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Usa, Jamieson Greer: “Avanti con i dazi, abbiamo un piano preciso e puniremo chi si oppone”

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Per il rappresentante americano al Commercio la linea del governo non cambia: “Tutti capiscono cosa vuole la Casa Bianca”
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WASHINGTON – Ma gli impegni che avevate preso con l’Unione europea sui dazi attraverso l’accordo siglato la scorsa estate in Scozia li manterrete? «Su questo stiamo lavorando». Così risponde a Repubblica il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, uscendo dall’aula della Camera dove il presidente Trump ha appena tenuto il discorso sullo stato dell’Unione, per incontrare i giornalisti nella “spin room” allestita dentro alla National Statuary Hall del Congresso. L’Italia però non deve farsi illusioni e pensare di poter concludere un accordo autonomo con gli Usa: «Per l’Unione europea discutiamo con la Commissione come un blocco unico».

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È deluso dalla decisione presa dalla Corte Suprema?

«Avevamo offerto una serie di percorsi legali per giustificare le nostre azioni, basati sulle deleghe concesse dal Congresso al presidente in tema di dazi, ad esempio con il Trade Act d…

WASHINGTON – Ma gli impegni che avevate preso con l’Unione europea sui dazi attraverso l’accordo siglato la scorsa estate in Scozia li manterrete? «Su questo stiamo lavorando». Così risponde a Repubblica il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, uscendo dall’aula della Camera dove il presidente Trump ha appena tenuto il discorso sullo stato dell’Unione, per incontrare i giornalisti nella “spin room” allestita dentro alla National Statuary Hall del Congresso. L’Italia però non deve farsi illusioni e pensare di poter concludere un accordo autonomo con gli Usa: «Per l’Unione europea discutiamo con la Commissione come un blocco unico».

(reuters)

È deluso dalla decisione presa dalla Corte Suprema?

«Avevamo offerto una serie di percorsi legali per giustificare le nostre azioni, basati sulle deleghe concesse dal Congresso al presidente in tema di dazi, ad esempio con il Trade Act del 1974 o il Trade Expansion Act del 1962. Diversi giudici di primo e secondo grado li hanno accettati, la Corte Suprema no».

Cosa succede ora ai Paesi che avevano già firmato accordi con voi?

«Stiamo lavorando con i nostri partner commerciali per aiutarli a comprendere il nuovo piano, mentre ricostruiamo il programma tariffario del presidente. Siamo molto fiduciosi che manterremo la stessa politica. Venerdì mattina abbiamo rimosso i dazi, venerdì sera la nuova architettura era già in funzione. Abbiamo tolto i dazi decretati il 2 aprile, ma la nuova linea è chiara. Abbiamo un paio di accordi che stavano per essere firmati e continueremo a lavorarci. I Paesi capiscono qual è la politica, sanno che non c’è davvero un cambiamento e continueremo ad andare avanti».

Ma gli europei non hanno fermato l’applicazione dell’accordo raggiunto in Scozia?

«Hanno sospeso solo un voto. Io sono in costante contatto con i miei omologhi della Commissione, che è completamente aggiornata. Vogliono assicurarsi di avere chiarezza su come si svolgeranno le cose, ma tutti sappiamo che un accordo è un accordo».

Quindi manterrete le promesse fatte in Scozia?

«È su questo che stiamo lavorando».

Però alcuni, come la Ue, hanno dazi del 15%, mentre altri, come la Gran Bretagna, del 10%. Come pensate di conciliarli?

«Al momento i nuovi dazi sono del 10%, ma il presidente ha l’autorità per farli salire al 15% e intende esercitarla. Nei prossimi giorni chiariremo come».

Chi li rifiuta subirà tariffe più pesanti?

«Sì. I Paesi che non vogliono un accordo non lo avranno, quindi subiranno dazi più alti. La mia impressione è che la gente voglia avere l’accordo. Vuole la stabilità commerciale con gli Usa e capisce come funziona la nostra politica e cosa vuole fare il presidente. Abbiamo lavorato in modo costruttivo con molti Paesi e non vediamo l’ora di continuare a collaborare con loro, mentre il presidente riporta la produzione manifatturiera in America»

Cosa farete per i rimborsi dei dazi illegali già riscossi?

«Dovremo vedere cosa diranno i tribunali, che determineranno il tempo, il luogo e il modo per fare queste cose. I democratici chiedono la restituzione dei soldi alle compagnie importatrici, ma così fanno contente le aziende straniere».

I nuovi dazi scadono comunque fra 150 giorni. Cosa farete dopo?

«Abbiamo diverse opzioni. La Section 122 ora in vigore; le investigazioni sulle pratiche commerciali basate sulla Section 301; le tariffe sull’alluminio basate sulla Section 232. Tutte queste sono aree dove il Congresso ha dato chiaramente la delega sui dazi al presidente, quindi siamo fiduciosi. Inevitabilmente ci saranno cause, perché accade sempre così, ma pensiamo di essere in una posizione solida».

La Corte Suprema ha scritto che comunque serve l’autorizzazione del Congresso per imporre le tariffe: la chiederete?

«Non serve, perché il Congresso ha già dato la delega al presidente».

Secondo i sondaggi gli americani sono contrari ai dazi. Non temete riflessi negativi sulle elezioni di midterm?

«Il presidente da decenni ha questa linea politica, grazie alla quale è stato eletto una prima volta, e una seconda a valanga. Ha prevalso soprattutto negli Stati del Midwest, grazie al voto delle vittime dell’iperglobalizzazione, quindi continuerà a fare quanto gli chiedono gli americani».

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