MONACO – Quando Christiane Amanpour, grande inviata e storico volto della Cnn, gli chiede se sente le enormi pressioni americane - Donald Trump lo ha appena definito di nuovo un “dittatore” e gli ha detto di “muoversi” sul negoziato per la pace - Volodymyr Zelensky fa una perfetta pausa comica, e risponde: «Un po’». Il presidente ucraino ieri è stato interrotto spesso dagli applausi della platea di Monaco, che lo ha accolto con un’ovazione in piedi. Quando il conflitto con Mosca sta per entrare nel quinto anno, il capo di Stato ucraino ha ricordato il bilancio devastante delle ultime settimane di bombardamenti russi: 6.000 droni solo nel mese di gennaio, oltre a 150 missili e oltre 5.000 bombe. E «non c’è una centrale elettrica» che non sia stata colpita dal fuoco russo. Quanto alle accuse di essere un leader illegittimo, avanzate continuamente da Putin e qui e là da Trump, Zelensky ha ricordato che organizzare delle elezioni in guerra è «difficile». Ma «dateci due mesi di cessate il …
MONACO – Quando Christiane Amanpour, grande inviata e storico volto della Cnn, gli chiede se sente le enormi pressioni americane - Donald Trump lo ha appena definito di nuovo un “dittatore” e gli ha detto di “muoversi” sul negoziato per la pace - Volodymyr Zelensky fa una perfetta pausa comica, e risponde: «Un po’». Il presidente ucraino ieri è stato interrotto spesso dagli applausi della platea di Monaco, che lo ha accolto con un’ovazione in piedi. Quando il conflitto con Mosca sta per entrare nel quinto anno, il capo di Stato ucraino ha ricordato il bilancio devastante delle ultime settimane di bombardamenti russi: 6.000 droni solo nel mese di gennaio, oltre a 150 missili e oltre 5.000 bombe. E «non c’è una centrale elettrica» che non sia stata colpita dal fuoco russo. Quanto alle accuse di essere un leader illegittimo, avanzate continuamente da Putin e qui e là da Trump, Zelensky ha ricordato che organizzare delle elezioni in guerra è «difficile». Ma «dateci due mesi di cessate il fuoco, dateci garanzie sulla sicurezza e organizzeremo le elezioni». Una richiesta, questa, che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha rigettato come «il delirio di un malato».
Sul palco di Monaco c’era anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha sostenuto che i russi «non stanno vincendo» e che sul terreno le loro conquiste sono «irrilevanti». Soprattutto, che il costo in termini di vite umane è altissimo: «65 mila soldati caduti soltanto negli ultimi due mesi, una cosa folle».
Nel panel sull’Ucraina, Zelensky - che ieri siè visto con il segretario di Stato Usa Rubio e ha parlato al telefono con gli inviati Witkoff e Kushner - ha anche definito un «grande errore» escludere l’Europa dalle trattative di pace. Un messaggio agli americani in vista dei colloqui di Ginevra, che il presidente si augura siano «seri e sostanziali». La Russia, ha ricordato, parla di un non meglio specificato «spirito di Anchorage» - quello del vertice in Alaska dello scorso agosto dove Putin aveva di nuovo avanzato le sue richieste massimaliste. Pretese inaccettabili, per Kiev.
Nel discorso più atteso di ieri, Rubio non ha mai citato l’Ucraina. Ma quando gli hanno chiesto durante un panel se gli americani ritengano serie le intenzioni dei russi, il capo della diplomazia americana ha ammesso: «Non lo sappiamo». Poi, in un’intervista a Bloomberg, ha aggiunto che gli Stati Uniti non si sottrarranno al loro obbligo di porre fine alla guerra in Ucraina e ha detto di non credere che la Russia possa raggiungere gli obiettivi che si era posta all’inizio. Anche lui, infine, ha ricordato che Mosca sta perdendo 7.000-8.000 soldati a settimana.