“El Mencho era davvero il criminale più potente del mondo. Nemmeno El Chapo nel suo momento migliore, aveva una rete criminale tanto estesa e così tanto denaro a disposizione”. Il giornalista Oscar Balderas conosce il mondo del narcotraffico: lo segue da anni, lo indaga, ne scrive sulle principali testate messicane e lo racconta nel podcast “Territorio Rojo/Nación Criminal”.
Fin dove si estendeva la rete di Nemesio Oseguera Cervantes?
“Era presente in più di 60 Paesi del mondo, Italia compresa dove era associato alle famiglie mafiose. Operava ovunque negli Stati Uniti e in tutti i 32 Stati del Messico. Oltretutto, nessun trafficante prima di lui aveva una fortuna vicina al miliardo di dollari”.
Che cosa lo distingueva da Joaquin El Chapo Guz…
“El Mencho era davvero il criminale più potente del mondo. Nemmeno El Chapo nel suo momento migliore, aveva una rete criminale tanto estesa e così tanto denaro a disposizione”. Il giornalista Oscar Balderas conosce il mondo del narcotraffico: lo segue da anni, lo indaga, ne scrive sulle principali testate messicane e lo racconta nel podcast “Territorio Rojo/Nación Criminal”.
Fin dove si estendeva la rete di Nemesio Oseguera Cervantes?
“Era presente in più di 60 Paesi del mondo, Italia compresa dove era associato alle famiglie mafiose. Operava ovunque negli Stati Uniti e in tutti i 32 Stati del Messico. Oltretutto, nessun trafficante prima di lui aveva una fortuna vicina al miliardo di dollari”.
Che cosa lo distingueva da Joaquin El Chapo Guzmán o dagli altri boss storici?
“Intanto l’uso delle droghe sintetiche come motore dello sviluppo economico del cartello. Secondo: ha introdotto, nelle azioni di violenza estrema, l’uso di droni esplosivi arrivati dall’Ucraina, mine antiuomo di ultima generazione, commando specializzati. Infine, si concepiva come un combattente dello Stato”.
Gli altri narcos no?
“Gli altri sostenevano di non essere nemici del governo. El Mencho, invece, lo rivendicava”.
Chi prenderà il suo posto alla guida dei Jalisco Nueva Generación?
“Alcuni indicano il figliastro, Juan Carlos Valencia, detto El 03, altri dicono Audias Flores, “El Jardinero”, uno dei suoi collaboratori più stretti. Sarà comunque una decisione che verrà presa all’interno del cartello. Se quell’accordo verrà rispettato, la minaccia di violenza sarà minima. In caso contrario, può generarsi un effetto simile alla guerra di Sinaloa, cioè un conflitto armato interno al cartello che dura da più di 500 giorni e che ha provocato l’aumento delle sparizioni e degli omicidi”.
È la prima volta che in Messico i maggiori cartelli della droga si ritrovano senza leader. Che cosa comporterà?
“Siamo passati dall’avere 7 grandi cartelli a più di 200 cellule armate che hanno la stessa origine, ma interessi in conflitto. Meno leadership verticali implica maggiore disordine e violenza”.
Per anni El Mencho ha tenuto un profilo basso, eppure anche lui, come El Chapo, è stato localizzato seguendo un’amante.
“El Mencho non si lasciava fotografare, non andava in ristoranti, non partecipava alle feste, viveva nel suo cerchio ristretto. Poi ha fatto un errore”.
Che ruolo hanno avuto gli Stati Uniti nella sua fine?
“L’esercito ha avuto la conferma che El Mencho si trovasse nel Country Club di Tapalpa grazie ai dati forniti dalla Dea statunitense”.
Cosa si sa della donna che era con lui prima dell’arrivo dei soldati?
“La voce è che sia donna dell’alta società di Jalisco, ma la sua identità è avvolta nel mistero”.
Per il Messico cosa significa la morte di El Mencho?
“Non è la fine del Cartél Jalisco Nueva Generación ma la fine dell’era del Mencho. Di fronte a questo, il cartello ha davanti a sé due scenari: unificarsi sotto una leadership comune e indiscutibile oppure frammentarsi in tribù che si affronteranno tra loro”.
E a livello politico?
“Nasceranno nuove articolazioni dei cartelli che cercheranno di finanziare campagne politiche per ottenere i favori dei governanti”.
A giugno Guadalajara ospiterà quattro partite del Mondiale di calcio. L’eliminazione del Mencho per la sicurezza è una buona notizia o no?
“Il Messico dispone della tecnologia degli Stati Uniti per prevenire qualsiasi attacco del crimine organizzato durante la Coppa, che ritengo poco probabile. Di sicuro oggi quello che era un rischio basso è innalzato a rischio medio. Comunque, il Messico è stato scelto dalla Fifa durante gli anni, tra il 2012 e il 2018, in cui il cartello di Jalisco ha avuto la crescita maggiore. Il suo dominio a Guadalajara non sono una sorpresa per i dirigenti del calcio mondiale”.
Il blitz di domenica scorsa contro il re dei narcos rappresenta un cambio di strategia della presidente Sheinbaum?
“La strategia di sicurezza della presidente aveva già compiuto una svolta rispetto alla linea precedente degli abrazos, no balazos, abbracci e non proiettili, che voleva dire andare alle cause della violenza senza scontrarsi con il crimine organizzato”.
Dove porta questa svolta?
“E’ avanzata verso la strategia della cero impunidad, cioè usare tecnologia e intelligence contro il crimine per operazioni chirurgiche contro i boss. Il caso del “Mencho” è la conferma che questa strategia si fa insieme agli Usa e proseguirà, almeno, per altri quattro anni”.
Con la morte di El Mencho, Trump smetterà di fare pressione sul governo messicano?
“La pressione continuerà. Meno, ma continuerà. Ci sono ancora 7 gruppi criminali messicani designati come terroristi che restano da distruggere. E questo è il lascito che Donald Trump cerca nei libri di storia, vuole essere ricordato come colui che ha sconfitto i cartelli della droga. Anche se ciò dovesse significare una maggiore violenza in Messico e in America Latina”.