“El Mencho” è morto e anche il Messico, investito dalla rabbiosa reazione dei suoi banditi, non se la passa troppo bene. Nemesio Ruben Oseguera Cervantes, in arte criminale: “El Mencho”, 60 anni, era il narcotrafficante più ricercato al mondo. Il meno appariscente — di lui giovane si hanno un paio di foto, coi baffi e senza — dunque il più pericoloso. È deceduto domenica mattina dopo un’operazione dell’esercito messicano nella sierra di Jalisco, da decenni il regno dei Jalisco Nueva Generación, il Cartello di cui era leader incontrastato.
Cresciuto nel villaggio di Naranjo de Chila tra campi di papaveri, figlio di contadini poi emigrati in California, “El Mencho” era l’ultimo esponente della generazione narcos del ventesimo secolo. L’ingresso nell’aristocrazia criminale se l’era guadagnato con il calcolo freddo e l’accortezza di non scivolare dove tanti suoi predecessori erano scivolati.
Ha sali…
“El Mencho” è morto e anche il Messico, investito dalla rabbiosa reazione dei suoi banditi, non se la passa troppo bene. Nemesio Ruben Oseguera Cervantes, in arte criminale: “El Mencho”, 60 anni, era il narcotrafficante più ricercato al mondo. Il meno appariscente — di lui giovane si hanno un paio di foto, coi baffi e senza — dunque il più pericoloso. È deceduto domenica mattina dopo un’operazione dell’esercito messicano nella sierra di Jalisco, da decenni il regno dei Jalisco Nueva Generación, il Cartello di cui era leader incontrastato.
Cresciuto nel villaggio di Naranjo de Chila tra campi di papaveri, figlio di contadini poi emigrati in California, “El Mencho” era l’ultimo esponente della generazione narcos del ventesimo secolo. L’ingresso nell’aristocrazia criminale se l’era guadagnato con il calcolo freddo e l’accortezza di non scivolare dove tanti suoi predecessori erano scivolati.
Ha salito tutti gli scalini della carriera dei trafficanti, senza saltarne nessuno: prima spacciatore per le vie della California, poi sicario, capo dei sicari, capo piazza, capo di regione, infine capo assoluto. Con El Chapo Guzmán e Mayo Zambada, i boss di Sinaloa, chiusi a vita in un carcere statunitense, e Rafael Caro Quintero (Cartello di Guadalajara) estradato anch’egli negli Usa, "El Mencho” era l’ultimo vecchio signore della droga.
Non a caso su di lui il governo Usa aveva emesso una taglia di 15 milioni di dollari nel tentativo di bloccare la sorgente del fiume di cocaina e fentanyl che irrora le strade americane. Per dare l’idea di cosa è successo: la sua morte è paragonabile a quella di Pablo Escobar in Colombia o di Totò Riina in Italia, per quanto fuorilegge diversi e dal diverso modus operandi.
Una nota del Segretariato della Difesa messicana consegna qualche dettaglio della fine di Oseguera Cervantes: nella mattinata agenti armati di diverse forze hanno avviato un’operazione a Tapalpa, nello Stato di Jalisco affacciato sul Pacifico, dove il boss era stato individuato grazie alle informazioni di intelligence e a elementi forniti dagli Stati Uniti. Durante l’operazione «il personale militare è stato attaccato e, a difesa della propria incolumità, ha respinto l’aggressione: quattro criminali sono morti sul posto e tre sono rimasti gravemente feriti, hanno perso la vita durante il trasferimento in aereo verso Città del Messico». Tra questi tre c’era “El Mencho”.
La notizia della sua morte, come detto, ha scatenato le squadracce dei Jalisco Nueva Generación che, nello Stato di Jalisco, hanno dato alle fiamme decine di negozi e automobili, imponendo una ventina di blocchi stradali. La rivolta accompagnata dal suono delle sparatorie si è poi allargata a Guanajuato, Michoacán, Nayarit, Aguascalientes e Tamaulipas, a 800 chilometri di distanza dalla roccaforte del Cartello. Sono almento 26 i decessi confermati dalle autorità. Il governo messicano ha chiesto alla popolazione di non uscire di casa. Air Canada e la United Airlines hanno sospeso i voli da e per l’aeroporto internazionale di Puerto Vallarta, stamani le scuole rimangono chiuse per proteggere i bambini. E il Dipartimento di Stato americano ha emesso un alert rivolto ai cittadini statunitensi che si trovano in Messico.
La fine del “Mencho” è un successo della strategia di sicurezza della presidente Claudia Sheinbaum e di Omar García Harfuch, il suo segretario alla Sicurezza. Ma, contemporaneamente, spinge il Paese verso l’incertezza della battaglia per la successione nel Cartello più potente, con i Mondiali di calcio alle porte e la capacità dimostrata dai Jalisco Nueva Generación di mettere a ferro e fuoco le città.