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Mosca: lavoro non finito e accusa gli europei per l’atomica all’Ucraina

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Il Cremlino: “Obiettivi non raggiunti, il conflitto continua”. Per i servizi Londra e Parigi pronte a fornire armi nucleari
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Il Palazzo di Stato del Cremlino va in scena il balletto “Cleopatra”, mentre nella vicina Piazza del Maneggio si festeggiano gli ultimi scampoli del Capodanno cinese. Il quarto anniversario dall’inizio dell’offensiva in Ucraina — che, per minimizzare, qui si continua ostinatamente a chiamare “Operazione militare speciale” — passa in sordina. In Russia il 24 febbraio è una giornata come le altre. Business as usual. L’agenda di Vladimir Putin prevede una visita alla sede dell’Fsb, l’ex Kgb, e un incontro con il ministro degli Esteri vietnamita. Nessuna commemorazione. Del resto, come osserva qualche politologo indipendente, «che cosa c’è da ricordare? Che siamo stati noi a iniziare la guerra?».

Incalzato durante il briefing quotidiano con la stampa, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è però costretto a tracciare un bilancio. Ammette che «gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti» e, dunque, il conflitto «continua». Ad alzare la tensione ci pensa il Servizio segreto per l’este…

Il Palazzo di Stato del Cremlino va in scena il balletto “Cleopatra”, mentre nella vicina Piazza del Maneggio si festeggiano gli ultimi scampoli del Capodanno cinese. Il quarto anniversario dall’inizio dell’offensiva in Ucraina — che, per minimizzare, qui si continua ostinatamente a chiamare “Operazione militare speciale” — passa in sordina. In Russia il 24 febbraio è una giornata come le altre. Business as usual. L’agenda di Vladimir Putin prevede una visita alla sede dell’Fsb, l’ex Kgb, e un incontro con il ministro degli Esteri vietnamita. Nessuna commemorazione. Del resto, come osserva qualche politologo indipendente, «che cosa c’è da ricordare? Che siamo stati noi a iniziare la guerra?».

Incalzato durante il briefing quotidiano con la stampa, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è però costretto a tracciare un bilancio. Ammette che «gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti» e, dunque, il conflitto «continua». Ad alzare la tensione ci pensa il Servizio segreto per l’estero (Svr) che, in una nota rilanciata da tutti i media statali, accusa Londra e Parigi di voler fornire armi nucleari all’Ucraina scatenando la pronta reazione dell’ex leader Dmitrij Medvedev che promette una «risposta simmetrica».

Il primo a riproporre la minaccia nucleare era stato, del resto, Putin: in un messaggio diffuso domenica, alla vigilia della Giornata dei difensori della patria, aveva assicurato che Mosca avrebbe continuato a «rafforzare esercito e marina» e che la «priorità assoluta» restava lo «sviluppo della triade nucleare» come «garanzia per la sicurezza della Russia, la deterrenza strategica e l’equilibrio di potere nel mondo». L’Svr, invece, rivela che «Gran Bretagna e Francia si rendono conto che gli sviluppi in Ucraina non lasciano alcuna possibilità di ottenere la tanto agognata vittoria sulla Russia», ma «non sono disposte ad accettare la sconfitta» e perciò vogliono dotare Kiev di «Wunderwaffen», allusione alle armi miracolose millantate dai nazisti. «Kiev potrà rivendicare condizioni più favorevoli per la fine delle ostilità se possiederà una bomba nucleare o almeno una bomba “sporca”. Berlino ha saggiamente rifiutato di partecipare a questa pericolosa avventura», dichiara l’Svr senza tuttavia allegare prove.

«Nessuno lo prende sul serio» e «nessuno dovrebbe» perché «non c’è nulla nel comunicato dell’Svr che abbia senso», commenta Pavel Povdig, massimo esperto di forze nucleari russe. Persino il quotidiano governativo Komsomolskaja Pravda sembra rendersene conto quando scrive che «soltanto ieri tutto questo sarebbe potuto essere liquidato come una bufala, il delirio di una nonna squilibrata». Poco importa la smentita all’unisono di Parigi, Londra e Kiev. Tanto basta a Medvedev per minacciare che «la Russia dovrà usare qualsiasi arma nucleare, anche non strategica, contro obiettivi in Ucraina che rappresentano una minaccia per il nostro Paese e, se necessario, anche contro i Paesi fornitori». Il consigliere presidenziale per la politica estera Jurij Ushakov osserva che l’atteggiamento russo nei confronti del processo negoziale potrebbe cambiare. «Ne parleremo con gli americani».

Putin, incontrando i vertici dell’Fsb, avverte che gli avversari di Mosca farebbero bene a capire come si concluderebbe un attacco con «componente nucleare» contro Mosca. Accusa inoltre Kiev e alleati di voler «distruggere il processo di pace» e di ricorrere al «terrore individuale e di massa» come dimostrerebbero l’attentato suicida alla stazione Savjolovskij di Mosca della notte prima e presunti preparativi per far saltare in aria i gasdotti nel Mar Nero. «C’è un’assoluta necessità di sconfiggere la Russia. Stanno cercando qualsiasi soluzione, qualsiasi. Si spingeranno fino a un punto estremo e poi se ne pentiranno».

Il dubbio è che il coro russo di accuse serva proprio a dilazionare i negoziati in corso. Dopo i round ad Abu Dhabi e a Ginevra, stando agli ucraini, se ne sarebbe dovuto tenere un quarto domani. Peskov però non conferma. Ma, come Ushakov, precisa che la Russia terrà conto delle rivelazioni dell’Svr «nei colloqui». Quanto all’Operazione militare speciale, la Russia, dice, «resta aperta» a raggiungere i suoi obiettivi «con mezzi politici e diplomatici», ma i suoi «interessi» saranno «garantiti in ogni caso». Quindi il conflitto «continua».

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