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Bannon scrisse a Epstein: “Faremo cadere papa Francesco”

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Dai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emerge che l’ex consigliere della Casa Bianca discusse con il finanziere di strategie per opporsi al pontefice
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«Stendere» papa Francesco, grande oppositore del sovranismo, attraverso un film tratto dal libro-scandalo “Sodoma” del francese Frédéric Martel, quello secondo cui l’80 per cento del clero vaticano è omosessuale ma lo tiene segreto. E l’aiutino, anche economico, del miliardario Jeffrey Epstein, amico di ricchi e potenti. Sì, c’è anche il sogno di Steve Bannon di umiliare il Vaticano nel mare magnum degli Epstein Files. Messaggi inviati a Epstein in più occasioni che riflettono l’aspirazione, se non la trama, di indebolire e imbarazzare Bergoglio.

Quanto il finanziere pedofilo, all’epoca già informato delle indagini su di lui (ne scrive a Bannon in una chat), avesse davvero intenzione di aiutarlo non è chiaro. Il tono dello scambio è esaltato da un lato e ironico dall’altro. Per dire, nel settembre 2018, all’amico che si affanna a mandargli articoli sulla condanna del Vaticano al "nazionalismo populista” a lui caro - spedendogliene pure uno de La Repubblica (Bannon l’europeo apre a B…

«Stendere» papa Francesco, grande oppositore del sovranismo, attraverso un film tratto dal libro-scandalo “Sodoma” del francese Frédéric Martel, quello secondo cui l’80 per cento del clero vaticano è omosessuale ma lo tiene segreto. E l’aiutino, anche economico, del miliardario Jeffrey Epstein, amico di ricchi e potenti. Sì, c’è anche il sogno di Steve Bannon di umiliare il Vaticano nel mare magnum degli Epstein Files. Messaggi inviati a Epstein in più occasioni che riflettono l’aspirazione, se non la trama, di indebolire e imbarazzare Bergoglio.

Quanto il finanziere pedofilo, all’epoca già informato delle indagini su di lui (ne scrive a Bannon in una chat), avesse davvero intenzione di aiutarlo non è chiaro. Il tono dello scambio è esaltato da un lato e ironico dall’altro. Per dire, nel settembre 2018, all’amico che si affanna a mandargli articoli sulla condanna del Vaticano al "nazionalismo populista” a lui caro - spedendogliene pure uno de La Repubblica (Bannon l’europeo apre a Bruxelles il fortino populista) – Epstein risponde citando i versi della cacciata di Satana del Paradiso Perduto di John Milton: «Meglio regnare all’Inferno che regnare in Paradiso». Riferimento, forse, al fatto che il guru dell’estrema destra americana aveva appena perso il posto di consigliere alla Sicurezza nazionale, cacciato pure dalla rivista che dirigeva Breitbart per colpa di una certa sua faida con Ivanka, la figlia di Donald Trump. La risposta è altrettanto ironica: «L’importante è regnare...» scrive Bannon, già impegnato a tessere la tela dei sovranisti europei: «Sono concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così che possano candidarsi con liste complete», scrive infatti in uno dei messaggi contenuti nei files.

Nonostante i vari riferimenti al Vaticano avvengano in contesti più ampi, dove si parla anche d’altro – ragazze comprese – Bannon lamenta spesso nei suoi messaggi la spinta del Papa contro xenofobia, razzismo e populismo, nonché i rapporti della Santa Sede con la Cina. E infine, scrive chiaramente le sue aspirazioni in una chat datata 19 Giugno 2019, tenuta su iMessage appena due settimane prima dell’arresto di Epstein. «Will take down Francis» gli scrive: frase cui manca il soggetto e dunque non si sa se intende “noi” faremo cadere Francesco, o “it”, lui, inteso come libr o film. Poi si spinge ad elencare tutti i “nemici”: «I Clinton, Xi, Francesco, l’Ue. Dai, fratello», lo esorta.

