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Ucraina, colloqui a tre martedì a Ginevra: “Zelensky si sbrighi”

L’incontro di Volodymyr Zelensky con vari leader Ue a Monaco 

 

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Rubio snobba l’incontro dei volenterosi. L’ucraino: “Elezioni se la Casa Bianca spinge Putin a una tregua”
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Russia e Ucraina torneranno a negoziare con la mediazione degli Stati Uniti. Dopo i due round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, si vedranno martedì e mercoledì a Ginevra, in Svizzera. Ad annunciarlo, dopo diversi giorni di incertezza, è stato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. E il capo-negoziatore ucraino, il segretario del Consiglio di sicurezza Rustem Umerov, lo ha confermato aggiungendo che con lui ci saranno ancora una volta il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, Kyrylo Budanov, il capo di Stato maggiore Andriy Gnatov e il capo del gruppo parlamentare del partito presidenziale David Arakhamia.

A guidare la delegazione russa sarà invece non più il capo dell’intelligence militare Igor Kostjukov, ma l’ex ministro della Cultura oggi consigliere presidenziale Vladimir Medinskij, già capo-negoziatore nel 2022 e un anno fa a Istanbul. Un ritorno che, da un lato, fa pensare che i colloqui andranno oltre le questioni di sicurezza per conc…

Russia e Ucraina torneranno a negoziare con la mediazione degli Stati Uniti. Dopo i due round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, si vedranno martedì e mercoledì a Ginevra, in Svizzera. Ad annunciarlo, dopo diversi giorni di incertezza, è stato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. E il capo-negoziatore ucraino, il segretario del Consiglio di sicurezza Rustem Umerov, lo ha confermato aggiungendo che con lui ci saranno ancora una volta il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, Kyrylo Budanov, il capo di Stato maggiore Andriy Gnatov e il capo del gruppo parlamentare del partito presidenziale David Arakhamia.

A guidare la delegazione russa sarà invece non più il capo dell’intelligence militare Igor Kostjukov, ma l’ex ministro della Cultura oggi consigliere presidenziale Vladimir Medinskij, già capo-negoziatore nel 2022 e un anno fa a Istanbul. Un ritorno che, da un lato, fa pensare che i colloqui andranno oltre le questioni di sicurezza per concentrarsi sui nodi politici più controversi ma che, dall’altro, potrebbe complicare ulteriormente un negoziato già difficile. L’anno scorso la squadra ucraina aveva accusato Medinskij di aver trasformato i colloqui in una «farsa» impartendo lezioni di storia e minacciando perentori ultimatum invece di impegnarsi in negoziati sostanziali. Tanto che, stando all’agenzia di stampa Bloomberg, gli Stati Uniti erano intervenuti per chiedere a Mosca che i “falchi” come Medinskij fossero esclusi dalle trattative.

Stavolta, invece, Washington fa pressione su Kiev. «La Russia vuole un accordo. E Zelensky deve darsi una mossa se no perderà una grande occasione», ha tuonato il presidente statunitense Donald Trump. Mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha disertato l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei del cosiddetto “format di Berlino” (che riunisce tra gli altri Germania, Regno Unito, Polonia, Finlandia e Commissione europea) che si è tenuto a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera in Germania. Una mossa che le capitali europee hanno interpretato come un segno del calo di interesse di Washington nel coinvolgerle nei suoi sforzi per risolvere il conflitto.

A Ginevra, infatti, gli europei non saranno coinvolti benché da Monaco il presidente francese Emmanuel Macron abbia ribadito che «non c’è pace senza gli europei» e invitato i suoi colleghi «a definire regole di coesistenza con la Russia che limitino il rischio di escalation». Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, però, «la Russia non è ancora intenzionata a parlare seriamente. Questa guerra finirà soltanto quando la Russia sarà esausta almeno economicamente e, potenzialmente, militarmente». Mentre il segretario generale della Nato Mark Rutte ha esortato a considerare la Russia non come «un orso possente», ma come una «lumaca da giardino», a giudicare dalla velocità con cui le truppe russe avanzano al prezzo di «perdite sbalorditive».

Sempre a Monaco, mentre il suo ministro degli Esteri Andriy Sibiya ha incontrato l’omologo cinese Wang Yi, Zelensky ha velatamente risposto a Trump. «La Russia non vuole fermare la guerra a meno che non venga sottoposta a pressioni», ha detto intervistato da Politico. Nuove presidenziali? «Se Trump, e penso che possa farlo, spinge Putin a un cessate il fuoco che duri due-tre mesi, le faremo».

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