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“Il Board of Peace è un edificio senza fondamenta e anche Netanyahu rema contro”

(reuters)

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Intervista a Nimrod Novik, primo consigliere dell’ex presidente israeliano Peres. “Dubito che il presidente americano voglia davvero attaccare l’Iran. Teme un conflitto lungo come in Afghanistan”
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«Il Board of Peace è un attico bello e scintillante, senza piani inferiori né fondamenta. È sospeso per aria. E un attico senza fondamenta non può durare». L’ambasciatore in pensione Nimrod Novik, primo consigliere dell’ex presidente israeliano Shimon Peres, si appoggia a una metafora per descrivere sostanza e futuro della nuova creatura diplomatica voluta da Trump.

Perché non ha fondamenta?

«Perché a Gaza non accadrà nulla fino a quando Hamas non sarà disarmata e Israele non accetta che avvenga su base volontaria. Per due ragioni, una legittima e una no».

Quali ragioni?

«Quella legittima è lo scetticismo. È legittimo essere scettici sul fatto che Hamas deponga le armi senza essere fisicamente costretta. A Gerusalemme il mantra è: “se non la disarmiamo noi, non lo farà nessuno”. Ma se poi il governo di Israele non ammette le condizioni del disarmo concordate da tutte le parti, Usa compresi, allora non è scetticismo: è sabotaggio».

Anche il veto di Netanyahu a non far partecipare i pal…

«Il Board of Peace è un attico bello e scintillante, senza piani inferiori né fondamenta. È sospeso per aria. E un attico senza fondamenta non può durare». L’ambasciatore in pensione Nimrod Novik, primo consigliere dell’ex presidente israeliano Shimon Peres, si appoggia a una metafora per descrivere sostanza e futuro della nuova creatura diplomatica voluta da Trump.

Perché non ha fondamenta?

«Perché a Gaza non accadrà nulla fino a quando Hamas non sarà disarmata e Israele non accetta che avvenga su base volontaria. Per due ragioni, una legittima e una no».

Quali ragioni?

«Quella legittima è lo scetticismo. È legittimo essere scettici sul fatto che Hamas deponga le armi senza essere fisicamente costretta. A Gerusalemme il mantra è: “se non la disarmiamo noi, non lo farà nessuno”. Ma se poi il governo di Israele non ammette le condizioni del disarmo concordate da tutte le parti, Usa compresi, allora non è scetticismo: è sabotaggio».

Anche il veto di Netanyahu a non far partecipare i palestinesi al Board è un ostacolo, così come non permettere al Comitato dei tecnocrati di entrare a Gaza.

«Certo. Inoltre tutti i potenziali Paesi donatori di truppe per la Forza internazionale di stabilizzazione pongono una condizione: essere invitati dall’Autorità nazionale palestinese. Questo perché altrimenti i gazawi li considereranno occupanti e resisteranno. Ma Israele mette il veto a qualsiasi coinvolgimento dell’Anp».

Nell’ottica israeliana, qual è il senso di sedere in un comitato per Gaza con i rivali Qatar e Turchia?

«La ragione per cui siamo lì è la stessa degli altri partecipanti: abbiamo bisogno di qualcosa da Trump e non vogliamo offenderlo. È l’unico denominatore comune dei 26 governi che hanno aderito al Board e dei 30 osservatori. Se il presidente Usa aveva invitato 65 Paesi e ha aderito meno della metà, c’è da chiedersi perché».

Perché secondo lei?

«Molti governi pensano che non sia una cosa seria. Altri vogliono far leva sull’assenza».

Altra contraddizione: il Comitato della Pace è guidato da un leader che minaccia di fare la guerra all’Iran. Cosa accadrà?

«L’ultimatum di dieci giorni pronunciato da Trump non va preso alla lettera. Credo che lui non voglia entrare in guerra. Lo farebbe subito se avesse la certezza di un successo rapido, come in Venezuela, o come nel conflitto dei 12 giorni Israele-Iran, quando ha inviato i suoi bombardieri appena ha visto che l’attacco israeliano stava andando bene».

Quindi?

«È spaventato dall’idea di scatenare una guerra lunga in Medio Oriente, perché teme i precedenti di Iraq e Afghanistan, e la reazione della sua base Maga. Spera dunque che gli ayatollah cedano per primi, sotto la minaccia della possente armata Usa, e si dimostrino ragionevoli al tavolo del negoziato. Sul dossier nucleare, a mio avviso, Trump è disposto ad accettare condizioni per Israele inaccettabili, pur di arrivare a un accordo».

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