MONACO – Incontriamo Andrius Kubilius alla fine di una giornata storica, in cui il vecchio ordine transatlantico è andato in pezzi sul palcoscenico del più importante appuntamento globale sulla difesa e la sicurezza. E il Commissario europeo alla Difesa, con la sensibilità che forse ha solo chi è cresciuto in un Paese che confina con la Russia come la Lituania, lancia l’idea di un Consiglio per la sicurezza europeo. E spiega in quest’intervista esclusiva con Repubblica perché Mosca continuerà a essere, anche dopo un’eventuale pace con l’Ucraina, la più grande minaccia per il futuro dell’Europa.
Merz sostiene che l’ordine mondiale “delle regole e delle leggi” è a pezzi.
«È la descrizione della realtà. Chiamiamoli cambiamenti, distruzioni, trasformazioni: le cose stanno andando in una direzione nuova. Quello che dobbiamo fare è chiaro: rafforzare le nostre capacità europee di difesa. Storicamente la difesa è una prerogativa nazionale, ma dobbiamo capire che è ora di cambiare, di diventa…
MONACO – Incontriamo Andrius Kubilius alla fine di una giornata storica, in cui il vecchio ordine transatlantico è andato in pezzi sul palcoscenico del più importante appuntamento globale sulla difesa e la sicurezza. E il Commissario europeo alla Difesa, con la sensibilità che forse ha solo chi è cresciuto in un Paese che confina con la Russia come la Lituania, lancia l’idea di un Consiglio per la sicurezza europeo. E spiega in quest’intervista esclusiva con Repubblica perché Mosca continuerà a essere, anche dopo un’eventuale pace con l’Ucraina, la più grande minaccia per il futuro dell’Europa.
Merz sostiene che l’ordine mondiale “delle regole e delle leggi” è a pezzi.
«È la descrizione della realtà. Chiamiamoli cambiamenti, distruzioni, trasformazioni: le cose stanno andando in una direzione nuova. Quello che dobbiamo fare è chiaro: rafforzare le nostre capacità europee di difesa. Storicamente la difesa è una prerogativa nazionale, ma dobbiamo capire che è ora di cambiare, di diventare più uniti. Dobbiamo porci alcune domande fondamentali. Ad esempio: come declinare l’articolo 42.7 dei Trattati europei, la promessa del mutuo soccorso in caso di aggressione militare?».
Cioè neanche lei si fida più della possibilità che gli americani rispettino l’articolo 5 della Nato nel caso un Paese europeo venga aggredito?
«L’articolo 5 resta un vincolo forte. Ma quello che dicono gli americani nella Strategia di difesa nazionale è che difenderanno il loro emisfero occidentale. E che sposteranno truppe e risorse dall’Europa. È la realtà, dobbiamo accettarla. Se rafforziamo le difese europee difendiamo la Nato ma anche l’articolo 42.7. Per motivi strategici l’Europa deve ora considerare quell’articolo, scritto peraltro quando l’articolo 5 della Nato già esisteva. Solo che nessuno riteneva fosse importante. Ora lo è diventato».
Vuol dire che è anche giusto “europeizzare” l’ombrello nucleare della Francia?
«Non entriamo questo dibattito come Commissione. Anche perché gli americani continuano a dire che ci forniranno la garanzia di uno scudo atomico».
Abbiamo bisogno di un esercito europeo?
«La mia proposta non è quella di un esercito comune come fu formulata storicamente dai padri fondatori dell’Europa, cioè che sostituisca quelli nazionali. Ma penso che dobbiamo essere pronti a rimpiazzare risorse e truppe che gli americani sposteranno dall’Europa. Una forza militare di 80mila, 100mila soldati che abbia un ruolo importante, che sia la nostra spina dorsale in Europa. È un’altra grande sfida che ora si pone. Dobbiamo riflettere su come garantire in futuro una forza di reazione rapida europea».
In Europa formati come i Volenterosi, il binomio Italia-Germania, lo storico sodalizio a franco-tedesco stanno diventando sempre più importanti. Minano le istituzioni europee o sono utili a portare avanti determinate urgenze?
«Sono utili. Anzi. Io proporrei di istituzionalizzare il formato E5, che è stato molto utile per discutere ad esempio le garanzie per la sicurezza in Ucraina. Io penso ci voglia un Consiglio di sicurezza europeo, una vecchia proposta di Merkel e Macron. La mia idea è che ci dovrebbero essere dei membri permanenti, ad esempio Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia. Eventualmente anche il Regno Unito. Più i vertici dell’Ue, Commissione e Consiglio. E membri a rotazione costituiti dagli altri Paesi. Dovrebbero avere un potere decisionale, ma ciò richiederebbe forse delle modifiche ai Trattati. Intanto bisognerebbe istituzionale quel formato, renderlo fisso».
Macron propone un fondo europeo, anche per la difesa, finanziato da eurobond.
«Com’è finanziata la difesa ora? La stragrande maggioranza delle risorse viene investita dagli Stati nazionali. E crescerà al 3,5% del Pil. Vuol dire che nei prossimi dieci anni spenderemo 6.800 miliardi di euro. Noi proponiamo come Commissione circa 60-70 miliardi di euro per la difesa. Cento volte meno di quanto spenderanno gli Stati. Ricordiamoci che dobbiamo cominciare a rimborsare gli eurobond del Recovery Fund. Se aggiungiamo un 20% per la difesa, è una quota enorme di debito. Invece, se “europeizzassimo” ad esempio una quota delle spese nazionali per la difesa, potrebbe essere una soluzione».
La Russia resta la minaccia più grande per l’Europa?
«La Russia è la più grande minaccia per l’Europa. Anche se si arrivasse a una pace in Ucraina, e ce lo auguriamo tutti, dobbiamo capire che Putin continuerà con la sua economia di guerra. Non dobbiamo guardare alla spesa nominale, e comunque stiamo parlando di 150 miliardi all’anno. Ma se la paragoniamo al potere d’acquisto dei russi, stiamo parlando di una cifra sconvolgente: spendono l’85% di quello che tutti noi europei spendiamo per la difesa. Mosca, in teoria, potrebbe essere pronta ad attaccarci nei prossimi anni, persino l’anno prossimo. E se volesse testare l’articolo 5, lo potrebbero fare anche con milioni di droni. E noi non siamo ancora pronti per difenderci da un muro di droni».