BRUXELLES – L’Europa e il G7 restano al fianco dell’Ucraina. Nel giorno del quarto anniversario dell’attacco russo, gli alleati di Kiev non si tirano indietro e Volodymyr Zelensky rimarca orgogliosamente che la «Russia non ha vinto» ma che per fermarla definitivamente è indispensabile consentire l’ingresso del suo Paese nell’Unione europea entro il 2027. Una richiesta che provoca qualche malumore e costringe la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Kiev con il presidente del Consiglio europeo António Costa, a spiegare che a questo riguardo non ci possono essere date certe.
«La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari – avvertono i vertici Ue – e non potendo avanzare sul campo di battaglia prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche. Gli ucraini sono formidabili nella loro forza d’animo, determinazione e resilienza». Anche i leader del G7 – Usa, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia – riaffermano il loro «incrollab…
BRUXELLES – L’Europa e il G7 restano al fianco dell’Ucraina. Nel giorno del quarto anniversario dell’attacco russo, gli alleati di Kiev non si tirano indietro e Volodymyr Zelensky rimarca orgogliosamente che la «Russia non ha vinto» ma che per fermarla definitivamente è indispensabile consentire l’ingresso del suo Paese nell’Unione europea entro il 2027. Una richiesta che provoca qualche malumore e costringe la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Kiev con il presidente del Consiglio europeo António Costa, a spiegare che a questo riguardo non ci possono essere date certe.
«La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari – avvertono i vertici Ue – e non potendo avanzare sul campo di battaglia prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche. Gli ucraini sono formidabili nella loro forza d’animo, determinazione e resilienza». Anche i leader del G7 – Usa, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia – riaffermano il loro «incrollabile sostegno all’Ucraina» esprimendo «il nostro continuo sostegno agli sforzi del presidente Trump per avviare un processo di pace».
Ribadire l’aiuto a Kiev in questo momento significa per l’Ue in primo luogo garantire gli aiuti per 90 miliardi, concordati dal Consiglio europeo di dicembre e ora bloccati dall’Ungheria. «Lasciatemelo dire con chiarezza cristallina – ha sottolineato von der Leyen – Sul prestito da 90 miliardi i 27 hanno dato la loro parola. Questa parola non può essere violata. Erogheremo il prestito in un modo o nell’altro. Abbiamo diverse opzioni e le utilizzeremo». E anche i “Volenterosi” proseguiranno nel loro sostegno militare.
Zelensky, però, chiede un impegno ulteriore: «È importante per noi ricevere una data chiara per l’adesione all’Ue. Se non ci sarà una data, Putin troverà un modo per bloccare l’Ucraina per decenni dividendo l’Europa». Anche perché quella del Cremlino è «una dittatura mentalmente instabile» e quindi dalle reazioni instabili e dai propositi violenti. Per questo, è l’auspicio di Zelensky, il 2027 dovrebbe essere l’anno dell’ingresso formale di Kiev nell’Unione. Un termine che, però, lascia piuttosto perplessi i leader del Vecchio Continente. «Non è possibile fissare date», chiarisce la presidente della Commissione. Ma, Costa tranquillizza, «il futuro dell’Ucraina risiede nell’Ue». Anche il Parlamento europeo si è espresso per appoggiare l’Ucraina fino alla sconfitta di Putin. Ma il voto non è stato unanime e i gruppi italiani si sono divisi in tre pezzi anche stavolta: hanno votato contro la risoluzione l’M5S e Vannacci, si sono astenuti gli europarlamentari di Lega e Avs, e Marco Tarquinio del Pd. Gli altri a favore.
Eppure, ha avvertito il Segretario generale della Nato Mark Rutte, «l’Ucraina ha bisogno di più aiuti, perché una promessa di aiuti non pone fine alla guerra. L’Ucraina ha bisogno di munizioni oggi e ogni giorno fino alla fine dei massacri».
Nel Vecchio Continente c’è un solo un Paese dichiaratamente in dissenso: l’Ungheria di Viktor Orbán. Il governo di Budapest anche in questa occasione continua a dire no al prestito da 90 miliardi a Kiev e alle nuove sanzioni contro Mosca. «L’Ucraina – ripete il governo magiaro – ha usato l’energia come arma interferendo nella campagna elettorale ungherese. Non cederemo alle pressioni, né da parte dell’Ucraina né da parte delle istituzioni Ue», fino a quando non sarà riattivato l’oleodotto Druzhba che porta in Ungheria il petrolio russo. Peccato che a bombardarlo siano state proprio le truppe del Cremlino.