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Francia, via libera alle marce per l’uccisione dell’attivista di destra Quentin: “Rischio disordini”

(afp)

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Il leader di Rn Bardella fa appello ai suoi di disertare gli eventi in programma a Lione e in altre città per il timore di scontri. Ieri il battibecco tra Macron e Meloni sulla vicenda
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PARIGI – Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez non chiede il divieto della marcia in omaggio a Quentin Deranque, prevista domani a Lione e rilanciata da una costellazione di gruppi dell’ultradestra. Il sindaco ecologista Grégory Doucet aveva invocato l’interdizione citando «rischi concreti» di disordini, la possibile presenza di militanti arrivati da tutta la Francia e anche dai paesi vicini, oltre alle minacce contro eletti locali e uffici parlamentari. Nuñez ha spiegato che vietare una manifestazione è possibile soltanto davanti a «rischi maggiori» che lo Stato non sia «in grado di contenere» e ha assicurato un dispositivo di sicurezza «importante» lungo un percorso di circa 1,4 chilometri.

Assenti la famiglia e Rassemblement National

La famiglia del gio…

PARIGI – Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez non chiede il divieto della marcia in omaggio a Quentin Deranque, prevista domani a Lione e rilanciata da una costellazione di gruppi dell’ultradestra. Il sindaco ecologista Grégory Doucet aveva invocato l’interdizione citando «rischi concreti» di disordini, la possibile presenza di militanti arrivati da tutta la Francia e anche dai paesi vicini, oltre alle minacce contro eletti locali e uffici parlamentari. Nuñez ha spiegato che vietare una manifestazione è possibile soltanto davanti a «rischi maggiori» che lo Stato non sia «in grado di contenere» e ha assicurato un dispositivo di sicurezza «importante» lungo un percorso di circa 1,4 chilometri.

Assenti la famiglia e Rassemblement National

La famiglia del giovane, morto dopo il pestaggio avvenuto a margine della conferenza dell’eurodeputata della France Insoumise, Rima Hassan, ha già annunciato che non parteciperà e ha ribadito l’appello alla calma e alla non violenza. L’omaggio si è trasformato soprattutto in un terreno di prova per l’ultradestra lionese e nazionale, molto attiva sui social nel rilanciare l’appuntamento e nel convocarne altri in diverse città con un messaggio esplicito contro “gli antifà” e la sinistra radicale.

Anche per questo il Rassemblement National ha scelto di stare in disparte. Il partito di Marine Le Pen, che da giorni accusa la France Insoumise per le sue prossimità con i gruppi violenti dell’area antifascista, teme di essere trascinato a sua volta dentro scene di scontri. Jordan Bardella ha inviato un messaggio ai dirigenti del Rn chiedendo esplicitamente di non recarsi ai raduni e di non associare il partito a queste iniziative, salvo «situazioni locali molto particolari e rigorosamente delimitate», per esempio un omaggio istituzionale organizzato in modo istituzionale da un comune. Bardella mette in dubbio la catena di organizzazione di questi raduni, definita «molteplice» e «incerta», e osserva che i familiari di Quentin non sono all’origine di nessuno di questi appuntamenti.

Lo scontro Macron-Meloni

La tragedia di Lione continua così a produrre onde d’urto ben oltre Lione, fino al battibecco a distanza tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Ma l’impatto più diretto potrebbe essere elettorale. A metà marzo si vota in oltre 13mila comuni, comprese città simbolo come Parigi, Lione e Marsiglia. E i sondaggi raccontano un ribaltamento del riflesso del “fronte repubblicano” che per anni si è attivato soprattutto contro l’estrema destra.

Una rilevazione Odoxa-Backbone per Le Figaro segnala che il 61 per cento degli intervistati approva l’idea di un “fronte” contro la France Insoumise alle prossime amministrative, mentre solo il 46 per cento si dice disposto a farlo contro il Rassemblement National. Ancora più pesante, sul piano delle possibili alleanze, è l’indicazione secondo cui il 76 per cento dei francesi, e in particolare una forte maggioranza di elettori socialisti, ritiene necessario rifiutare qualsiasi intesa con gli Insoumis. Il partito di Mélenchon è sotto pressione anche per lo sviluppo dell’inchiesta. Un assistente parlamentare del partito è agli arresti con l’accusa di complicità nell’aggressione di Deranque. E tra i sette indagati posti in custodia cautelare figurano persone vicine al deputato Raphaël Arnault, fondatore della Jeune Garde, il collettivo lionese ufficialmente sciolto l’anno scorso ma ritenuto ancora attivo sul terreno e presente il 12 febbraio a “protezione” dell'intervento di Rima Hassan.

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