Parigi rinuncia alla richiesta di dimissioni di Albanese all'Onu, la replica: “Aspettavo scuse”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – La Francia fa dietrofront su Francesca Albanese. Dopo che il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot aveva promesso di chiedere la sua uscita di scena al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, la linea francese è diventata più prudente.
Nel dibattito a Ginevra l’ambasciatrice francese Céline Jurgensen si limita a denunciare «dichiarazioni estremamente problematiche» e a ricordare che chi parla sotto l’egida Onu, relatori speciali inclusi, deve rispettare «sobrietà, moderazione e discrezione». Il portavoce del Quai d’Orsay Pascal Confavreux aggiunge che le «provocazioni ripetute» dovrebbero spingere Albanese a lasciare spontaneamente.
Da parte sua l’inviata Onu rivendica di non avere alcuna intenzione di dimettersi. «Prendo atto che la diplomazia francese ha cambiato idea», commenta, aggiungendo però che avrebbe atteso «scuse» per gli «insulti duri e inaccettabili». E intanto la sua famiglia fa causa a Trump negli Usa contestando le sanzioni che il governo americano le ha impo…
PARIGI – La Francia fa dietrofront su Francesca Albanese. Dopo che il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot aveva promesso di chiedere la sua uscita di scena al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, la linea francese è diventata più prudente.
Nel dibattito a Ginevra l’ambasciatrice francese Céline Jurgensen si limita a denunciare «dichiarazioni estremamente problematiche» e a ricordare che chi parla sotto l’egida Onu, relatori speciali inclusi, deve rispettare «sobrietà, moderazione e discrezione». Il portavoce del Quai d’Orsay Pascal Confavreux aggiunge che le «provocazioni ripetute» dovrebbero spingere Albanese a lasciare spontaneamente.
Da parte sua l’inviata Onu rivendica di non avere alcuna intenzione di dimettersi. «Prendo atto che la diplomazia francese ha cambiato idea», commenta, aggiungendo però che avrebbe atteso «scuse» per gli «insulti duri e inaccettabili». E intanto la sua famiglia fa causa a Trump negli Usa contestando le sanzioni che il governo americano le ha imposto per il suo sostegno al perseguimento giudiziario dei leader israeliani e delle aziende internazionali coinvolte nella guerra a Gaza.