A quattro anni dall’invasione abbiamo chiesto al politologo ucraino Volodymyr Fesenko quale sia lo stato d’animo dei suoi concittadini, costretti a entrare nel quinto anno di guerra aperta, e quali siano le prospettive nel negoziato per la pace.
Cosa prevale tra gli ucraini: stanchezza, paura o determinazione?
“Non c’è paura. Abbiamo quasi superato questo terribile inverno. Nulla di simile gli ucraini avevano vissuto dai tempi della Seconda guerra mondiale. La stanchezza effettivamente c’è, soprattutto tra coloro che sono al fronte fin dai primi giorni della guerra. Ma c’è anche nelle retrovie, dopo l’inverno difficile quando la Russia ha iniziato a uccidere gli ucraini con il freddo. Tuttavia c’è consapevolezza che dobbiamo resistere. A giudicare dai sondaggi la maggioranza degli ucraini non è favorevole alla capitolazione, anche se desidera la pace e sostiene la via diplomatica con un compromesso: il cessate il fuoco lungo la linea del fronte, con garanzie di sicurezza per l’…
A quattro anni dall’invasione abbiamo chiesto al politologo ucraino Volodymyr Fesenko quale sia lo stato d’animo dei suoi concittadini, costretti a entrare nel quinto anno di guerra aperta, e quali siano le prospettive nel negoziato per la pace.
Cosa prevale tra gli ucraini: stanchezza, paura o determinazione?
“Non c’è paura. Abbiamo quasi superato questo terribile inverno. Nulla di simile gli ucraini avevano vissuto dai tempi della Seconda guerra mondiale. La stanchezza effettivamente c’è, soprattutto tra coloro che sono al fronte fin dai primi giorni della guerra. Ma c’è anche nelle retrovie, dopo l’inverno difficile quando la Russia ha iniziato a uccidere gli ucraini con il freddo. Tuttavia c’è consapevolezza che dobbiamo resistere. A giudicare dai sondaggi la maggioranza degli ucraini non è favorevole alla capitolazione, anche se desidera la pace e sostiene la via diplomatica con un compromesso: il cessate il fuoco lungo la linea del fronte, con garanzie di sicurezza per l’Ucraina. E un numero significativo e consistente di ucraini, non la maggioranza, è determinato a continuare la lotta contro l’invasione russa in qualsiasi condizione”.
Riuscirete a resisterete agli attacchi all’energia? Ci sono soluzioni?
“Non abbiamo altra scelta. E questo inverno abbiamo resistito. È molto indicativo che gli attacchi russi contro il settore energetico ucraino praticamente non abbiano influito sulla situazione al fronte. L’avanzata delle truppe russe nel gennaio e febbraio 2026 è stata significativamente minore rispetto a dicembre e novembre dell’anno scorso. La Russia combatte sempre più non contro l’esercito ucraino, ma contro la popolazione civile. Gli attacchi russi contro le infrastrutture civili mirano a provocare una catastrofe umanitaria, a uccidere gli ucraini, semplici civili. In inverno la Russia voleva privarci non solo dell’elettricità, ma pure del riscaldamento, anche quando di notte la temperatura arrivava a meno 25 gradi. In primavera e in estate la Russia prevede di colpire gli impianti di approvvigionamento idrico nelle grandi città, e questo dimostra che non può vincere la guerra al fronte, perciò vuole spezzare gli ucraini nelle retrovie. Putin è un criminale di guerra come Hitler. Ciò che fa è un crimine contro l’umanità. La soluzione è evidente: la fine della guerra. E’ necessario un accordo per fermare gli attacchi contro le infrastrutture civili, in particolare quelle energetiche. E serve pressione internazionale più decisa e dura sulla Russia”.
“Non si tratta di credere nei negoziati, ma di azioni concrete per costringere l’aggressore a porre fine alla guerra. In primo luogo bisogna fermarlo al fronte, affinché capisca che non vincerà questa guerra. E questo è il nostro compito. Poi bisogna aumentare al massimo il costo della guerra per l’aggressore. L’Ucraina lo fa con attacchi contro la Russia e distruggendo il nemico al fronte. E la comunità internazionale deve fare pressione politicamente ed economicamente affinché abbia meno denaro per finanziare questa guerra criminale. I negoziati sono una via normale per porre fine alla guerra in condizioni in cui nessuna delle parti può vincere. Altra questione sono le condizioni alle quali si raggiunge un accordo. Se il mediatore (gli Stati Uniti) chiede concessioni alla vittima e non all’aggressore, difficilmente si può aspettare una pace giusta. Se il mediatore cambia costantemente la propria posizione negoziale e fa concessioni all’aggressore, questo non accelera la fine della guerra ma, purtroppo, la prolunga. Ma l’Ucraina lotta per ottenere condizioni accettabili”.
La pressione di Trump costringerà Zelensky a firmare un accordo?
“Se questo accordo sarà solo alle condizioni russe, inaccettabili per l’Ucraina, allora no”.
Zelensky ha "le carte” per negoziare un risultato diverso?
“Le nostre carte sono la nostra resistenza e il fatto che la Russia ancora non può vincere questa guerra. Ma servono anche ulteriori ‘assi nella manica’. E questo deve essere un rafforzamento della pressione internazionale sulla Russia. Per quanto riguarda le dichiarazioni russe sull’inammissibilità delle truppe Nato, è molto indicativo che la Russia accetti il ruolo di mediazione degli Stati Uniti nei negoziati di pace, e persino che siano proprio gli Stati Uniti a monitorare il cessate il fuoco. Ma gli Stati Uniti sono il principale Paese della Nato. Dunque la Russia ha doppi standard su questa questione. E ricordo che in Ucraina non ci sono truppe Nato, mentre dalla parte della Russia hanno combattuto militari della Corea del Nord. Per la “liberazione del Donbass” ricordo che si tratta di territorio ucraino. E se l’Ucraina ritirasse le proprie truppe dal Donbass, domani, con alta probabilità, la Russia esigerebbe che l’Ucraina ceda Kherson e Zaporizhia. La Russia ha incluso queste regioni nella composizione del proprio territorio. E Putin non ha rinunciato alle sue pretese. Il cambiamento dei confini attraverso la guerra è un precedente molto pericoloso”.
“Ora non si tratta di vittoria, ma di una conclusione della guerra compromissoria, dignitosa e accettabile per l’Ucraina”.
Zaluzhny sembra aver lanciato una sfida a Zelensky, ma l’equilibrio interno delle forze sta cambiando: uno di loro diventerà il prossimo presidente?
“Che Zaluzhny sia il principale potenziale concorrente di Zelensky alle elezioni presidenziali è evidente già da tempo, fin dal 2023. L’equilibrio interno delle forze in questo senso non è cambiato. Nell’ultimo anno le posizioni di Zelensky si sono persino leggermente rafforzate. Per ora solo Zelensky e Zaluzhny sono i principali favoriti alle elezioni presidenziali. Ma stanno iniziando a crescere anche i consensi di Kyrylo Budanov. Va inoltre considerato che gli equilibri alle future elezioni presidenziali saranno influenzati anche dalle condizioni di fine della guerra e dall’umore della società. Se Zelensky si presenterà nel ruolo di garante dell’accordo di pace e le elezioni presidenziali si terranno insieme a un referendum sulla fine della guerra, allora Zelensky potrebbe avere possibilità di vittoria. Anche se una parte significativa della società è favorevole a un rinnovamento del potere in Ucraina dopo la fine della guerra. La vittoria alle elezioni presidenziali del dopoguerra non è garantita a nessuno”.