Un Board tra pace e guerra, Trump: soldi per Gaza e minacce all’Iran
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON – La vita del Board of Peace è cominciata con una minaccia di guerra: «L’Iran deve fare un accordo significativo, oppure succederanno cose brutte». Paradosso dell’avvertimento lanciato dal presidente Trump durante il discorso inaugurale, evento a metà fra il culto della personalità e la geopolitica, mentre il Pentagono completa lo schieramento che potrebbe attaccare la Repubblica islamica. Il capo della Casa Bianca punta ancora sulla diplomazia, ma ha stabilito un limite temporale ai negoziati, dicendo che «scopriremo cosa succederà nel giro di dieci giorni». Poi ha annunciato che gli Usa stanzieranno dieci miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e ha cercato di rispondere alle preoccupazioni sulla volontà di usare il nuovo organismo per rimpiazzare l’Onu, promettendo invece di collaborare col Palazzo di Vetro.
Il Board of Peace è previsto dall’accordo di pace in 20 punti avanzato da Trump, allo scopo di raccogliere i finanziamenti per ricostruire la Striscia, ammi…
WASHINGTON – La vita del Board of Peace è cominciata con una minaccia di guerra: «L’Iran deve fare un accordo significativo, oppure succederanno cose brutte». Paradosso dell’avvertimento lanciato dal presidente Trump durante il discorso inaugurale, evento a metà fra il culto della personalità e la geopolitica, mentre il Pentagono completa lo schieramento che potrebbe attaccare la Repubblica islamica. Il capo della Casa Bianca punta ancora sulla diplomazia, ma ha stabilito un limite temporale ai negoziati, dicendo che «scopriremo cosa succederà nel giro di dieci giorni». Poi ha annunciato che gli Usa stanzieranno dieci miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e ha cercato di rispondere alle preoccupazioni sulla volontà di usare il nuovo organismo per rimpiazzare l’Onu, promettendo invece di collaborare col Palazzo di Vetro.
Il Board of Peace è previsto dall’accordo di pace in 20 punti avanzato da Trump, allo scopo di raccogliere i finanziamenti per ricostruire la Striscia, amministrarla e stabilizzarla con una forza internazionale. La prima riunione si è tenuta ieri allo United States Institute of Peace di Washington, rinominato per intitolarlo al presidente. Una ventina di Paesi hanno aderito subito mentre altri, come l’Italia, hanno scelto di partecipare come osservatori, nel caso di Roma con il ministro degli Esteri Tajani.
Trump è arrivato alle nove del mattino col corteo partito dalla Casa Bianca, subito dopo doveva correre in Georgia per un comizio. Mezzo discorso lo ha dedicato a nominare tutti i partecipanti, per dimostrare come il suo Board sia già una potenza globale, anche se molti si domandano già se potrà sopravvivere alla fine del suo mandato. Ha detto che la pace è tornata a Gaza e la ricostruzione procederà presto, grazie al suo piano e al lavoro del Board: «Alcuni Paesi stanno facendo i furbi, ma alla fine tutti ne faranno parte». Mancano Russia e Cina, ad esempio, a dimostrazione del fatto che per ora è l’organismo con cui gli Usa puntano a costruire un’alleanza per arginare i principali rivali nella sfida fra grandi potenze per le aree di influenza. Alcuni membri hanno promesso 7 miliardi di dollari per avere un posto permanente nel club, mentre altri 5, - Indonesia, Marocco, Albania, Kosovo e Kazakhstan - hanno promesso truppe per aiutare con la stabilizzazione. C’era anche il capo della Fifa Infantino, che raccoglierà 75 milioni per costruire infrastrutture sportive.
Il capo della Casa Bianca ha aggiunto che gli Usa offriranno dieci miliardi di dollari: «Noccioline, rispetto al costo della guerra». La condizione è che Hamas disarmi: «Ha promesso di farlo. Se non accadrà verrà colpito, subirà gravi conseguenze». I membri arabi hanno ribadito che serve almeno una prospettiva per la soluzione dei due Stati, se si vuole la pace a lungo termine. L’attenzione però è centrata ora sull’Iran, dove il Pentagono ha schierato la forza più imponente nella regione dall’invasione dell’Iraq nel 2003. Trump ha detto che punta ancora sulla diplomazia, ma che c’è un limite: «I colloqui finora sono stati positivi, però dobbiamo concludere un accordo significativo. L’Iran non può avere l’arma atomica, questo gli è stato detto in maniera chiara».
Molti paesi che non hanno aderito al Board of Peace sono preoccupati dallo scopo dell’organismo, che proprio Trump aveva presentato come possibile alternativa all’Onu. Il segretario generale Guterres, parlando con Repubblica, aveva precisato: «La responsabilità per la pace e la sicurezza internazionale ricade sull’Onu e, al suo interno, sul Consiglio di Sicurezza. Nessun altro organismo o iniziativa può sostituirlo». Il presidente ha cercato di rispondere a questi timori, annunciando che presto incontrerà Guterres: «L’Onu ha grandi potenzialità. Finora non le ha realizzate a pieno, ma noi intendiamo aiutarla a farlo, anche col sostegno economico. Il Board può sorvegliare le Nazioni Unite per realizzare il loro mandato». Nulla lo prevede, negli ordinamenti Onu, ma è sempre meglio della prospettiva di uno scontro frontale.