Del libro i due hanno certo già parlato. Nei file c’è infatti pure una nota del 1 Aprile 2019 mandata da Epstein a sé stesso, appunto con il titolo inglese, “In the Closet of the Vatican”. Convinto che possa servire alla causa, Bannon vorrebbe proprio Epstein come finanziatore. Glielo dice sempre fra una battuta e l’altra: «Ormai sei il produttore esecutivo di Itcotv» scrive. E quando quello risponde con un punto interrogativo, gli spiega che è l’acronimo del titolo per esteso. Il finanziere, però, non coglie. Passa ad altro, gli chiede di intervistare un altro amico, che pure appartiene al campo opposto: il linguista e filosofo di sinistra Noam Chomsky. Bannon non demorete. Incontra Martel a Parigi, gli chiede di vendergli i diritti. Ma quello non può: “appartengono all’editore francese”. Non se ne farà niente: Epstein muore in carere il 10 agosto di quello stesso anno.

Nei tre milioni di Files, ci sono altri riferimenti al Vaticano. Per lo più irriverenti. Come quando, durante il viaggio papale negli Stati Uniti del 2015, Jeffrey scrive al fratello Mark: «Alloggia vicino casa mia. Ho pensato di invitarlo per un massaggio»: e giù commenti osceni. In realtà qualche interesse per le faccende vaticane lo aveva: le finanze. In alcuni files si fa riferimento al libro "Who Killed God's Banker?: A 30 Year Investigation" di Edward Jay Epstein (non parente) dove si descrive dettagliatamente la struttura finanziaria della banca vaticana, il crollo del Banco Ambrosiano del 1982, e la morte di Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge di Londra.

Che Bannon provasse astio per papa Francesco, è invece cosa nota: in un articolo del quotidiano ultraconservatore The Spectator lo aveva infatti accusato di schierarsi con le "élite globaliste". Esortando, lo scrive il sito d’inchiesta "SourceMaterial", pure Matteo Salvini, ad attaccarlo. «Bannon aspirava a imbarazzarlo e danneggiarlo reclamando una nuova purezza della Chiesa. Penso che abbia mal giudicato la natura del libro e del pontefice» dice Austen Ivereigh, biografo del Papa, a Cnn. La rete che ha parlato pure con l’ex direttore de La Civiltà Cattolica, il gesuita Antonio Spadaro: «Quei messaggi mostrano il desiderio di fondere "autorità spirituale e potere politico per fini strategici". Il defunto papa, spiega infatti Spadaro, si oppose a tale legame: "Ciò che i messaggi rivelano non è semplicemente ostilità verso un pontefice, ma un tentativo più profondo di strumentalizzare la fede come arma – proprio la tentazione che lui cercava di disarmare".

In effetti proprio fra 2018 e il 2019 ci fu un intenso sforzo da parte dei vescovi ultraconservatori americani contro di lui. Culminato nel dossier pubblicato nell'agosto 2018 dall'allora arcivescovo Carlo Maria Viganò, allora già ex ambasciatore pontificio negli Stati Uniti, che lo accusava di non aver affrontato gli abusi commessi dal cardinale Theodore McCarrick. Il Papa fu scagionato da una successiva inchiesta vaticana. Viganò è stato invece scomunicato nel 2024 per non aver riconosciuto la legittimità di papa Francesco, la validità del Concilio Vaticano II e aver separato le sue posizioni dalla Chiesa cattolica.

Il desiderio di Bannon di trasformare il libro di Martel in film gli fece perdere un potente alleato in Vaticano. Il cardinale ultra conservatore Raymond Burke, nemico di Francesco, sì, ma descritto in modo poco lusinghiero in quel testo. Il religioso finì dunque per rompere i rapporti con Dignitatis Humanae, l’Istituto fondato dal britannico Benjamin Harnwell, stretto collaboratore di Bannon in Italia. Lo stesso con cui l’americano aveva collaborato alla creazione dell'accademia per leader nazionalisti-populisti mella “Certosa di Trisulti” di cui si è recentemente tornati a parlare. Harnwell ha infatti appena fatto ricorso contro la decisione del Tar di annullare l’assegnazione a loro di quel monastero.

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