LONDRA – L’ex principe è nudo. Spoglio anche della sua ultima qualità: essere un intoccabile Windsor. Ieri la polizia inglese si è permessa di andare in borghese a casa del disgraziato Andrew Mountbatten-Windsor, svegliarlo alle 8 di mattina a Sandringham e arrestarlo. Nel giorno del suo 66esimo compleanno. Il primo ministro Keir Starmer lo aveva avvertito: «Nessuno è al di sopra della legge».
Stupore e shock nel Regno. In treno e nei caffè non si sparla d’altro. Perché da ieri, l’ex principe Andrea è definitivamente un commoner. Un comune mortale, come tutti. Del resto, un reale britannico non veniva arrestato dal XVII secolo.
La polizia di Thames Valley è tra le nove forze inglesi che stanno indagando sull’ex duca di York. A far scattare il fermo sarebbero state le rivelazioni degli ultimi milioni di Epstein Files, nei quali Mr Mountbatten-Windsor, allora inviato commerciale dell’esecutivo britannico, nel 2010-2011 sembra passare all’amico pedofilo Jeffrey Epstein informazioni governative sensibili e riservate sulle sue trasferte, tra cui appalti e investimenti in Afghanistan.
L’accusa è di misconduct in public office, gravissima oltremanica perché include una marea di reati, dall’abuso di ufficio alla truffa e tradimento dello Stato. Nella sua vastità, almeno in teoria, contempla anche una pena come l’ergastolo.
Andrea viene rilasciato poco dopo le 19 locali, in una foto che diventa subito storica: gli occhi spiritati, uno arrossato dal flash dei fotografi, il gilet campagnolo, le mani congiunte, quasi a chiedere una squallida pietà.
La polizia precisa: Andrea è ancora indagato. Ma nel frattempo è stato rispedito a Sandringham, nella sua nuova casa, perquisita dalla polizia come il Royal Lodge a Windsor dal quale è stato appena sfrattato. La stessa sorte potrebbe ora capitare a Lord Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico a Washington licenziato per la sua amicizia con Epstein e che da ministro dell’allora governo Brown avrebbe passato al pedofilo americano altrettante informazioni riservate dell’esecutivo. La sua società di consulenza Global Counsel potrebbe dichiarare bancarotta già oggi. I deputati a Westminster temono che molti documenti possano essere distrutti.
Anche se negli Epstein Files ci sono tracce di donne trafficate dall’americano all’ex principe, inclusa «una 26enne russa a Buckingham Palace», per ora Andrea non è accusato di crimini sessuali nel Regno Unito. Ma la sua situazione potrebbe precipitare. Sky Roberts, fratello della sua grande accusatrice Virginia Giuffre, chiede «un’inchiesta senza sosta per l’ex principe». L’avvocato di quest’ultima, David Boies, dice a Repubblica: «Passo importante verso la giustizia per le vittime di Epstein». Per Andrew Lownie, biografo di Andrea, «è solo l’inizio della sua catastrofe». E Donald Trump, che nel 2016 disse «chiedete ad Andrea dello schifo che accadeva l’isola di Epstein», oggi commenta: «Che cosa brutta e triste per la Royal Family…».
Per i suoi 40 anni, Andrea organizzò a Londra un party da 30mila sterline, con videomessaggi di Elton John e canapé a forma di barchetta, da veterano della Royal Navy. Ieri invece, la polizia gli ha requisito il cellulare, preso le impronte digitali e il Dna, lo ha rinchiuso e interrogato in una cella di 5 metri quadrati con unici lussi il letto e il water, per poi avvertirlo: «Qualsiasi frase potrebbe essere usata contro di lei».
Oramai Andrea è un appestato, disprezzato persino da suo fratello re Carlo. Che ieri ha promesso«“pieno sostegno agli inquirenti su Mister Mountbatten-Windsor, la giustizia deve fare il suo corso», per poi andarsene con Camilla alla première della London Fashion Week, a bere con Anna Wintour e l’amica Stella McCartney. The show must go on. E tanti auguri, Andrea.