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La pressione degli Usa sull’Iran. “Un attacco militare limitato”

La portaerei Uss Ford attraversa lo Stretto di Gibilterra diretta verso l’Iran 

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L’avvertimento di Washington, che evacua le basi in Medio Oriente. Teheran: “Pronta in tre giorni una bozza di intesa”
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Trump scommette sulla guerra, come strumento di pressione e come possibilità reale. Ha inviato nel Golfo un apparato militare paragonabile solo a quello usato dagli americani durante il conflitto in Iraq, e ammette di star valutando l’opportunità di un attacco limitato all’Iran per costringere la Repubblica islamica a maggiori concessioni nel negoziato sul nucleare. «Ci sto pensando, ma sarebbe meglio che prendessero in considerazione di fare un accordo serio. Sapete, lì la situazione è molto triste, hanno ucciso 32mila persone», ha risposto ieri ai reporter che gli chiedevano quali fossero le sue intenzioni. Intanto il Pentagono ha evacuato centinaia di soldati dalle basi americane di Al Udeid in Qatar e da quella in Bahrein, in previsione di un conflitto.

Se un attacco limitato non dovesse ottenere il risultato desiderato da Washington, allora l’amministrazione Usa sarebbe pronta anche a una guerra di diverse settimane, riferiscono i media americani. Con quale obiettivo — se un acco…

Trump scommette sulla guerra, come strumento di pressione e come possibilità reale. Ha inviato nel Golfo un apparato militare paragonabile solo a quello usato dagli americani durante il conflitto in Iraq, e ammette di star valutando l’opportunità di un attacco limitato all’Iran per costringere la Repubblica islamica a maggiori concessioni nel negoziato sul nucleare. «Ci sto pensando, ma sarebbe meglio che prendessero in considerazione di fare un accordo serio. Sapete, lì la situazione è molto triste, hanno ucciso 32mila persone», ha risposto ieri ai reporter che gli chiedevano quali fossero le sue intenzioni. Intanto il Pentagono ha evacuato centinaia di soldati dalle basi americane di Al Udeid in Qatar e da quella in Bahrein, in previsione di un conflitto.

Se un attacco limitato non dovesse ottenere il risultato desiderato da Washington, allora l’amministrazione Usa sarebbe pronta anche a una guerra di diverse settimane, riferiscono i media americani. Con quale obiettivo — se un accordo più favorevole agli interessi Usa o un vero e proprio cambio di regime a Teheran — non è chiaro. Certo è invece che gli iraniani considerano molto probabile l’eventualità della guerra e si preparano, senza abbandonare il tavolo negoziale.

Il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha confermato che entro due o tre giorni invieranno agli Stati Uniti una bozza scritta con le loro proposte: «Forse nel giro di una settimana potremo avviare negoziati seri e concreti sul testo». Ha anche sostenuto che durante gli ultimi colloqui, a Muscat e Ginevra, gli Usa non hanno mai posto la questione dell’arricchimento zero, che è uno dei nodi più spinosi delle trattative perché l’Iran rivendica il suo diritto ad arricchire l’uranio per «scopi pacifici» come previsto dal trattato di non proliferazione.

Gli americani vogliono invece assicurarsi non solo che la Repubblica islamica non arricchisca più l’uranio ma anche che smantelli le infrastrutture che renderebbero possibile farlo in futuro. Non solo. L’amministrazione Trump vuole anche altre concessioni, sulla gittata dei missili balistici e sul sostegno ai proxies regionali, temi su cui Teheran non è disposta a trattare perché rappresentano gli ultimi due capisaldi della difesa iraniana. Rinunciarvi, nell’ottica di Teheran, significherebbe non solo smentire 47 anni di dottrina strategica iraniana, ma anche esporre il Paese a futuri nuovi attacchi. Le distanze restano ampie.

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