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Iran, Trump: “Non voglio una soluzione militare ma a volte serve”. Annullati voli Istanbul-Teheran

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Italia, Francia e Germania confermano l’invito alla cautela ai propri cittadini in Israele. Gli Stati Uniti al personale non essenziale in Israele: “Lasciare il Paese, meglio se oggi”. Lunedì arriva Rubio. Londra ritira il personale diplomatico da Teheran
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I segnali non sono buoni, affatto. A parole Donald Trump lascia aperta la via diplomatica ribadendo di voler raggiungere un accordo sul nucleare iraniano, anche se si dice “non contento” di come sta procedendo il negoziato. Nei fatti, però, il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme è stato appena autorizzato a lasciare immediatamente lo Stato ebraico “perché la sicurezza è a rischio”. Non è un dettaglio.

La mossa del Dipartimento di Stato appare l'anticamera dell’attacco all’Iran, perché il regime degli ayatollah ha minacciato rappresaglia anche contro Israele se verrà colpito dai missili americani. Ed è solo in parte mitigata dalla notizia che il Segretario di Stato Marco Rubio lunedì sarà a Gerusalemme per discutere con Netanyahu della questione.

“Non ho ancora preso la decisione, non voglio ricorrere alla soluzione militare ma a volte bisogna farlo”, afferma il presidente americano prima di partire per il Texas. "Avremo altri colloqui sull’Iran oggi”, rife…

I segnali non sono buoni, affatto. A parole Donald Trump lascia aperta la via diplomatica ribadendo di voler raggiungere un accordo sul nucleare iraniano, anche se si dice “non contento” di come sta procedendo il negoziato. Nei fatti, però, il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme è stato appena autorizzato a lasciare immediatamente lo Stato ebraico “perché la sicurezza è a rischio”. Non è un dettaglio.

La mossa del Dipartimento di Stato appare l'anticamera dell’attacco all’Iran, perché il regime degli ayatollah ha minacciato rappresaglia anche contro Israele se verrà colpito dai missili americani. Ed è solo in parte mitigata dalla notizia che il Segretario di Stato Marco Rubio lunedì sarà a Gerusalemme per discutere con Netanyahu della questione.

“Non ho ancora preso la decisione, non voglio ricorrere alla soluzione militare ma a volte bisogna farlo”, afferma il presidente americano prima di partire per il Texas. "Avremo altri colloqui sull’Iran oggi”, riferendosi all’incontro tra il vice J.D.Vance con il ministro degli Esteri omanita, che ha il ruolo di mediatore.

Dopo il vertice a Ginevra di giovedì - terzo round della trattativa sul programma nucleare della Repubblica islamica, conclusosi con la promessa di rivedersi il prossimo lunedì a Vienna - la delegazione composta da Steve Witkoff e Jared Kushner è tornata a Washington per conferire con Trump e gli altri responsabili del dossier iraniano.

Il New York Times scrive che l’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, dopo l’annuncio dell’evacuazione autorizzata, ha detto al personale: “Non c’è motivo di farsi prendere dal panico, ma per chi desidera partire, è importante pianificare la partenza il prima possibile”. Il movimento nella sede diplomatica americana e l’arrivo della portaerei Gerald Ford al largo delle coste di Israele sono stati interpretati in un modo solo da molti governi: il dispositivo militare è pronto, l’attacco può avvenire in qualsiasi momento.

Non per caso, dunque, Cina e Polonia invitano i loro cittadini a lasciare subito Iran, Libano e Israele “perché il rischio escalation è elevato e lo spazio aereo potrebbe essere presto chiuso”; il Regno Unito ritira temporaneamente il personale diplomatico da Teheran; Italia, Francia e Germania lanciano inviti alla cautela a chi si trova in Israele; la Turchia cancella i voli sulla rotta Istanbul-Teheran.

Un carosello di spie rosse che si accendono sul Medio Oriente e che non possono che inquietare. A cui se ne aggiunge una, forse persino più decisiva, su Washington.

Per martedì, infatti, al Congresso è previsto il voto della risoluzione sul War Powers Act che può togliere a Trump il potere di lanciare attacchi contro altri Paesi senza l’autorizzazione dei legislatori americani. C’è chi scommette che il presidente americano premerà il bottone prima, per evitare di ritrovarsi nella situazione di non poterlo più fare dopo.

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