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Iran: “Sul tavolo l’accesso Usa ai giacimenti”

(afp)

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Dalla delegazione partita da Teheran per incontrare Witkoff e Kushner emergono aperture sul modello del Venezuela
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Gli iraniani, che sono abili negoziatori, hanno imparato la lezione Venezuela: per trattare con Trump la chiave sono gli affari. La delegazione partita ieri da Teheran e guidata dal ministro degli Esteri Aabbas Araghchi arriva a Ginvera per il secondo round di colloqui con il duo Witkoff-Kushner consapevole che agli americani bisognerà offrire qualcosa di molto concreto per salvare la pelle al sistema senza cedere a condizioni umilianti per la Repubblica islamica.

Il viceministro degli esteri, Majid Takht-Ravanchi, ha chiarito alla Bbc che la Repubblica islamica è pronta a fare concessioni sul nucleare, diluendo per esempio l’uranio già arricchito al 60%, ma che la controfferta americana non può limitarsi semplicemente al ritiro delle portaerei dal Golfo e alla fine della minaccia militare: «Siamo pronti a discutere di questa e di altre questioni relative al nostro programma se saranno disposti a parlare di sanzioni».

Più esplicito è stato un altro viceministro degli Esteri, Hamid G…

Gli iraniani, che sono abili negoziatori, hanno imparato la lezione Venezuela: per trattare con Trump la chiave sono gli affari. La delegazione partita ieri da Teheran e guidata dal ministro degli Esteri Aabbas Araghchi arriva a Ginvera per il secondo round di colloqui con il duo Witkoff-Kushner consapevole che agli americani bisognerà offrire qualcosa di molto concreto per salvare la pelle al sistema senza cedere a condizioni umilianti per la Repubblica islamica.

Il viceministro degli esteri, Majid Takht-Ravanchi, ha chiarito alla Bbc che la Repubblica islamica è pronta a fare concessioni sul nucleare, diluendo per esempio l’uranio già arricchito al 60%, ma che la controfferta americana non può limitarsi semplicemente al ritiro delle portaerei dal Golfo e alla fine della minaccia militare: «Siamo pronti a discutere di questa e di altre questioni relative al nostro programma se saranno disposti a parlare di sanzioni».

Più esplicito è stato un altro viceministro degli Esteri, Hamid Ghanbari, che si occupa di diplomazia economica. Parlando con un gruppo di imprenditori alla camera di commercio di Teheran, ha detto che «per garantire un accordo sostenibile, gli Stati Uniti devono anche beneficiare dei settori economici ad alto rendimento e a rapido ritorno dell’Iran, come i giacimenti congiunti di petrolio e gas, gli investimenti minerari, lo sviluppo urbano e l’acquisto di aeromobili. Anche lo scongelamento dei beni iraniani sarà parte dell’accordo».

Una soluzione all’ucraina o alla venezuelana, insomma, con accordi economici che darebbero accesso al mercato iraniano alle imprese Usa e potenzialmente ottimi guadagni. L’Iran è un paese ricco di risorse, petrolio, gas, ma anche di capitale umano. Solo che per la Repubblica islamica consentire al nemico storico di mettere le mani su settori strategici dell’economia nazionale significherebbe rovesciare 47 anni di politica estera.

Il momento del resto è critico. un nuovo attacco americano-israeliano metterebbe a serio rischio il Sistema, ancora più indebolito dopo la mattanza nelle piazze. E Netanyahu scalda i motori. Ripete che un accordo con l’Iran può essere tollerato da Israele solo se implicherà il trasferimento all’estero di tutto l’uranio già arricchito, «lo smantellamento delle attrezzature che consentono l’arricchimento» e limiti alla gittata dei missili iraniani a 300 km.

Nel viaggio a Washington, il premier israeliano avrebbe spiegato le sue linee rosse a Trump, ottenendo in cambio luce verde agli attacchi contro l’Iran se il negoziato dovesse fallire, dice la Cbs. Ma le condizioni di Netanyahu sono inaccettabili per Teheran. L’unica via è convincere Trump alla maniera di Trump.

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