PARIGI – La lunga crisi del Louvre ha travolto la sua presidente. Laurence des Cars ha presentato le dimissioni al termine di mesi drammatici per l’istituzione simbolo della cultura francese. Critica d’arte, 59 anni, nominata nel 2021 e prima donna alla guida del museo, des Cars aveva già offerto un passo indietro lo scorso autunno, dopo il clamoroso furto dei gioielli della Corona nella Galleria d’Apollo. "Ho cercato di proteggere l’istituzione, di contrastare le false informazioni e le voci” ha spiegato la presidente in un'intervista al Figaro nel quale dice di essersi sentita come “parafulmine” di tutte le crisi anche se rivendica di aver provato a “trasformare” il museo in questi anni. “Mi è potuto succedere di sbagliare ma ho rimesso il Louvre in movimento” dice Des Cars.
La notizia del commando entrato in pieno giorno con un montacarichi, capace di sottrarre in pochi minuti otto gioielli imperiali, aveva fatto il giro del mondo, colpendo al cuore il museo più visitato al pianeta. Il bottino non è ancora stato recuperato, anche se le indagini hanno portato all’arresto dei membri della banda.
Da allora i problemi si sono accumulati. Ci sono stati allagamenti che hanno colpito diverse ali del palazzo, l’ultimo solo poche settimane fa vicino alla sala dove è esposta la Gioconda. Alcuni spazi sono stati chiusi per fragilità strutturali. I sindacati hanno denunciato carenze croniche nella manutenzione e nei dispositivi di sicurezza, critiche rilanciate anche da un severo rapporto della Corte dei Conti. A metà dicembre il personale ha avviato scioperi ripetuti per protestare contro le condizioni di lavoro, chiedere nuove assunzioni e una rivalutazione salariale. «Il personale si sente l’ultima linea di difesa prima del collasso del museo», avevano scritto in una lettera al ministero della Cultura.
L’inizio del 2026 ha portato alla luce una frode gigantesca al servizio di biglietteria con un danno stimato a oltre 10 milioni di euro attraverso una rete che coinvolgeva guide turistiche e dipendenti interni, accusati di aver riutilizzato biglietti e aggirato i controlli in cambio di denaro. Nove persone sono state arrestate, tra cui due agenti del museo.
A eludere la sicurezza del museo sono stati due giorni fa anche gli attivisti del gruppo anti-miliardari "Tutti odiano Elon" che hanno appeso in una sala del Louvre una fotografia incorniciata in oro di Andrew Mountbatten-Windsor, scattata da un fotografo della Reuters il 19 febbraio, mentre era seduto sul sedile posteriore dell'auto della polizia il giorno dell'arresto. Sotto la fotola scritta: "Sta sudando ora - 2026", un'allusione al racconto della grande accusatrice dell'ex principe, Virginia Giuffre.
Nel frattempo si è arenato anche il progetto faro della presidenza Macron, il “Louvre–Nouvelle Renaissance”. Il maxi-cantiere, che prevedeva tra l’altro una nuova sala per la Gioconda e una profonda riorganizzazione degli ingressi, è tuttora sospeso. La designazione dello studio di architettura incaricato della riqualificazione è stata rinviata a data da destinarsi.
Des Cars aveva inizialmente resistito alle critiche, rivendicando la necessità di una trasformazione profonda del museo. Ma le pressioni si sono intensificate, anche dopo la decisione del governo di affiancarle Philippe Jost, l’alto funzionario che ha diretto la ricostruzione di Notre-Dame, con il compito di “riorganizzare in profondità il museo”. Un segnale letto da molti come un commissariamento di fatto. Le sue dimissioni, presentate a Macron, sono state accettate. In un comunicato, l’Eliseo ha definito il passo indietro come un «atto di responsabilità, in un momento in cui il più grande museo del mondo ha bisogno di rasserenamento e di un nuovo forte impulso per portare a termine i grandi cantieri di messa in sicurezza, modernizzazione e il progetto Louvre – Nouvelle Renaissance». Macron dovrà scegliere la figura capace di voltare pagina e rilanciare il museo più visitato al mondo.