WASHINGTON – I militari americani non vogliono la guerra contro l’Iran, o quanto meno sono assai scettici sulla possibilità che possa risolversi con una rapida e facile vittoria. Lo hanno fatto sapere per bocca del capo degli Stati Maggiori Riuniti, Dan Caine, durante una riunione che si è tenuta martedì scorso alla Casa Bianca proprio per discutere le opzioni in caso di attacco. Il presidente Trump si è affrettato a smentire la notizia, pubblicata con grande evidenza da tutti i principali media americani, dopo che fonti a conoscenza dei contenuti del vertice li hanno rivelati. Lo stesso ufficio di Caine però non ha negato le conversazioni, spiegando che il suo mestiere è fornire «opzioni e considerazioni secondarie associate agli impatti e i rischi, ai leader civili che prendono le decisioni riguardo la sicurezza dell’America. Queste opzioni vengono offerte in forma confidenziale».
Caine ha fornito al capo della Casa Bianca tutte queste possibili opzioni, ma poi ha spiegato anche i …
WASHINGTON – I militari americani non vogliono la guerra contro l’Iran, o quanto meno sono assai scettici sulla possibilità che possa risolversi con una rapida e facile vittoria. Lo hanno fatto sapere per bocca del capo degli Stati Maggiori Riuniti, Dan Caine, durante una riunione che si è tenuta martedì scorso alla Casa Bianca proprio per discutere le opzioni in caso di attacco. Il presidente Trump si è affrettato a smentire la notizia, pubblicata con grande evidenza da tutti i principali media americani, dopo che fonti a conoscenza dei contenuti del vertice li hanno rivelati. Lo stesso ufficio di Caine però non ha negato le conversazioni, spiegando che il suo mestiere è fornire «opzioni e considerazioni secondarie associate agli impatti e i rischi, ai leader civili che prendono le decisioni riguardo la sicurezza dell’America. Queste opzioni vengono offerte in forma confidenziale».
Caine ha fornito al capo della Casa Bianca tutte queste possibili opzioni, ma poi ha spiegato anche i suoi dubbi. Alcuni sono tecnici, perché l’arsenale americano è stati svuotato dalla guerra in Ucraina e Gaza. Altri sono strategici e politici, perché teme che un guerra contro l’Iran non sarebbe facile da vincere come è stato con il blitz per la cattura di Maduro in Venezuela, e provocherebbe inoltre vittime americane e ritorsioni pericolose.
Ieri l’Iran doveva presentare le sue proposte scritte per un accordo sul programma nucleare, che secondo le indiscrezioni trapelate dovevano includere l’ipotesi di diluire al 20% l’uranio arricchito finora, in modo da conservare una capacità simbolica di farlo senza però avere la possibilità di costruire armi. Domani a Ginevra dovrebbe tenersi un nuovo incontro fra gli emissari degli Stati Uniti e della Repubblica islamica, per riprendere il negoziato interrotto la scorsa settimana.
Trump ha detto di considerare l’ipotesi di lanciare attacchi dimostrativi per spingere gli ayatollah ad accettare le sue richieste, che oltre a chiudere le attività atomiche chiedono anche di limitare le armi convenzionali, i missili, e le operazioni destabilizzanti di gruppi alleati di Teheran come Hezbollah e Houthi. Secondo la Reuters, ad esempio, l’Iran sta trattando con la Cina l’acquisto di missili supersonici progettatti per colpire le navi.
Se non verrà raggiunta un’intesa, il presidente sta valutando una campagna lunga e di ampia portata, che prenderebbe di mira la stessa guida suprema dell’Iran Khamenei, allo scopo di far cadere il regime anche sotto la spinta delle nuove proteste.