Addio a Jesse Jackson: il reverendo americano paladino dei diritti civili
di Natasha CaragnanoIl carismatico leader statunitense per i diritti civili Jesse Jackson, eloquente ministro battista cresciuto nel Sud segregato, che divenne stretto collaboratore di Martin Luther King Jr. e si candidò due volte alla nomination presidenziale democratica, è morto oggi all’età di 84 anni. A darne notizia è stata la famiglia che lo ha ricordato come “un leader al servizio della comunità, non solo per la nostra famiglia, ma anche per gli oppressi, i senza voce e gli emarginati in tutto il mondo”. Il suo “Keep hope alive” (Mantieni viva la speranza), lo slogan reso famoso dal suo appassionato discorso alla Convention dei Democratici del 1988, è diventato un iconico messaggio di giustizia sociale e uguaglianza economica.
“Lo abbiamo condiviso con il mondo e, in cambio, il mondo è diventato parte della nostra famiglia allargata. La sua incrollabile fede nella giustizia, nell'uguaglianza e nell'amore ha motivato milioni di persone e vi chiediamo di onorare la sua memoria continuando la lotta…
Il carismatico leader statunitense per i diritti civili Jesse Jackson, eloquente ministro battista cresciuto nel Sud segregato, che divenne stretto collaboratore di Martin Luther King Jr. e si candidò due volte alla nomination presidenziale democratica, è morto oggi all’età di 84 anni. A darne notizia è stata la famiglia che lo ha ricordato come “un leader al servizio della comunità, non solo per la nostra famiglia, ma anche per gli oppressi, i senza voce e gli emarginati in tutto il mondo”. Il suo “Keep hope alive” (Mantieni viva la speranza), lo slogan reso famoso dal suo appassionato discorso alla Convention dei Democratici del 1988, è diventato un iconico messaggio di giustizia sociale e uguaglianza economica.
“Lo abbiamo condiviso con il mondo e, in cambio, il mondo è diventato parte della nostra famiglia allargata. La sua incrollabile fede nella giustizia, nell'uguaglianza e nell'amore ha motivato milioni di persone e vi chiediamo di onorare la sua memoria continuando la lotta per i valori per cui ha vissuto”, si legge nel comunicato della famiglia pubblicato dai media americani.
Jesse Jackson nacque a Greenville, nella Carolina del Sud, e raggiunse la notorietà partecipando alle manifestazioni per i diritti civili con Martin Luther King Jr. , di cui divenne uno stretto collaboratore. Dopo l'assassinio di King nel 1968, Jackson divenne uno dei leader per i diritti civili più influenti d'America, con grande disappunto di alcuni collaboratori dell’attivista ucciso, che lo consideravano troppo sfacciato.
E’ proprio a causa delle divergenze con uno di loro che si separò dal movimento di King e diede vita nel 1984 alla National Rainbow Coalition, un'audace alleanza di neri, bianchi, latini, asiatico-americani, nativi americani e persone Lgbtq, ha contribuito ad aprire la strada a un Partito Democratico più progressista. "La nostra bandiera è rossa, bianca e blu, ma la nostra nazione è un arcobaleno: rosso, giallo, marrone, nero e bianco, e siamo tutti preziosi agli occhi di Dio", ha detto una volta Jackson.
Negli anni ‘80 aveva ormai raggiunto una grande notorietà imponendosi anche come leader politico, tanto da provare a candidarsi alle primarie democratiche per la Casa Bianca nel 1984 e nel 1988. La sua campagna mobilitò milioni di elettori afroamericani e progressisti. Nel 1984 arrivò terzo, dietro Walter Mondale e Gary Hart, nella corsa per sfidare il presidente repubblicano Ronald Reagan. Mentre nel 1988 si classificò secondo, insidiando il futuro candidato democratico Michael Dukakis. Non riuscì mai a ottenere la nomination, traguardo che sarebbe stato raggiunto da un candidato afroamericano solo nel 2008 con l’elezione di Barack Obama.
Jackson promise il suo sostegno alla campagna di Barack Obama, ma i rapporti tra i due si incrinarono dopo che il reverendo disse che Obama aveva “trattato con sufficienza i neri”. Il reverendo si scusò per le sue "osservazioni volgari e offensive". Quando l’ex presidente americano pronunciò il suo discorso di vittoria a Chicago il novembre successivo, una telecamera individuò Jackson in lacrime tra il pubblico.
La sua figura fu determinane nel garantire la liberazione di diversi cittadini statunitensi e di altri detenuti all’estero in Paesi tra cui Siria, Iraq e Serbia. Nel giugno 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di ventidue cittadini statunitensi. Negli anni Novanta fu inviato speciale in Africa del presidente democratico Bill Clinton.
La sua vita, però, non fu priva di scandali e controversie. Negli anni è stato accusato di aver fatto commenti antisemiti e la sua posizione contro l’aborto, negli anni della storica sentenza della Corte Suprema “Roe contro Wade”, lo hanno spesso posto contro i suoi stessi sostenitori. “Gli esseri umani non possono dare o creare la vita da soli, essa è in realtà un dono di Dio”, scrisse nel 1977. Mentre la sua retorica e auto-promozione hanno attirato critiche sia all’interno che all’esterno del suo movimento. Negli ultimi anni poi arrivarono le rivelazioni di infedeltà coniugale e le irregolarità finanziarie che coinvolgevano suo figlio ed erede politico, Jesse Jackson Jr.
Non sono state rivelate le cause del decesso, ma Jackon era malato da tempo. Era stato ricoverato in ospedale a novembre e, secondo la sua Rainbow PUSH Coalition, da più di un decennio conviveva con la paralisi sopranucleare progressiva (Psp), una rara malattia neurodegenerativa che compromette la capacità di camminare e deglutire e può portare a complicazioni pericolose. Nel 2017, invece, era stato il reverendo stesso a rivelare di essere affetto dal morbo di Parkinson da almeno due anni. Nonostane la malattia non ha mai abbandonato le sue battaglie. Dopo la morte di George Floyd, un uomo afroamericano ucciso da agenti di polizia nel 2020, Jackson si è recato a Minneapolis. Mentre risale al 2024 la sua ultima apparizione politica, quando è salito sul palco della Convention Democratica di Chicago per sostenere la nomina di Kamala Harris. "Nonostante io venga falsamente e costantemente definito razzista dai mascalzoni e dai lunatici della sinistra radicale, è sempre stato un piacere lavorare con Jesse", ha detto il presidente Donald Trump nel rendergli omaggio. “Era un brav'uomo, con molta personalità, grinta e un'intelligenza della strada. Era molto socievole, una persona che amava davvero la gente!”, ha scritto su Truth.
"Oggi piangiamo la scomparsa del reverendo Jesse Jackson, un gigante del movimento per i diritti civili che non ha mai smesso di chiedere che l'America mantenesse la sua promessa", ha invece ricordato il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Anche il leader dei dem alla Camera, Hakeem Jeffries ha ricordato Jackson come "la leggendaria voce di chi non ha voce, il potente campione dei diritti civili" che "per decenni ci ha ispirato a mantenere viva la speranza in lotta per la libertà e la giustizia per tutti".