Ben prima che Donald Trump conquistasse il suo primo mandato e lo chiamasse alla Casa Bianca, nel 2014, Steve Bannon espose la sua visione del mondo – il «sanguinoso conflitto» necessario per preservare l’Occidente giudaico-cristiano, un misto di diffidenza e ammirazione per la «cleptocrazia» putiniana, la sintonia con i movimenti europei di destra – in un lungo videocollegamento con il Vaticano. L’occasione era un convegno promosso dal Dignitatis Humanae Institute, think tank cattolico ultraconservatore con entrature nello Stato pontificio, e segnava l’alba di un’attenzione quasi ossessiva del mondo trumpiano per il Palazzo apostolico.
Perché una benedizione papale avrebbe consacrato il progetto del sovranismo a stelle e strisce, ma la presenza sul trono di Pietro di Francesco, ieri, e di Leone XIV, oggi, rappresenta un intralcio inaggirabile. E così nel corso degli anni da Bannon e sodali sono partiti verso Roma sberleffi, critiche, minacce, riemersi anche dal gorgo degli Epstein fi…
Ben prima che Donald Trump conquistasse il suo primo mandato e lo chiamasse alla Casa Bianca, nel 2014, Steve Bannon espose la sua visione del mondo – il «sanguinoso conflitto» necessario per preservare l’Occidente giudaico-cristiano, un misto di diffidenza e ammirazione per la «cleptocrazia» putiniana, la sintonia con i movimenti europei di destra – in un lungo videocollegamento con il Vaticano. L’occasione era un convegno promosso dal Dignitatis Humanae Institute, think tank cattolico ultraconservatore con entrature nello Stato pontificio, e segnava l’alba di un’attenzione quasi ossessiva del mondo trumpiano per il Palazzo apostolico.
Perché una benedizione papale avrebbe consacrato il progetto del sovranismo a stelle e strisce, ma la presenza sul trono di Pietro di Francesco, ieri, e di Leone XIV, oggi, rappresenta un intralcio inaggirabile. E così nel corso degli anni da Bannon e sodali sono partiti verso Roma sberleffi, critiche, minacce, riemersi anche dal gorgo degli Epstein files.
Durante il primo mandato di Trump, Bannon poteva contare su tre uomini in Italia. C’era Thomas Williams, in quegli anni corrispondente a Roma di Breitbart News, il sito di informazione dell’alt right americana che fece da trampolino di lancio di Bannon per la politica. C’era il cardinale Raymond Leo Burke, capofila dell’opposizione curiale a Francesco, che poi ruppe con Bannon quando questi iniziò a pensare di produrre, proprio con l’aiuto di Epstein, un film su “Sodoma”, il libro-inchiesta dello scrittore francese Frederic Martel sulla diffusa omosessualità nascosta presente in Vaticano (Burke compariva nelle pagine dell’opera). Lo stesso Martel ha spiegato in questi giorni al Religion News Service di non avere mai accettato la proposta di Bannon e di non avere avuto alcun contatto con Epstein.
A Roma, infine, c’era Benjamin Harnwell, che, a capo del Dignitatis Humanae Institute, promosse il tentativo di Bannon di mettere le mani sulla certosa di Trisulti, in Ciociaria, per farne una scuola per sovranisti. Vicenda che si trascina fino ai giorni nostri, perché il ministero dei Beni cultuali prima assegnò a Harnwell il monastero poi glielo ritirò per presunte dichiarazioni fraudolente, ma l’uomo di Bannon, nel frattempo, è stato prosciolto da quelle accuse ed è ora tornato alla carica con un ricorso al Tar del Lazio.
Di certo Steve Bannon aveva messo nel mirino papa Francesco, i suoi appelli a favore dei migranti, le sue aperture all’Islam e alla Cina. E’ in quegli anni – lo raccontò il sito source-material.org – che consigliò a Matteo Salvini di «attaccare» Francesco come metodo sicuro per vincere le elezioni. Per dire dell’alta tensione che correva tra gli Stati Uniti e il Vaticano, peraltro, sempre in quegli anni l’ex nunzio apostolico negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò, accusò Bergoglio di avere insabbiato le denunce degli abusi sessuali su minori compiuti dal cardinale Theodore McCarrick, accuse poi smontate da un circostanziato rapporto pubblicato dal Vaticano nel 2020.
Ora che Francesco non c’è più, l’attenzione di Bannon per il Vaticano non è diminuita. E se altri esponenti della galassia trumpiana, a partire da JD Vance e Marco Rubio, stanno cercando di intessere rapporti cordiali con il Pontefice nato a Chicago, Bannon ha definito Leone XIV il «papa anti-Trump», la «peggior scelta per i cattolici Maga» (Make America Great Again), il Pontefice che «Bergoglio e la sua cricca volevano».
Prevost, lui, ha già fatto sapere che quest’anno, a dispetto delle attese, non visiterà gli Stati Uniti.