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Il calcio torna a Gaza, ma lo sport palestinese è distrutto: “Giocare in sicurezza è nostro diritto”

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Oltre 600 atleti sono stati uccisi durante la guerra. L’appello dei loro colleghi alle comunità internazionale: “Intervenga contro Israele che ha costretto alla paralisi lo sport palestinese”
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I ragazzini si sono arrampicati su un muro spaccato a metà, tra fili di ferro e rottami che penzolano dai palazzi bombardati. Il tifo è allegro per la prima partita di calcio nella striscia di Gaza da quando è iniziata la guerra nell’ottobre del 2023: la giovanile di Jabalia contro quelli dell’al-Sadaqa, squadra azzurra contro squadra blu. Al secondo giro se la giocano i giovani del Beit Hanoun contro quelli dell’Al-Shujaiya. In campo le emozioni si mescolano, gioia, angoscia, paura per il futuro, speranza che qualcosa finalmente comincerà a rinascere.

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A riportare il calcio a Gaza è stata la Federcalcio palestinese: hanno rimosso le macerie dal vecchio manto erboso di un campetto, hanno tirato su una recinzione alla meno peggio e via al calcio di inizio. La guerra ha distrutto lo sport in Palestina, a Gaza radendo al suolo quasi tutte le strutture per gli allenamenti e il vecchio, storico st…

I ragazzini si sono arrampicati su un muro spaccato a metà, tra fili di ferro e rottami che penzolano dai palazzi bombardati. Il tifo è allegro per la prima partita di calcio nella striscia di Gaza da quando è iniziata la guerra nell’ottobre del 2023: la giovanile di Jabalia contro quelli dell’al-Sadaqa, squadra azzurra contro squadra blu. Al secondo giro se la giocano i giovani del Beit Hanoun contro quelli dell’Al-Shujaiya. In campo le emozioni si mescolano, gioia, angoscia, paura per il futuro, speranza che qualcosa finalmente comincerà a rinascere.

(afp)

A riportare il calcio a Gaza è stata la Federcalcio palestinese: hanno rimosso le macerie dal vecchio manto erboso di un campetto, hanno tirato su una recinzione alla meno peggio e via al calcio di inizio. La guerra ha distrutto lo sport in Palestina, a Gaza radendo al suolo quasi tutte le strutture per gli allenamenti e il vecchio, storico stadio di al Yarmuk, che fu costruito nel 1952 dagli egiziani, allora potenza occupante, che lo pensarono per 9mila persone nel nord dell’enclave, a Gaza city.

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Durante le molteplici guerre arabe e palestinesi con Israele, lo Yarmuk ne era uscito sempre più o meno in piedi, rovinato, colpito, ma ogni volta restaurato. Nell’ultimo conflitto, le forze israeliane lo hanno sventrato e utilizzato come centro di detenzione, che adesso ospita famiglie sfollate nelle tende. Era il più antico e prestigioso stadio palestinese e il suo tramonto racconta la storia di un mondo fatto a pezzi.

Il comitato olimpico palestinese ha messo nero su bianco la tragedia dello sport palestinese in due anni di guerra e occupazione: tra l’agosto del 2023 e l’agosto del 2025, sono morti 684 atleti appartenenti a 34 federazioni diverse. Il tributo più drammatico è stato pagato dal calcio, 367 uccisi, tra cui calciatori, allenatori, arbitri. Altri 54 erano scout, 31 atleti di karate. Il 26% delle vittime aveva tra i 6 e i 20 anni.

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Con "6 mila atleti rimasti disabili avremo la più grande delegazione alle paralimpiadi", denuncia con amarezza il presidente del Cio, Jibril Rajoub, che insieme all’ambasciatrice palestinese ha presentato alla camera dei deputati il rapporto sullo stato dello sport in Palestina, un’iniziativa voluta da Mauro Berruto, deputato del Pd ed ex allenatore della nazionale femminile di pallavolo. Rajoub denuncia “la completa paralisi” dello sport palestinese “imposta dagli israeliani che ostacolano lo spostamento degli atleti all’interno della Cisgiordania e le loro trasferte all’estero, decidendo per noi chi deve rappresentarci”. Sono state “impedite tutte le manifestazioni sportive”, continua, chiedendo al comitato olimpico e alla Fifa di mostrare "il cartellino rosso a Israele".

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Con Rajoub è arrivato in Italia anche il ct della nazionale di calcio della Palestina, Ehab Abu Jazar, premiato con la panchina d’oro speciale dall’associazione degli allenatori italiani. Valerie Tarazi, nuotatrice che ha rappresentato la Palestina alle Olimpiadi di Parigi del 2024 racconta le ferite che la guerra ha lasciato nella sua famiglia. “Sono nata negli Stati Uniti ma vengo da una delle famiglie cristiane più antiche di Gaza. Ho avuto amici, familiari, compagni di squadra bombardati e alcuni uccisi persino in una chiesa a Gaza. Il silenzio non è più neutralità ma complicità. Vogliamo i diritti che tutti gli atleti hanno, di poter allenarci e competere in sicurezza”.

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