abbiamo utilizzata per sostenere il prestito all'Ucraina».Perché lei è così ottimista sulla possibilità di adottare velocemente misure concrete? Se ne parla da anni.«Perché ho ascoltato i leader: hanno un grande senso di urgenza. Tutti capiscono che siamo sotto pressione esterna. L'ordine internazionale è minacciato, alcuni agenti economici e paesi promuovono una concorrenza sleale. Dobbiamo agire per la nostra prosperità e per la nostra sicurezza».Il Rapporto Letta però risale a più di un anno fa.«Teoricamente, abbiamo concluso il mercato unico nel 1992. Siamo nel 2026. Questi sono stati tempi. Dopo il nostro ritiro sulla difesa l'anno scorso, però, abbiamo fatto in pochi mesi più di quanto abbiamo fatto negli ultimi decenni. Ora è normale parlare dell'Europa della Difesa.Adesso siamo concentrati sulla competitività. E i leader ne devono prendere il controllo».
In che senso?
«C'è una proposta di monitoraggio ogni due settimane su cosa si sta muovendo in questo processo. Il diavolo è sempre nei dettagli ed è allora molto importante mantenere questo forte controllo politico. Ma bisogna anche evitare di perdersi nei dettagli».Un vertice ogni due settimane con i leader? Così decideranno tutto loro.«È un'idea. Non necessariamente ogni 15 giorni. L'idea è approvare efficacemente un processo tempestivo e mirato per raggiungere l'obiettivo del mercato unico entro la fine del 2027. Se si delega solo ai ministri, forse resteremo in attesa di un risultato concreto».Per essere competitivi davvero bisogna abbassare il prezzo dell'energia.«E infatti tutti hanno compreso che per risolvere una questione così complessa non esistono soluzioni miracolose: né l'eliminazione dell'Ets (una sorta di permesso per inquinare, ndr) né semplicemente investire di più nelle rinnovabili o nel nucleare. Servono soluzioni su misura per tutti. E nuove idee. Ad esempio il leader lituano ha suggerito di utilizzare in anticipo i benefici delle rinnovabili».
Si è parlato molto del "buy european". Ma chi sarebbero i partner extracomunitari considerati affidabili? Giappone? Argentina? Brasile? Usa?
«Dobbiamo utilizzare questo concetto di preferenza europea, tenendo conto dei nostri impegni sugli accordi commerciali. Pacta sunt servanda».
Lei ha parlato di concorrenza sleale. Non è in contraddizione la scelta di proteggersi dalla Cina e poi fare accordi con Pechino?
«Non lo è. Tutti vogliono interagire con la Cina. Ma quando pratica una concorrenza sleale, dobbiamo reagire».
E al prossimo ritiro di cosa parlerete?«Vedremo l'anno prossimo. Ma Alden Biesen è un posto davvero bello».