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Scontro sulla barca americana colpita dalla marina cubana: “C’erano dei terroristi armati”

(afp)

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Secondo l’Avana le persone a bordo della barca intercettata puntavano a un cambio di regime. E arriva il sostegno di Mosca
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NEW YORK – Un motoscafo con dieci persone a bordo che si avvicina a una costa caraibica e finisce in un conflitto a fuoco poteva essere ridotta a una storia di gang. Ma quando di mezzo c’è Cuba tutto cambia: ogni barca è memoria, residuo della Guerra fredda, ricordo lontano di un tentato golpe. In più il motoscafo era registrato negli Stati Uniti, in Florida. Il governo cubano parla di «atto terroristico», il Cremlino si schiera con l’isola, mentre la procura federale della Florida ha aperto un’indagine sostenendo di non credere alla versione ufficiale.

L’episodio potrebbe alzare la tensione, già alta, tra Usa e Cuba. Secondo l’Avana, una vedetta della Guardia costiera si è avvicinata all’imbarcazione, a meno di due chilometri da Cayo Falcones, quando dal motoscafo sono partite raffiche che hanno ferito il comandante dell’unità militare. Gli agenti hanno risposto, uccidendo quattro persone e ferendone tre. Altre tre sono state arrestate. A bordo sarebbero state trovate armi e puntator…

NEW YORK – Un motoscafo con dieci persone a bordo che si avvicina a una costa caraibica e finisce in un conflitto a fuoco poteva essere ridotta a una storia di gang. Ma quando di mezzo c’è Cuba tutto cambia: ogni barca è memoria, residuo della Guerra fredda, ricordo lontano di un tentato golpe. In più il motoscafo era registrato negli Stati Uniti, in Florida. Il governo cubano parla di «atto terroristico», il Cremlino si schiera con l’isola, mentre la procura federale della Florida ha aperto un’indagine sostenendo di non credere alla versione ufficiale.

L’episodio potrebbe alzare la tensione, già alta, tra Usa e Cuba. Secondo l’Avana, una vedetta della Guardia costiera si è avvicinata all’imbarcazione, a meno di due chilometri da Cayo Falcones, quando dal motoscafo sono partite raffiche che hanno ferito il comandante dell’unità militare. Gli agenti hanno risposto, uccidendo quattro persone e ferendone tre. Altre tre sono state arrestate. A bordo sarebbero state trovate armi e puntatori militari, non compatibili con la prima versione della storia, secondo cui era il tentativo abborracciato di esuli cubani di liberare i parenti.

Sono stati identificati sette dei dieci passeggeri. Due di loro erano ricercati «per aver promosso e pianificato» atti terroristici. Un terzo, Galindo Sariol, ex prigioniero politico, in un’intervista del 2025 aveva invocato il cambio di governo a Cuba. Uno dei passeggeri uccisi si chiamava Michel Ortega Casanova e, secondo il fratello, era «ossessionato» dall’idea di liberare i cubani, a causa delle sofferenze subite sull’isola prima di fuggire negli Usa, dove era diventato cittadino americano e viveva da oltre vent’anni.

«La maggior parte dei fatti riportati arriva dai cubani. Verificheremo in modo indipendente e poi risponderemo in modo adeguato», ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di esuli. Il procuratore federale della Florida James Uthmeier è stato più esplicito: «Non ci possiamo fidare del governo cubano e faremo tutto quanto in nostro potere per mettere questi comunisti di fronte alle loro responsabilità». Il deputato repubblicano Carlos Gimenez, esule, ha aggiunto: «Le autorità Usa devono stabilire se qualcuna delle vittime fosse americana o residente legale negli Usa. Il regime deve essere relegato nella pattumiera della storia per i suoi innumerevoli crimini contro l’umanità».

L’Avana non ha arretrato davanti alle minacce. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha scritto sul social X: «Cuba non aggredisce e non minaccia nessuno, ma ribadisce che si difenderà con determinazione e fermezza davanti a qualsiasi aggressione terroristica e mercenaria che pretenda di influenzare la sua sovranità». Secondo il Cremlino la Guardia costiera «ha fatto quello che doveva fare» contro «cittadini cubani che volevano entrare nell’isola con armi in mano». Il tentativo più famoso resta l’invasione della Baia dei Porci nel ’61, quando l’operazione, guidata dalla Cia, fallì, portando alla resa di oltre 1.200 ribelli e all’uccisione di un centinaio. Trent’anni fa, il 24 febbraio ’96, l’aeronautica cubana abbattè due aerei leggeri gestiti da una organizzazione di esuli con sede a Miami. Morirono quattro persone. Quando il secondo aereo venne abbattuto, il pilota del Mig-29 gridò: «Patria o morte, bastardi».

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