L’accordo non c’è, le posizioni tra Iran e Stati Uniti sui punti chiave sono ancora distanti, ma il negoziato sul nucleare va avanti. Il terzo round di colloqui, tenutosi a Ginevra con la mediazione del ministro degli Esteri dell’Oman, si è concluso con la promessa di un incontro lunedì nella sede dell’Agenzia atomica a Vienna, per discutere «il quadro e alcuni aspetti tecnici». L’attacco americano non è affatto scongiurato, anzi: lo schieramento di portaerei e caccia bombardieri, come non si vedeva dalla guerra in Iraq, è pienamente operativo e attende solo l’ordine di Trump. E tuttavia, il tentativo diplomatico sembra avere una qualche chance.
A stare a quanto riferisce a tarda sera il ministro omanita Badr al-Busaidi, infatti, «ci sono stati progressi significativi». Progressi confermati dalla controparte iraniana: «L’incontro è stato uno dei più seri finora, entrambi vogliamo arrivare a una soluzione», dichiara il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. «Siamo entrati nei dettagli …
L’accordo non c’è, le posizioni tra Iran e Stati Uniti sui punti chiave sono ancora distanti, ma il negoziato sul nucleare va avanti. Il terzo round di colloqui, tenutosi a Ginevra con la mediazione del ministro degli Esteri dell’Oman, si è concluso con la promessa di un incontro lunedì nella sede dell’Agenzia atomica a Vienna, per discutere «il quadro e alcuni aspetti tecnici». L’attacco americano non è affatto scongiurato, anzi: lo schieramento di portaerei e caccia bombardieri, come non si vedeva dalla guerra in Iraq, è pienamente operativo e attende solo l’ordine di Trump. E tuttavia, il tentativo diplomatico sembra avere una qualche chance.
A stare a quanto riferisce a tarda sera il ministro omanita Badr al-Busaidi, infatti, «ci sono stati progressi significativi». Progressi confermati dalla controparte iraniana: «L’incontro è stato uno dei più seri finora, entrambi vogliamo arrivare a una soluzione», dichiara il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. «Siamo entrati nei dettagli dell’accordo, sia per quanto riguarda il nucleare, sia sulle sanzioni».
Secondo il poco che trapela, l’Iran ha respinto l’idea americana di abbandonare del tutto il programma nucleare, smantellando i tre siti di Fordow, Natanz e Isfahan, e spostando fuori dal Paese le 10 tonnellate di scorte di uranio arricchito. Teheran, che cerca di non mettere sul tavolo la questione dei missili a lungo raggio che minacciano Israele, vuole salvare lo sviluppo dell’energia atomica «per usi civili». Washington potrebbe anche accettare che la Repubblica islamica mantenga una soglia di arricchimento inferiore al 5 per cento, solo però in presenza di garanzie certe. Che al momento non ci sono e infatti il Wall Street Journal sottolinea la lontananza tra le posizioni.
A Ginevra ci sono state due sessioni, una mattutina e una pomeridiana, a cui ha partecipato anche il capo dell’Agenzia atomica Rafael Grossi. Si sono tenute in due formati: indiretto, col ministro al-Busaidi che ha consegnato messaggi e ha fatto la spola tra due stanze, e diretto, col faccia a faccia tra americani e iraniani. Durante la pausa, alcune fonti hanno riferito al sito americano Axios che gli inviati di Trump, Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, erano «delusi» dalle proposte iraniane sulle garanzie di non stare costruendo la bomba atomica. In seguito però lo stesso reporter autore dell’articolo ha scritto che una fonte Usa qualificata, al termine dei lavori, ha definito i colloqui «positivi».