Negli ultimi giorni l’idillio tra Donald Trump e Vladimir Putin sembra essersi incrinato. E ieri sera una massiccia formazione aerea russa si è diretta verso lo spazio aereo statunitense dell’Alaska. Lo squadrone era composto da due bombardieri Tupolev 95, due caccia Sukhoi 35 e uno dei rari radar volanti Beriev A50. La formazione è penetrata nella fascia di cielo chiamata ADIZ ossia Alaskan Air Defence Identification Zone: una zona di massima sorveglianza esistente dai tempi della Guerra Fredda, lontana dai confini americani ma ritenuta fondamentale per la sicurezza degli Usa.
Infatti il Norad, il comando che si occupa della difesa del Nord America, ha fatto decollare immediatamente una formazione altrettanto agguerrita: due caccia F16, due F35 nell’inedito ma sempre più diffuso ruolo di intercettori, un radar volante E3 Awacs e quattro cisterne volanti KC135. Una reazione che appare sproporzionata per la presenza del radar volante e di ben quattro velivoli da rifornimento: prob…
Negli ultimi giorni l’idillio tra Donald Trump e Vladimir Putin sembra essersi incrinato. E ieri sera una massiccia formazione aerea russa si è diretta verso lo spazio aereo statunitense dell’Alaska. Lo squadrone era composto da due bombardieri Tupolev 95, due caccia Sukhoi 35 e uno dei rari radar volanti Beriev A50. La formazione è penetrata nella fascia di cielo chiamata ADIZ ossia Alaskan Air Defence Identification Zone: una zona di massima sorveglianza esistente dai tempi della Guerra Fredda, lontana dai confini americani ma ritenuta fondamentale per la sicurezza degli Usa.
Infatti il Norad, il comando che si occupa della difesa del Nord America, ha fatto decollare immediatamente una formazione altrettanto agguerrita: due caccia F16, due F35 nell’inedito ma sempre più diffuso ruolo di intercettori, un radar volante E3 Awacs e quattro cisterne volanti KC135. Una reazione che appare sproporzionata per la presenza del radar volante e di ben quattro velivoli da rifornimento: probabilmente il Pentagono ha voluto rispondere alla prova di forza mostrando come nonostante l’impegno sul fronte iraniano avesse ancora Awacs e cisterne per proteggere lo spazio aereo.
I caccia americani hanno affiancato gli aerei russi, rimanendogli accanto per un lungo periodo di tempo finché lo squadrone del Cremlino non è uscito dalla fascia di sicurezza. Non è finita. Perché le tv di Mosca hanno trasmesso i filmati dell’incontro ravvicinato, mostrando i jet statunitensi ripresi dalle cabine dei Tupolev e dei Sukhoi: un modo di enfatizzare la sfida e lodare le capacità belliche nazionali.
Non si tratta di un episodio isolato. Poche ore prima della spedizione, il presidente Trump ha rinnovato di un anno un pacchetto di sanzioni contro la Russia in vigore dal 2014: sono state introdotte dopo l’occupazione della Crimea. Mercoledì il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha dichiarato in un’intervista: “Mentre gli americani ci offrono di risolvere il conflitto in Ucraina e di iniziare una cooperazione con benefici comuni, stanno cercando di buttarci fuori dal mercato globale dell’energia”. Lavrov ha citato le sanzioni contro le società Lukoil e Rosneft e le pressioni sull’India per ridurre le importazioni di greggio russo. E ha messo in guardia Washington dal colpire l’Iran mentre sono in corso le trattative: “Ogni attacco avrà conseguenze gravi”.
Ma la mossa che più pesa sulle relazioni tra i due Paesi è il blocco dei terminali satellitari Starlink usate dalle forze del Cremlino in Ucraina. La decisione è stata presa formalmente dalla compagnia di Elon Musk e sta condizionando l’attività militare su tutta la linea del fronte: impedisce le missioni dei droni a lungo raggio che tormentavano le linee di rifornimento di Kiev, rende difficili i collegamenti tra i reparti e sta obbligando gli invasori a cedere terreno in più punti, soprattutto nella regione di Zaporizhzhia.