MONACO – Quanto fosse tesa l’atmosfera in platea lo si vedeva dal volto tirato di Kaja Kallas, la capa della diplomazia europea, che non ha mosso un muscolo neanche nei passaggi più concilianti del discorso di Marco Rubio, nemmeno quando ha concluso «saremo sempre figli dell’Europa». O quando il segretario di Stato americano ha elogiato l’Europa come culla della civiltà, di Beethoven, Shakespeare…