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L’Europa rompe con l’America: Merz-Macron, sfida sulla difesa. “C’è una frattura profonda”

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Dalla Conferenza di Monaco attaccano: “Non crediamo più negli stessi valori, via al nucleare Ue”. Oggi tocca a Starmer
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MONACO – I tedeschi le chiamano Grundsatzreden, “discorsi sui fondamentali”. E Friedrich Merz ne ha tenuto uno ieri alla Conferenza di Monaco che farà storia. «L’ordine globale basato su diritti e regole è sulla via della distruzione», ha scandito il cancelliere dal palco. Gli europei non possono più dare per scontata l’alleanza transatlantica: ormai si registra una «profonda frattura» tra le due sponde dell’Atlantico, ha aggiunto. Ma gli Stati Uniti giocano una partita rischiosa: «Neanche loro sono abbastanza potenti per farcela da soli» contro la Cina o le minacce russe.

Quello del leader conservatore è dunque anche un invito a Washington a ridefinire le relazioni con l’Europa e a non buttare alle ortiche la Nato, perché «rappresenta un vantaggio competitivo non solo per l’Europa ma anche per gli Usa». Ma Merz non di fa più illusioni. Dopo quasi un anno di tentativi vani di mitigare la furia iconoclasta di Trump e il suo disprezzo verso l’Europa, il cancelliere sembra aver perso la …

MONACO – I tedeschi le chiamano Grundsatzreden, “discorsi sui fondamentali”. E Friedrich Merz ne ha tenuto uno ieri alla Conferenza di Monaco che farà storia. «L’ordine globale basato su diritti e regole è sulla via della distruzione», ha scandito il cancelliere dal palco. Gli europei non possono più dare per scontata l’alleanza transatlantica: ormai si registra una «profonda frattura» tra le due sponde dell’Atlantico, ha aggiunto. Ma gli Stati Uniti giocano una partita rischiosa: «Neanche loro sono abbastanza potenti per farcela da soli» contro la Cina o le minacce russe.

Quello del leader conservatore è dunque anche un invito a Washington a ridefinire le relazioni con l’Europa e a non buttare alle ortiche la Nato, perché «rappresenta un vantaggio competitivo non solo per l’Europa ma anche per gli Usa». Ma Merz non di fa più illusioni. Dopo quasi un anno di tentativi vani di mitigare la furia iconoclasta di Trump e il suo disprezzo verso l’Europa, il cancelliere sembra aver perso la pazienza. «Le guerre culturali degli Stati Uniti non sono le nostre. E noi non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero scambio». Un chiaro riferimento al discorso devastante del vicepresidente americano J.D. Vance alla scorsa Conferenza. Al suo odio “Maga” per i valori europei e il sostegno altrettanto dichiarato alle destre eversive, l’Europa ha deciso di opporre un muro.

Sulle ceneri del vecchio ordine gli europei sembrano seriamente intenzionati a costruire un’architettura sulla sicurezza nuova. A cominciare dallo scudo atomico: ieri Merz ha rivelato di aver avviato «un dialogo riservato con il presidente francese sulla deterrenza nucleare». Dinanzi a un articolo 5 della Nato che sembra sempre più scritto sull’acqua, la Germania corre ai ripari. Merz ribadisce che «renderemo la Bundeswehr l’esercito più forte d’Europa» e chiede a Macron di aprire l’ombrello nucleare francese sul resto del continente. Il capo dell’Eliseo ha confermato l’avvio dei colloqui nel suo intervento serale a Monaco. E dopo mesi di postura più aggressiva verso Washington rispetto a Merz, il leader francese ha voluto respingere anche le bordate di Vance e di chi piccona i valori occidentali: «Noi siamo troppo timidi e non riusciamo a credere in noi stessi. Tutti dovrebbero ispirarsi a noi e dovrebbero smetterla di criticarci». Macron ha anche ribadito che l’Europa deve tornare a parlare «in maniera trasparente» con Putin: anche questo è un importante messaggio di emancipazione da Washington, ora interlocutore unico con Mosca.

A completare il triangolo della rifondazione europea arriva oggi alla Conferenza anche Keir Starmer: parlerà dell’Europa come di «un gigante addormentato» e proporrà una forza multinazionale di difesa che attivi delle commesse comuni. Londra «non è più quella degli anni della Brexit», dirà, è consapevole «che non esiste una sicurezza britannica senza l’Europa e viceversa» e punta dunque a una collaborazione più stretta tra l’Unione. Al Bayerischer Hof è atteso oggi anche il discorso del segretario di Stato Usa Marco Rubio. Ma anche se dalla “colomba” dell’Amministrazione Trump gli europei si attendono parole meno offensive di quelle di Vance, ormai il dado è tratto. L’Europa non vuole più aspettare gli americani prima di reagire, come un coniglio terrorizzato davanti al serpente. E ieri lo ha dimostrato.

All’interno dello stracolmo Bayerischer Hof dove si tengono gli incontri principali intercettiamo l’ex premier svedese Carl Bildt. Reduce da un discorso a porte chiuse del sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, l’ex ministro della Difesa ne trae una lezione amara: «Siamo al di là del semplice disimpegno. Per gli americani non ci accomunano più né i valori né i sentimenti: soltanto gli interessi. Negoziano sopra le nostre teste con i russi sull’Ucraina. Adesso basta. Ben vengano le avanguardie europee come i Volenterosi che fanno da sprone al resto degli europei. Perché è ora di renderci finalmente autonomi».

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