Volker: “La Nato va rinvigorita, ma l’Ue sta sbagliando a usare la retorica nucleare”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniMONACO – Kurt Volker, ex ambasciatore americano alla Nato ai tempi di George W. Bush ed ex inviato Onu per l’Ucraina, diplomatico di lungo corso e per anni consigliere di un grande Repubblicano e atlantista di ferro come John McCain, ci aiuta in quest’intervista a decifrare le ultime mosse dell’amministrazione Trump su Groenlandia e Ucraina.
Ambasciatore, il discorso di Marco Rubio sembra una pillola avvelenata. L’Europa può essere alleata degli Stati Uniti a condizione che si allinei all’ideologia Maga, che protegga i bianchi dai migranti, che rinunci a un fantomatico “culto del clima” e al libero commercio. Ma che relazione può essere questa?
«L’amministrazione Trump guarda all’Europa come a una parte della stessa sfera di valori. E vede in Europa le stesse dinamiche che negli Usa: una guerra culturale che rischia di distruggere la sua eredità culturale. L’Europa, in fondo, mostra le stesse divisioni».
Alla Conferenza di Monaco è emersa l’ipotesi dell’estensione dell’ombrello nuclea…
MONACO – Kurt Volker, ex ambasciatore americano alla Nato ai tempi di George W. Bush ed ex inviato Onu per l’Ucraina, diplomatico di lungo corso e per anni consigliere di un grande Repubblicano e atlantista di ferro come John McCain, ci aiuta in quest’intervista a decifrare le ultime mosse dell’amministrazione Trump su Groenlandia e Ucraina.
Ambasciatore, il discorso di Marco Rubio sembra una pillola avvelenata. L’Europa può essere alleata degli Stati Uniti a condizione che si allinei all’ideologia Maga, che protegga i bianchi dai migranti, che rinunci a un fantomatico “culto del clima” e al libero commercio. Ma che relazione può essere questa?
«L’amministrazione Trump guarda all’Europa come a una parte della stessa sfera di valori. E vede in Europa le stesse dinamiche che negli Usa: una guerra culturale che rischia di distruggere la sua eredità culturale. L’Europa, in fondo, mostra le stesse divisioni».
Alla Conferenza di Monaco è emersa l’ipotesi dell’estensione dell’ombrello nucleare francese. È il sintomo che l’articolo 5 della Nato è morto?
«Se la memoria non mi inganna gli europei non hanno mai voluto dipendere dai francesi sull’ombrello atomico. Non vedo come possa accadere ora. Inoltre non dovremmo in questo momento delicato dare l’idea di una spinta alla proliferazione nucleare. Però, certo: l’ombrello Nato va rinvigorito».
Veramente è stato Trump il primo a metterlo in discussione, sin dal primo mandato. E adesso minaccia di invadere un’isola che fa parte di Paese alleato, la Groenlandia.
«Quando dice che l’articolo 5 non va preso per scontato intende dire che l’Europa non può vivere sulle spalle degli Stati Uniti per garantirsi la propria sicurezza. Non è giusto, non è sostenibile. Ma ciò non vuol dire mettere in discussione la Nato. Se ognuno fa la sua parte, come gli europei promettono finalmente di fare, possiamo creare un’alleanza fortissima che nessuno si sognerebbe mai di attaccare: è questo il senso delle sue parole».
«Io penso che non si sia reso conto della portata di quello che ha detto. Ha agito un po’ come un immobiliarista che vuole comprarsi una casa. All’inizio non ha capito che conseguenze avrebbe potuto avere. Ed è rimasto sinceramente sorpreso dall’enorme reazione suscitata in Europa ma anche nell’opinione pubblica americana e tra i Repubblicani. Quindi ha fatto un po’ marcia indietro».
I colloqui però sono in corso con la Danimarca e alla Conferenza di Monaco la premier Mette Frederiksen ha detto - dopo un incontro con Rubio - che “non è finita”, che la minaccia resta.
«È vero. Frederiksen ha ragione. Il presidente Trump vuole vedere dei progressi. E io sono molto sorpreso che non ci sia stata finora una discussione all’altezza di questo problema. La Danimarca dovrebbe fare una seria analisi della sicurezza, fare una proiezione sui prossimi quindici anni e dire concretamente cosa va fatto. Senza aspettare di capire cosa fanno gli Usa».
Domani comincia un nuovo round di negoziati sull’Ucraina. E da mesi si continua a girare a vuoto. Putin chiede il Donbass, gli americani non danno le garanzie per la sicurezza, gli europei vanno e vengono dal tavolo, cacciati e riammessi ogni tanto da Trump.
«È semplice: gli Usa hanno detto che concederanno delle garanzie per la sicurezza quando ci sarà un accordo. E Trump tende a prendere alla lettera Putin quando lascia intendere che se gli sarà concesso tutto il Donbass concederà una tregua. Putin, in realtà, non l’ha mai promesso. Magari lo ha detto riservatamente a Kushner e Witkoff perché aumentassero le pressioni su Kiev. Ma Mosca in realtà pretende molto di più. E sa bene che per Zelensky già quelle sono condizioni impossibili da accettare.. Ecco perché Putin insiste sul Donbass: sa che uccide qualsiasi possibilità di un negoziato».
E come si sblocca quest’impasse?
«Trump dovrebbe aumentare la pressione su Putin. È chiaro che il presidente russo si sente in una posizione comoda. E perciò gli conviene continuare a fare questa guerra».
Da mesi Trump sembra tuttavia esercitare pressioni solo su Zelensky. E sembra solo impaziente di fare affari con Putin. È così?
«Sì, è così. Non appena finirà la guerra, Trump vuole togliere le sanzioni alla Russia e fare affari con Putin»