Nucleare, missili e arricchimento, i nodi dei negoziati tra Usa e Iran
di Gabriella ColarussoAmericani e iraniani si incontreranno oggi in un clima di tensione e sfiducia tra le parti. Gli Stati Uniti hanno schierato un consistente dispositivo militare nel Golfo e minacciano un nuovo attacco se la diplomazia dovesse fallire. La Repubblica islamica lotta per la sopravvivenza, anche se entrambe le parti dicono di voler evitare la guerra. Sull’esito dei colloqui peseranno molto le discussioni tecniche sull’uranio, l’arricchimento, le ispezioni.
I negoziati con l’America sul programma nucleare vanno avanti dal 2013, dopo l’accordo del 2015 siglato da Obama e stracciato da Trump non si è più arrivati a un compromesso. A giugno dell’anno scorso fu proprio nel mezzo delle trattative che gli Stati Uniti decisero per la prima volta di bombardare il nemico storico. Ecco quli sono i punti su cui si gioca la trattativa.
Le scorte
Quei 400 kg di uranio sepolti sotto le montagne
Dopo la guerra di giugno, c’è notevole incertezza sul destino di oltre 400 chili di uranio arricchito al 60% che…
Americani e iraniani si incontreranno oggi in un clima di tensione e sfiducia tra le parti. Gli Stati Uniti hanno schierato un consistente dispositivo militare nel Golfo e minacciano un nuovo attacco se la diplomazia dovesse fallire. La Repubblica islamica lotta per la sopravvivenza, anche se entrambe le parti dicono di voler evitare la guerra. Sull’esito dei colloqui peseranno molto le discussioni tecniche sull’uranio, l’arricchimento, le ispezioni.
I negoziati con l’America sul programma nucleare vanno avanti dal 2013, dopo l’accordo del 2015 siglato da Obama e stracciato da Trump non si è più arrivati a un compromesso. A giugno dell’anno scorso fu proprio nel mezzo delle trattative che gli Stati Uniti decisero per la prima volta di bombardare il nemico storico. Ecco quli sono i punti su cui si gioca la trattativa.
Le scorte
Quei 400 kg di uranio sepolti sotto le montagne
Dopo la guerra di giugno, c’è notevole incertezza sul destino di oltre 400 chili di uranio arricchito al 60% che sono stati visionati dagli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ultima volta a giugno dell’anno scorso. L’uranio è arricchito al 60%, ben al di sopra della soglia del 3,67% prevista del Jcpoa e al di sotto di quella necessaria (90% di purezza) per costruire una bomba atomica. L’Iran ha sempre sostenuto di non volersi dotare di un’arma nucleare, ma l’Aiea nota che nessun paese che non abbia armi atomiche arricchisce al 60% solo per scopi civili. Alcuni Stati si sono offerti di accogliere le scorte iraniane ma Teheran finora ha rifiutato.
Il programma
Diritto o minaccia? La disputa sull’arricchimento
Negli ultimi giorni il vice-ministro degli Esteri iraniano ha aperto alla possibilità di discutere anche del destino delle scorte di uranio e ha offerto la disponibilità a diluire l’uranio arricchito al 60%, ma solo se gli americani cancelleranno le sanzioni (l’Iran è uno dei paesi più sanzionati al mondo). Trump ha ripetuto che l’Iran non può arricchire l’uranio in patria, Teheran rivendica il suo diritto a farlo secondo il trattato di non-proliferazione. L’anno scorso si era parlato di un possibile compromesso: un consorzio regionale che gestisca l’arricchimento per conto degli iraniani, ma l’idea è poi caduta nel vuoto con l’inizio della guerra dei 12 giorni.
Le ispezioni
Il ritorno dell’Aiea nei siti nucleari bombardati
Wendy Ruth Sherman, la diplomatica che per gli Usa negoziò il Jcpoa, è solita dire che il diavolo, nelle trattative sul nucleare, si nasconde nei dettagli: sono le questioni tecniche a determinare la sostanza dell’accordo, non le linee politiche. Ecco perché le ispezioni sul programma nucleare sono fondamentali. Da giugno, l’Aiea non ha più avuto accesso ai siti bombardati. Le immagini satellitari analizzate dall’Institute for Science and International Security mostrano lavori in corso per fortificare il complesso sotterraneo di Pickaxe. In vista dei colloqui di oggi, Teheran ha aperto alla possibilità di far tornare gli ispettori Aiea per supervisionare gli impianti.
La difesa
Lo scontro sui missili e le richieste di Israele
Prima dei colloqui in Oman, gli americani avevano chiesto di negoziare anche sul programma missilistico di Teheran, ma gli iraniani sono rimasti irremovibili: “Non è e non sarà oggetto di trattativa”. Per il paese si tratta del principale strumento di difesa e deterrenza. Nel 2022 gli Stati Uniti stimarono in circa 3000 missili l’arsenale iraniano, a lungo, medio e corto raggio. Secondo l’intelligence israeliana le scorte si attestano su circa 2000 missili. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto con insistenza che il negoziato con gli iraniani includa anche i missili e un limite di 300 km alla loro gittata. La guida suprema Khamenei ha stabilito in 2000 km il range massimo del programma.
Le alleanze
Dal Libano all’Iraq: le milizie che preoccupano Washington
Israele è il convitato di pietra nelle trattative con Teheran. Oltre alla questione dei missili, Gerusalemme vorrebbe anche che Trump imponesse a Teheran l’abbandono del sostegno alle milizie e ai proxies regionali, quella rete di partiti, movimenti paramilitari e gruppi armati che la Repubblica islamica ha finanziato e supportato in tre decenni di penetrazione regionale, dal Libano allo Yemen. Alcuni dei suoi alleati più preziosi, come gli Hezbollah libanesi, sono stati pesantemente indeboliti dalle guerra israeliane. È successo anche in Siria, con la caduta di Assad per effetto domino della guerra in Libano. Per Teheran la rete di alleanze regionali è un’altra linea rossa non negoziabile.